Sochi 2014

Sochi, i giochi olimpici a Gotham City

Un po' la città di Batman, un po' residuo dell'Unione Sovietica, Sochi si avvicina al momento della verità. Venerdì la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi sarà la prima prova di forza della nuova Russia di Putin
dall'inviato MATTIA CHIUSANO

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SOCHI  -  Un po' Gotham City, un po' residuo dell'Unione Sovietica, Sochi si avvicina al momento della verità. Venerdì la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi sarà la prima prova di forza della nuova Russia di Putin. Tanta tecnologia, tanti fuochi d'artificio, e musica classica a non finire, in attesa di conferme sui nomi di violinisti (Yuri Bashmet), pianisti (Denis Matsuev), ballerine (Ulyana Lopatkina). Attraverso il tetto a colori cangianti del Fisht Stadium, i 40 mila spettatori potranno ammirare da una parte le montagne di Krasnaya Polyana, dove domenica si disputerà la discesa libera maschile, e dall'altra il Mar Nero, le sue palme che rendono così strana questa città olimpica dove i russi vengono al mare in estate. Le immagini dell'Olympic Park illuminato a giorno ricorderanno lo sfarzo di Pechino sei anni fa. Ma la cerimonia non sarà solo l'atto di apertura di un'edizione assai controversa, sarà il passaggio verso lo sport, le imprese, gli atleti, dopo una vigilia piena di problemi e polemiche per le leggi antigay russe. L'alone minaccioso del terrorismo si è alleggerito per il momento con i primi arrivi a Sochi, con i primi contatti con un apparato di sicurezza presente, spesso in incognito, ma meno assillante del previsto. Pessimo, per molti, è stato l'impatto con hotel sudici, nemmeno ripuliti dopo lavori finiti qualche ora prima, con stanze prive di riscaldamento o assegnate in overbooking, e bagagli non ancora giunti a destinazione con i preziosi materiali degli atleti. Uno scandalo in un'edizione olimpica costata più di 50 miliardi di dollari. Il Cio incrocia le dita, in una sessione plenaria aperta col minuto di raccoglimento per Nodar Kumaritashvili, morto quattro anni fa a Vancouver su una pista di slittino troppo pericolosa per lui: un ricordo degli errori passati, quasi un mea culpa in un momento di scelte delicate.

Ma poi cominciano i Giochi, e come sempre gli atleti sono la grande speranza di risollevare l'umore di questi Giochi finora cupi, ed è come se sciatori e bobbisti, pattinatrici e biathleti vivessero su un altro pianeta, in cui Sochi è ideale perché gli alloggi sono vicini alle piste, non ci sono trasferimenti da incubo per andarsi ad allenare, gli impianti sono belli e le montagne pure. Si svegliano, fotografano l'alba e scrivono su Twitter "Buon giorno Sochi" in tutte le lingue e con tutti i punti esclamativi possibili. Per loro il villaggio olimpico è "sorprendente" (Pechalat/Bourzat, campioni d'Europa di danza), è contenta la nostra Arianna Fontana (short track), ma anche Christof  Innerhofer e gli sciatori che escono dal loro resort e sono già in pista per allenarsi. "Sono le 9,50 ed è già il miglior giorno di sempre" annunciano entusiasti
Kaitlyn Weaver e Andrew Poje, danzatori canadesi che si definiscono "dreamers, believers, achievers". Sognatori, credenti, realizzatori.

Il fitness center viene immortalato di prima mattina dai pattinatori americani, così come  il recreation center dove sui tavoli da biliardo pendono lampadari a forma di ombrello. La pista di slopestyle fa paura anche ai campioni, ma si sa che i divi dello snowboard convivono con lividi e piroette temerarie. Alla fine l'Olimpiade porta con sé un tale carico di emozioni da far passare in secondo piano (anche troppo, visto il caso del Tibet dopo Pechino 2008) le polemiche che le precedono. Sarà giusto emozionarsi per la sfida di Armin Zoeggeler, per il triple cork di Shaun White, per il canto del cigno di Evgeni Plushenko. Lo sport ritroverà il suo posto, sperando che il dibattito sui diritti civili in Russia non si esaurisca sotto una pioggia di medaglie e di sorrisi.