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Scherma, Garozzo è d'oro nel fioretto: "Mi sono sentito Pelè"

Il fiorettista di Acireale supera nella finalissima del torneo di Rio l'americano Massialas per 15-11: "Non sono stato il 200°? Chissene frega, godo lo stesso. E appena torno a Acireale solo calcetto per un mese"
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RIO DE JANEIRO - "Questa sera mi sono sentito Pelè", e se si può vivere un momento così, di puro delirio, è giusto lasciarsi andare. Campione olimpico a Rio de Janeiro, a ventiquattro anni appena compiuti (il 4 agosto): Daniele Garozzo è il primo fiorettista italiano d'oro vent'anni dopo Puccini ad Atlanta: "È successo qualcosa di incredibile, essere al livello di uno come "Puccio" è assurdo. Sono la persona più felice del mondo. Sono impazzito, quando ho visto che si è accesa la lampadina. Non volevo crederci". Ma per pochi minuti, Daniele da Acireale, fratello minore dello spadista Enrico, ha rischiato di essere la duecentesima medaglia d'oro della storia olimpica italiana, bruciato di poco dal judoka Basile: "Ma non ci pensavo tanto, non sapete quant'è bello essere la medaglia numero 201". La finale vinta 15-11 su Alexander Massialas si pu&og…
RIO DE JANEIRO - "Questa sera mi sono sentito Pelè", e se si può vivere un momento così, di puro delirio, è giusto lasciarsi andare. Campione olimpico a Rio de Janeiro, a ventiquattro anni appena compiuti (il 4 agosto): Daniele Garozzo è il primo fiorettista italiano d'oro vent'anni dopo Puccini ad Atlanta: "È successo qualcosa di incredibile, essere al livello di uno come "Puccio" è assurdo. Sono la persona più felice del mondo. Sono impazzito, quando ho visto che si è accesa la lampadina. Non volevo crederci". Ma per pochi minuti, Daniele da Acireale, fratello minore dello spadista Enrico, ha rischiato di essere la duecentesima medaglia d'oro della storia olimpica italiana, bruciato di poco dal judoka Basile: "Ma non ci pensavo tanto, non sapete quant'è bello essere la medaglia numero 201". La finale vinta 15-11 su Alexander Massialas si può riavvolgere partendo da un momento triste, l'eliminazione dell'amico Giorgio Avola che nei quarti conduceva 14-8 sull'americano: "Nell'ultima prova di Coppa del mondo Massialas mi ha fatto fare la stessa fine. Ero in vantaggio 12-5 con lui nei quarti, ed ho perso 15-13. Lui fa queste cose, lo ha fatto anche a Giorgio. Mi sono preparato molto sulla sua capacità di recuperare, è un ragazzo che ha questa caparbietà". La rimonta stavolta non è riuscita, perché "Garozzino" (essere fratelli minori costa questi nomignoli) era in una di quelle giornate in cui fila tutto liscio: "Indescrivibile, è stato tutto perfetto dall'inizio. Ho così tante persone da ringraziare, il ct Cipressa, che ha puntato su di me, soprattutto un anno fa, quando non mi ero ancora completamente rivelato, il mio maestro Fabio Galli, il mio preparatore atletico Sergio Spinoccia. E soprattutto, la mia famiglia". La madre Giuliana e il padre Salvo, che due volte a settimana chiudeva lo studio da angiologo e lo portava ad allenarsi la sera a Modica, 130 km andata e ritorno. Una storia siciliana: "Sono orgoglioso, rappresento la mia regione, ma soprattutto la mia città, Acireale, che sta festeggiando. Noi siciliani, soprattutto nello sport, siamo molto coriacei, visto quanti nostri schermidori in squadra?". Ed ora, vinto l'oro olimpico, con la possibilità di vincere un'altra medaglia nel torneo a squadre, Garozzo ha già un'idea su cosa fare "dopo", e non parla dei suoi studi al terzo anno di medicina a Tor Vergata: "Dal 13 agosto, quando finirà la mia Olimpiade, solo tornei di calcetto. Per un mese e mezzo".