Atletica, Drouin oro nell'alto sotto gli occhi di Tamberi. Nei 1500 sconfitta la Dibaba
dal nostro inviato ENRICO SISTIIl canadese si impone con 2,38 nella gara che avrebbe avuto come sicuro protagonista l'infortunato azzurro. L'etiope conferma una stagione difficile. Nei 110 ostacoli vince il giamaicano McLeod, nelle semifinali dei 200 è già duello tra Thompson e Schippers
RIO DE JANEIRO - L'alto cattura l'attenzione perché non c'è Tamberi: però i suoi amici sono brava gente e fanno il possibile per non farlo rimpiangere. Vince il canadese Drouin con 2,38 ("sapevo", dice Gimbo, "che la misura per l'oro sarebbe stata più o meno quella"). Un po' di rimpianto c'è. Molto rimpianto. Ma dal rimpianto all'entusiasmo di una promettente convalescenza piena di luce e di futuro è breve: "Ora il 21 torno in Italia, non passo neppure da casa, vado direttamente a Pavia dal prof. Benazzo che mi ha operato. Mi toglierò il gesso e resterò da lui per due settimane per una prima rieducazione guidata. Poi tornerò ad Ancona". I primi due mesi in questi casi saranno di riavvicinamento alla normalità, camminata, corsetta quando sarà possibile, piccolo potenziamento, kinesi, terapie antiinfiammatorie, lavori attenti su possibili aderenze, mobil…
RIO DE JANEIRO - L'alto cattura l'attenzione perché non c'è Tamberi: però i suoi amici sono brava gente e fanno il possibile per non farlo rimpiangere. Vince il canadese Drouin con 2,38 ("sapevo", dice Gimbo, "che la misura per l'oro sarebbe stata più o meno quella"). Un po' di rimpianto c'è. Molto rimpianto. Ma dal rimpianto all'entusiasmo di una promettente convalescenza piena di luce e di futuro è breve: "Ora il 21 torno in Italia, non passo neppure da casa, vado direttamente a Pavia dal prof. Benazzo che mi ha operato. Mi toglierò il gesso e resterò da lui per due settimane per una prima rieducazione guidata. Poi tornerò ad Ancona". I primi due mesi in questi casi saranno di riavvicinamento alla normalità, camminata, corsetta quando sarà possibile, piccolo potenziamento, kinesi, terapie antiinfiammatorie, lavori attenti su possibili aderenze, mobilizzazione dell'articolazione. Quando la caviglia sarà sbloccata Gimbo comincierà a riassaporare l'allenamento vero, anche se graduale. Ma niente salto in alto. Per ritrovare l'elasticità e l'efficienza dei piedi magari si dedicherà al lungo e al triplo, sempre a ritmi blandi: "Solo a gennaio forse riprenderò a saltare in alto, inutile accelerare i tempi". Già, i tempi sono solo quelli biologici e mai come adesso bisogna ascoltare il corpo (anche più dei medici).
Tamberi sapeva che avrebbe vinto Drouin. Bondarenko aveva pochi salti, non stava bene e forse se li è pure giocati male, passando alla misura di 2,36 che forse sarebbe potuta diventare decisiva, se superata, negli equilibri della gara. Quando Drouin ha saltato 2,38 al primo tentativo, sia Bondarenko che Barshim sono andati a tappeto. Psicologicamente recuperare quella gara per loro era come arrampicarsi su un muro senza mani. Nei 1500 femminili Genzebe Dibaba ha perso. E' stata la dominatrice per due anni di quasi tutte le distanze, anche spurie, fra 1500 e 5000. Quest'anno però non è mai andata forte e due mesi fa gli hanno pure arrestato l'allenatore in Spagna per possesso di doping. Ha vinto la kenyana Kipyegon, tempo altissimo, gara tatticissima, fra mille paure e fragilità: 4'08"92. Nei 110 hs, come da pronostico, l'oro l'ha vinto il giamaicano brutto a vedersi Omar McLeod, in forma a inizio stagione, poi in calo preoccupante, oltre il fisiologico calo fra un picco e l'altro di massima condizione, infine di nuovo accettabile per l'evento più importante: ma non è mai più sceso sotto i 13" e anche a Rio, per diventare campione olimpico, gli è bastato un discreto 13"05, che però non è tempo clamoroso nella specialità che negli ultimi hanno ci ha regalato quasi sempre finali con tempi eccellenti sotto i 13" (perché i protagonisti erano in grado di farlo abitualmente, non questi).
