RIO DE JANEIRO - Sì o no, inseguire ancora il sogno del riscatto alle Olimpiadi o arrendersi a una sentenza che ne chiuderebbe per sempre la carriera. Tra poche ore il Tas metterà la parola fine sulla vicenda di Alex Schwazer. Il marciatore altoatesino però spera ancora in una sorpresa, nonostante tutte le indicazioni facciano pensare a una nuova, lunga squalifica. E all'aeroporto di Fiumicino, in attesa di imbarcarsi sul volo in partenza alle 21.50 per Rio, lo ribadisce: "Sono fiducioso, motivato, abbiamo delle prove che secondo me sono molto convincenti e mi aspetto che ci diano ragione. Per questo sono qui, con due valigie grandi, in partenza per Rio. Per gareggiare". Accanto a lui, l'allenatore Sandro Donati, che lo aiuta a imbarcare al gate Alitalia la bicicletta per allenarsi.
Il sogno di ripetere l'impresa di Pechino 2008, quando sorprese il mondo aggiudicandosi la medaglia d'oro della marcia, è ancora vivo: "Se gareggerò farò ancora meglio". L'abbigliamento - maglia sportiva e pantaloncini, tutto rigorosamente azzurro Italia - sembra esplicitare i suoi propositi: "Sono innocente - insiste Schwazer - non ho niente da nascondere e non ho mai più fatto uso di doping, né uso di altri metodi proibiti. Io ho già detto quello che penso: ora bisogna vedere solo se ci daranno ragione. L'ultimo mese e mezzo per me è stato un inferno, ma non ho mai perso un giorno di allenamento e sono pronto per gareggiare. Altrimenti non andrei a Rio, sarei rimasto a casa, magari aspettando il dibattito a Losanna, dopo le Olimpiadi".
Il sogno di ripetere l'impresa di Pechino 2008, quando sorprese il mondo aggiudicandosi la medaglia d'oro della marcia, è ancora vivo: "Se gareggerò farò ancora meglio". L'abbigliamento - maglia sportiva e pantaloncini, tutto rigorosamente azzurro Italia - sembra esplicitare i suoi propositi: "Sono innocente - insiste Schwazer - non ho niente da nascondere e non ho mai più fatto uso di doping, né uso di altri metodi proibiti. Io ho già detto quello che penso: ora bisogna vedere solo se ci daranno ragione. L'ultimo mese e mezzo per me è stato un inferno, ma non ho mai perso un giorno di allenamento e sono pronto per gareggiare. Altrimenti non andrei a Rio, sarei rimasto a casa, magari aspettando il dibattito a Losanna, dopo le Olimpiadi".