SOCHI - Ci si può fidare. La donna di neve e ghiaccio non è più mobile, è talento e maturità allo stesso tempo. Trascina, dà sicurezza. Stimola e conforta. Merita, insomma, di rappresentare una squadra, che le diano o no la bandiera da portare nella cerimonia di domani sera al Fisht Stadium. Sochi è un'Olimpiade donna, per donne, in cui mai tante nazioni si riconoscono nel modo di interpretare lo sport al femminile. Dagli Usa alla Russia, dalla Germania alla Corea del sud, senza dimenticare l'Italia che non trova maschietti in grado di competere con Carolina Kostner, fascinosa interprete di uno sport seguito in tutto il mondo, dalla casalinga del Texas allo studente di Seul che tifa per Kim Yu-Na. E non è solo questione di tempra e carisma, ma anche di numeri. Il Giappone per la prima volta porterà più donne che uomini alle Olimpiadi invernali. 65 a 48, non c'è storia. Il nuovo mito sono le campionesse del mondo di calcio che hanno ispirato le hockeyste capaci di qualificarsi alle Olimpiadi: 21 di loro giocano in Russia. Non vinceranno, ma sono simbolo di compattezza, quanto la 17enne saltatrice Sara Takanashi di coraggio coi suoi voli dal trampolino, e la pattinatrice Mao Asada di romantica raffinatezza.
Anche in Australia governano le donne, 31 contro 29, ma anche un oro olimpico da difendere nello snowboard (Torah Bright) e la presenza illustre di Jana Pittman che ha vinto due mondiali sui 400 ostacoli prima di essere richiamata dalle sirene del bob. Paesi piccoli, piccolissimi. Da anni sulla bandiera della Slovenia è stampato il sorriso della bella Tina Maze, due titoli mondiali e 23 gare vinte nella coppa di sci, mentre il Liechtenstein ha dato materia di studio per le teorie sul Dna con Tina Weirather, per nulla intimorita dai geni di due fuoriclasse come Harti Weirather e Hanni Wenzel. Poi le superpotenze dove lo sport maschile è sempre stato prevalente. Gli Stati Uniti hanno ancora più uomini che donne (125 contro 105), ma Bode Miller è contento anche se perde, e Shaun White ha parlato in conferenza stampa di una gara a cui ha deciso di rinunciare pochi minuti dopo. E allora, tra Ironman a fine carriera e pop star umorali, si può affidare il futuro ai 18 anni di Mikaela Shiffrin, che vince (già un oro ai Mondiali in slalom) e fa i compiti con mamma. Stesso discorso per la Russia di Plushenko, che può ipotecare anni di pattinaggio artistico con la 15enne Julia Lipnitskaia.
La Cina ha perso per infortunio la sua punta, Wang Meng, due ori possibili nello short track. Avanti un'altra donna: dal ritiro è tornata Li Nina, che ci ha ripensato quando hanno cambiato le regole del freestyle, frenando la corsa alla piroetta più spaventosa. "La nostra regina è arrivata a Sochi col marito" annunciava la Bild coi toni usati per una punta del Bayern. Ma lei è una donna, Maria Riesch sposata Hoefl, simbolo dello sport tedesco che al suo paese ha regalato due ori olimpici, due mondiali e una foto, ieri, su Instagram: le sue unghie, dipinte coi colori nazionali tranne una, coi cinque cerchi olimpici.
Anche in Australia governano le donne, 31 contro 29, ma anche un oro olimpico da difendere nello snowboard (Torah Bright) e la presenza illustre di Jana Pittman che ha vinto due mondiali sui 400 ostacoli prima di essere richiamata dalle sirene del bob. Paesi piccoli, piccolissimi. Da anni sulla bandiera della Slovenia è stampato il sorriso della bella Tina Maze, due titoli mondiali e 23 gare vinte nella coppa di sci, mentre il Liechtenstein ha dato materia di studio per le teorie sul Dna con Tina Weirather, per nulla intimorita dai geni di due fuoriclasse come Harti Weirather e Hanni Wenzel. Poi le superpotenze dove lo sport maschile è sempre stato prevalente. Gli Stati Uniti hanno ancora più uomini che donne (125 contro 105), ma Bode Miller è contento anche se perde, e Shaun White ha parlato in conferenza stampa di una gara a cui ha deciso di rinunciare pochi minuti dopo. E allora, tra Ironman a fine carriera e pop star umorali, si può affidare il futuro ai 18 anni di Mikaela Shiffrin, che vince (già un oro ai Mondiali in slalom) e fa i compiti con mamma. Stesso discorso per la Russia di Plushenko, che può ipotecare anni di pattinaggio artistico con la 15enne Julia Lipnitskaia.
La Cina ha perso per infortunio la sua punta, Wang Meng, due ori possibili nello short track. Avanti un'altra donna: dal ritiro è tornata Li Nina, che ci ha ripensato quando hanno cambiato le regole del freestyle, frenando la corsa alla piroetta più spaventosa. "La nostra regina è arrivata a Sochi col marito" annunciava la Bild coi toni usati per una punta del Bayern. Ma lei è una donna, Maria Riesch sposata Hoefl, simbolo dello sport tedesco che al suo paese ha regalato due ori olimpici, due mondiali e una foto, ieri, su Instagram: le sue unghie, dipinte coi colori nazionali tranne una, coi cinque cerchi olimpici.