Solita delusione per i francesi, soprattutto Pascal Martinot-Lagarde. Almeno Bascou si è preso il bronzo senza brillare (secondo il cubano naturalizzato spagnolo Ortega). Nelle semifinali dei 200 femminili Dafne Schippers e Elaine Thompson, le candidate all'oro (oro e argento a Pechino lo scorso anno), si sono ritrovate insieme nella prima semifinale, una accanto all'altra peraltro. Vagamente assurdo. E' stata come una finale anticipata. L'hanno corsa seriamente sino alla fine per vincere e guadagnarsi una corsia buona per la finale di mercoledì (alle 3.30 ora italiana). E ha vinto la Schippers con un ottimo 21"96. Bello che in finale sia entrata anche Ivet Lalova-Collio. Una che resiste al tempo e continua a fare tempi vivendo a Rieti con suo marito, allenata dall'allenatore che fu di suo marito Simone quando Simone ancora correva (Bonomi). Nei 400 hs Forolunso e Pedroso, coraggiose e entusiaste, non sono riuscite a centrare la finale, ma non era alla loro portata. La loro finale era la semifinale. In mattinata oro per la Perkovic nel disco. La stra-favorita croata ha dato due metri e mezzo alla seconda, la francese Robert-Michon (69,21 contro 66,73). Terza la cubana Caballero. Grande come sempre Christian Taylor nel triplo: vince sempre quando serve, quando serve lui c'è. Oro in una finale sistemata in un orario assurdo (9.30 del mattino brasiliano) con 17,86 al primo salto. Dietro, il suo amico americano Claye (17,76) e bronzo per il cinese Dong (17,58). Gara con tre atleti in forma e comunque di altissimo livello. Il resto mancia. Non c'era Pichardo. E' apparsa finalmente la Klishina, dopo il tira e molla fra Iaaf, Cio, Tas, Tass, Russia, Usada, Wada. Aveva gli occhi lucidi, Darya la russa superstite, perché si è qualificata per la finale del lungo vestendo la maglia della Russia e non di un fantomatico paese del Cio: "E' dura essere da sola, però ci sono. Sono le mie prime olimpiadi. E quella della esclusione del mio team è una vicenda oscura".
Tamberi sapeva che avrebbe vinto Drouin. Bondarenko aveva pochi salti, non stava bene e forse se li è pure giocati male, passando alla misura di 2,36 che forse sarebbe potuta diventare decisiva, se superata, negli equilibri della gara. Quando Drouin ha saltato 2,38 al primo tentativo, sia Bondarenko che Barshim sono andati a tappeto. Psicologicamente recuperare quella gara per loro era come arrampicarsi su un muro senza mani. Nei 1500 femminili Genzebe Dibaba ha perso. E' stata la dominatrice per due anni di quasi tutte le distanze, anche spurie, fra 1500 e 5000. Quest'anno però non è mai andata forte e due mesi fa gli hanno pure arrestato l'allenatore in Spagna per possesso di doping. Ha vinto la kenyana Kipyegon, tempo altissimo, gara tatticissima, fra mille paure e fragilità: 4'08"92. Nei 110 hs, come da pronostico, l'oro l'ha vinto il giamaicano brutto a vedersi Omar McLeod, in forma a inizio stagione, poi in calo preoccupante, oltre il fisiologico calo fra un picco e l'altro di massima condizione, infine di nuovo accettabile per l'evento più importante: ma non è mai più sceso sotto i 13" e anche a Rio, per diventare campione olimpico, gli è bastato un discreto 13"05, che però non è tempo clamoroso nella specialità che negli ultimi hanno ci ha regalato quasi sempre finali con tempi eccellenti sotto i 13" (perché i protagonisti erano in grado di farlo abitualmente, non questi).
Solita delusione per i francesi, soprattutto Pascal Martinot-Lagarde. Almeno Bascou si è preso il bronzo senza brillare (secondo il cubano naturalizzato spagnolo Ortega). Nelle semifinali dei 200 femminili Dafne Schippers e Elaine Thompson, le candidate all'oro (oro e argento a Pechino lo scorso anno), si sono ritrovate insieme nella prima semifinale, una accanto all'altra peraltro. Vagamente assurdo. E' stata come una finale anticipata. L'hanno corsa seriamente sino alla fine per vincere e guadagnarsi una corsia buona per la finale di mercoledì (alle 3.30 ora italiana). E ha vinto la Schippers con un ottimo 21"96. Bello che in finale sia entrata anche Ivet Lalova-Collio. Una che resiste al tempo e continua a fare tempi vivendo a Rieti con suo marito, allenata dall'allenatore che fu di suo marito Simone quando Simone ancora correva (Bonomi). Nei 400 hs Forolunso e Pedroso, coraggiose e entusiaste, non sono riuscite a centrare la finale, ma non era alla loro portata. La loro finale era la semifinale. In mattinata oro per la Perkovic nel disco. La stra-favorita croata ha dato due metri e mezzo alla seconda, la francese Robert-Michon (69,21 contro 66,73). Terza la cubana Caballero. Grande come sempre Christian Taylor nel triplo: vince sempre quando serve, quando serve lui c'è. Oro in una finale sistemata in un orario assurdo (9.30 del mattino brasiliano) con 17,86 al primo salto. Dietro, il suo amico americano Claye (17,76) e bronzo per il cinese Dong (17,58). Gara con tre atleti in forma e comunque di altissimo livello. Il resto mancia. Non c'era Pichardo. E' apparsa finalmente la Klishina, dopo il tira e molla fra Iaaf, Cio, Tas, Tass, Russia, Usada, Wada. Aveva gli occhi lucidi, Darya la russa superstite, perché si è qualificata per la finale del lungo vestendo la maglia della Russia e non di un fantomatico paese del Cio: "E' dura essere da sola, però ci sono. Sono le mie prime olimpiadi. E quella della esclusione del mio team è una vicenda oscura".