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Atletica, Bolt in finale scherzando: eliminato Gatlin. Tra le donne la regina è la Thompson

Usain Bolt scherza De Grasse (afp)
Goliardico finale del giamaicano, che fa 19''78 ma arriva facendo una gag con il canadese De Grasse. Tra le donne la giamaicana batte l'olandese Schippers. Nelle siepi Jager argento tra i dominatori keniani
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RIO DE JANEIRO - Inchiodare il cronometro a 19''78 e 19''80 tra gag e sorrisi. Un Usain Bolt in stile 'avanspettacolo' trova la classica spalla: è il canadese Andre De Grasse, che si conferma l'uomo emergente della specialità candidandosi ad un posto di primissimo piano per la finale. Il fuoriclasse giamaicano vince la sua semifinale sfoderando un suo classico negli ultimi 20 metri: rallentamento, controllo e -nella fattispecie- anche goliardia. La proiezione in vista dell'ultimo atto, dove Bolt scherzerà solo dopo il traguardo, lascia ipotizzare il classico tempone. E lui sottoscrive:  "Penso di poter provare il record del mondo. Lo sento. Devo correre solo in maniera più efficiente. Essere nella sesta o nella settima corsia potrebbe essermi utile per correre nel modo più liscio possibile". Attendendo l'epilogo, si respira già aria da cambio generazionale. De Grasse &egrav…
RIO DE JANEIRO - Inchiodare il cronometro a 19''78 e 19''80 tra gag e sorrisi. Un Usain Bolt in stile 'avanspettacolo' trova la classica spalla: è il canadese Andre De Grasse, che si conferma l'uomo emergente della specialità candidandosi ad un posto di primissimo piano per la finale. Il fuoriclasse giamaicano vince la sua semifinale sfoderando un suo classico negli ultimi 20 metri: rallentamento, controllo e -nella fattispecie- anche goliardia. La proiezione in vista dell'ultimo atto, dove Bolt scherzerà solo dopo il traguardo, lascia ipotizzare il classico tempone. E lui sottoscrive:  "Penso di poter provare il record del mondo. Lo sento. Devo correre solo in maniera più efficiente. Essere nella sesta o nella settima corsia potrebbe essermi utile per correre nel modo più liscio possibile". Attendendo l'epilogo, si respira già aria da cambio generazionale. De Grasse è presente e futuro, Bolt ha già detto che questa sarà l'ultima Olimpiade e l'arcirivale del giamaicano, Justin Gatlin, manca la sfida finale al rivale. Lo statunitense, argento nei 100 ma che sulla doppia distanza era sembrato meno brillante del solito, chiude solo al terzo posto la sua batteria con il tempo di 20"13. Prima di lui il panamense Alonso Edward (20"07) e l'olandese Churandy Martina (20"10), che si rifà con gli interessi della delusione all'Europeo di Amsterdam, quando fu squalificato per invasione di corsia. Nella stessa semifinale anche l'azzurro Matteo Galvan, ottavo in 20"88 ed al quale oggettivamente non era lecito chiedere di più. Senza Gatlin, cercasi quindi terzo uomo per la finale: l'accredidato potrebbe essere Lashawn Merritt, che desta notevole impressione in una prova che vede il ritorno ad alti livelli del francese Christophe Lemaitre, finalista dopo un paio di stagioni a vuoto. Aspettando il re dei 200, viene incoronata la regina. Elaine Thompson fa doppietta bissando la vittoria sui 100. La velocista giamaicana, con il crono di 21"78, precede la sconfitta di giornata, Dafne Schippers (21"88). La bionda olandese comunica la sua delusione con il linguaggio dei segni: lei, solitamente pacata, si lascia andare ad un gesto di stizza insolito. Certo, l'argento è un ottimo risultato e la Thompson di questi Giochi è difficilmente battibile, ma chi si presenta con il biglietto da visita di campionessa del mondo punta al massimo. Per gli amanti della statistica, sfuma l'eventualità di tornare a quell'oro bianco al femminile che manca dalla vittoria a Mosca 1980 di Barbel Eckert. Detto del terzo posto dell'americana Tori Bowie (22"15), qualche dettaglio sulla gara. La Thompson costruisce la vittoria sulla cosa che sa fare meglio, la partenza: la Schippers è brava a rimettersi in carreggiata sul rettilineo finale, ma ormai era troppo tardi. Nell'annunciato deserto azzurro dell'atletica, consoliamoci almeno con un cognome dal suono familiare: Tianna Bartoletta, statunitense sposata ad un italiano, vince con la misura di 7,17 il salto in lungo. Argento per la connazionale Brittney Reese (7,15), bronzo alla serba Ivana Spanovic (7,08). Statuntensi anche i 100 ostacoli donne, dove addirittura c'è il tris a stelle e strisce: Anna Rollins (12"48) si impone su Nia Ali (12"59) e Kristi Castlin (12"61) in una gara orfana della campionessa del mondo Kendra Harrison -anche lei americana- fatta fuori nei trials.

In mattinata Evan Jager, la stella bianca delle 3000 siepi, aveva spaventato gli africani. L’americano dal cognome tedesco corre con la solita classe e una personalità tale da rasentare la strafottenza, 'osando' infilarsi nel podio di un 3000 siepi olimpico dominato dagli africani, praticamente di proprietà privata del Kenya. Basta pensare che negli ultimi 32 anni gli uomini degli altipiani hanno conquistato tutti gli ori disponibili, occupando complessivamente 16 podi sui 24 a disposizione. E' così anche stavolta, con la vittoria di Conselus Kipruto (8'03"28), nuovo record olimpico e il terzo posto di un Ezekiel Kemboi che conferma i dubbi sulla sua condizione, emersi con un ritmo di gara molto alto. In mezzo però stavolta c'è Evan il biondo: Brian Diemer (Los Angeles 1984), Mark Rowland (Seul 1988) e Alessandro Lambruschini (Atlanta 1996) avevano preso il bronzo, lui oltre alle siepi scala un altro gradino e si prende l'argento.

Il Kenya fa storia però anche al contrario, non portanto alcun rappresentante nella finale dei 5000. Il migliore, Ndiku Caleb Mwangangi, sesto nella prima batteria, è rimasto fuori per appena 61 centesimi. Un keniano non lottava nell'oro di specialità da Montreal 1976, quando però quasi tutti i paesi africani non andarono per il noto boicottaggio.