Atletica Leggera

Atletica, incredibile Thiago Braz: batte Lavillenie nell'asta. Nei 400 la Miller vince col tuffo

Il salto vincente di Thiago Braz (reuters)
Primo oro brasiliano dopo una esaltante sfida contro il francese primatista del mondo. Emozionante epilogo del giro di pista donne: mai in gara la Grenot, ottava. Rudisha bissa il titolo negli 800, primato del mondo della Wlodarczyk nel martello
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RIO DE JANEIRO - Atletica meravigliosa, piena di scrigni contenenti gioielli che nessuno immaginava fossero lì nascosti, aspettando che qualcuno li trovasse, se ne accorgesse. E pensate: il Brasile si prende la scena. D'improvviso. Ma attenti: nell'atletica non s'improvvisa niente, nemmeno il millimetri dei chiodi sotto le scarpe. Il  pubblico s'infiamma. Sensazionale gara dell'asta, sembra destinata a Lavillenie che è salito tanto, invece se la prende Thiago Braz Da Silva, sostenuto da una torcida infiammata (e anche un po' scorretta con Lavillenie), spinto dall'amore della gente a salire sino a 6,03 (Lavillenie sbaglierà a 6,08). In serata allo Stadio Olimpico l'emozione aveva già cominciato a diffondersi. E' successo quando verso le otto (l'una di notte in italia) sono tornati in pista i campioni di ieri, ma ieri nel senso di ieri, per la precisione ieri notte: c'erano le premiazioni dei 400 dei 100.
 
Scena bellissima, di riconoscenza, il pubblico si commuove. Onora Bolt e acclama, cosa che si era dimenticato di fare ventiquattrore prima per distrazione o perché alla fine quasi tutti stavano aspettando la finale del giamaicano, Wayde Van Niekerk. Rivederli lì sotto, in tuta, è stata l'occasione per riflettere altri due minuti su quante cose accomunino questi due formidabili personaggi: l'amicizia maturata durante gli allenamenti a Kingston, l'essere proprietari di vari record, quelli cronometrici ma non solo. Bolt è il primo a vincere tre ori olimpici nei 100, Van Niekerk il primo uomo a scendere sotto i 44" nei 400 (ora ha anche il record del mondo), sotto i 20" nei 200 e sotto i 10" nei 100. La premiazione del sudafricano ci ha anche fatto ripensare a come il ragazzo abbia corso la gara di ieri. Ecco i passaggi ogni 100 metri: 10"7, 20"5, 31"0 e 43" (aggiungete i tre centesimi). Ossia ha corso quattro volte i 100 in questi tempi: 10"7, 9"8, 10"5, 12". Ha cambiato la storia di questa specialità trascinando gli altri e trasformando la finale dei 400 di Rio in qualcosa di spaventosamente unico: tutti e gli otto finalisti sono arrivati con tempi sotto i 45". E per vincere è ricorso a un metodo semplicissimo: ha corso come si deve correre un 400 quando sei un campione. E Van Niekerk ha anche aperto una nuova era: in cui sarà emozionante discutere su quanto durerà il muro dei 42".
 
Per star dietro allo spettacolo di Bolt e Van Niekerk, David Rudisha ha fatto quanto poteva per tornare ad essere quello del record del mondo di Londra negli 800 (allora 1'40"91). Ma Rudisha dopo quel record e quella memorabile giornata inglese non è più stato lo stesso. Ha avuto tanti guai fisici. Non si è mai più avvicinato a quel tempo. In tutti questi anni è stato più fuori a curarsi che dentro a gareggiare. E quando vinse ai Mondiali di Pechino lo scorso anno ci riuscì a fatica e con 1'45"84. Ha aspettato Rio. Ha confermato l'oro con 1'42"15, a modo suo un gran tempo. Del resto come Bolt, Rudisha, kenyano colto e pacato, sa che non avrà mai più nelle gambe quel tempo. Quindi anche lui ha imparato a vincere di testa, di tattica, non può più partire davanti e finire davanti come a Londra, non può più fare la lepre di se stesso. Deve distribuire in un altro modo. Stasera la lepre (non dichiarata) gliel'ha fatto il suo connazionale Kipketer, ai 500 Rudisha è passato, ai 200 e scattato e non l'hanno più preso (secondo l'algerino Makhloufi con 1'42"61 e terzo il giovane e promettente americano Clayton Murphy 1'42"93). "Una delle cose più difficili e gratificanti", dice David difendere il titolo di Londra dopo quattro anni. A Londra ero più in forma e più convinto dei miei mezzi, qui ho avuto tante sfide in pista, ogni quattro anni cambiano i rivali, in questa finale ero l'unico rimasto di quella di Londra. Ma soprattutto dovevo capire io stesso cosa era cambiato dentro di me in questi ultimi tre anni complicati per me e per alcune parti del mio corpo, con tutti quegli infortuni"
 
Nei 400 femminili si è confermata la moda della serata: il tuffo sul traguardo. La bahamense Miller ha rintuzzato la rimonta di Allyson Felix e proprio a due metri dalla fine si è tuffata fingendo una caduta o non fingendo neppure (la regola è che devi passare il traguardo col torace sopra il metro e ventidue). L'aveva fatto anche il brasiliano Joao Vitor De Oliveira, guadagnandosi l'accesso diretto alle semifinali. La Miller ha vinto con 49"44, seconda la Felix con 49"51, terza la giamaicana Shericka Jackson con 49"85. Libania non c'era. Sembrava già soddisfatta. E' partita forte ma ha perso entusiasmo e forse concentrazione quando si è accorta che se anche avesse spinto negli ultimi ottanta metri sarebbe comunque arrivata settima. Ed è finita ultima con un tempo da "appagata". Lei stessa conferma: "Ho raggiunto il mio obiettivo, la finale olimpica. Potevo fare di più stasera? Forse. Ma forse anche no. Forse stasera doveva andare così".
 
Italia non brillante in giornata: escono tutti. La Hooper nei 200, Floriani e Bamoussa nei 300 siepi e per sette centimetri Fabrizio Donato non è riuscito ad aggrapparsi alla sua ultima finale, colpa anche di un nullo millimetrico: era un salto che gli avrebbe garantito la qualificazione. Esce anche la Caravelli nei 400 hs, dove invece raggiungono la semifinale la ritrovata Pedroso (dopo l'intervento chirurgico e una faticosa convalescenza) e la splendida entusiasta e brava Forolunso.
 
Anche oggi l'atletica, che appare di un ottimo livello, molto più che a Pechino lo scorso anno, ha regalato un record: quello della polacca Anita Wlodarczyk, che per due volte va oltre il suo precedente primato. Adesso il martello femminile che è arrivato più lontano bisogna andarlo a cercare a 82,29 dal punto di lancio. E per un momento anche la kenyana del Bahrein Jebet sembrava che potesse fare il nuovo record dei 3000 siepi: ma le sono mancate le forze negli ultimi quaranta metri, dopo una gara straordinaria, simile a quella della Ayana. Doveva battere l'8'58"81 della russa Galkina ottenuto a Pechino 2008. Ci è andata vicinissimo: 8'59"75.