Sochi 2014

Li chiamano 'integratori', in realtà sono sostanze dopanti

A volte questo prodotti, soprattutto se acquistati via internet, nascondono molteplici insidie. Ma, fermo restano che leggi e regolamenti non ammetton o ignoranza, appare poco credibile l'ingenuità professata da alcuni atleti
di EUGENIO CAPODACQUA

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Li chiamano "integratori", ma senza voler criminalizzare per forza sostanze talvolta utili in diete particolari, spesso sono veri e propri prodotti dopanti. Il cui mercato, oggi multi milionario (le stime parlano di circa un miliardo di euro l'anno per l'Italia), non riguarda solo il mondo dello sport che nell'integrazione chiede spesso un qualcosa in più che aiuti la prestazione e consenta miglior recupero dagli sforzi fisici. C'è anche tutto il mondo delle diete che vanno sempre più sostituendo gli alimenti veri e propri con barrette, blister, pasticche, infusi vari di cui si sa poco, per quanto riguarda la composizione, specie per i prodotti acquistati su internet. In Italia è particolarmente facile procurarsi tali prodotti. Che possono essere una vera trappola per l'atleta. Infatti, per immettere sul mercato un integratore non c'è bisogno di alcuna autorizzazione; è sufficiente una semplice autocertificazione della composizione inviata al ministero competente. Poi si può produrre liberamente senza controlli. Ed è chiaro che, vista l'enorme concorrenza, possa esserci di tutto all'interno. Metandienone, stanozololo, boldenone, nandrolone ecco alcuni anabolizzanti che è possibile ritrovare in tubetti di semplici integratori "vitaminici". Assieme a stimolanti come efedrina, anfetamine varie, ecc. E' una cosa ormai risaputa.

Di casi come quello del bobista pizzicato a Sochi ce ne sono stati numerosi in passato. Uno dei più clamorosi fu quello del mezzofondista Andrea Longo, squalificato per ben due anni per la positività al nandrolone (un anabolizzante) assunto attraverso un integratore contaminato. In quella occasione fu lo stesso medico federale a inviare una circolare a tutti gli atleti del giro azzurro perché non facessero uso di alcun integratore, non essendoci certezza sulle sostanze contenute. Quello del mezzofondista fu acquistato addirittura in farmacia e una breve inchiesta fatta dai "federali" appurò che in alcune farmacie italiane il prodotto poteva essere contaminato. Ma tutto questo non salvò l'atleta dalla sospensione. Le possibilità che un integratore sia "contaminato" da sostanze dopanti sono numerose e, dal momento che in Italia tali prodotti sono venduti liberamente (sono "da banco"), è facilissimo anche risultare positivi ad eventuali test antidoping.

Anche perché i principi attivi che "fanno star bene" sono per lo più sostanze stimolanti (che, tra l'altro, calmano la fame a "aiutano" le diete più severe) e/o anabolizzanti che aumentano la forza e aiutano il recupero. Oggi appare poco credibile che ci sia ancora qualche "ingenuo" che acquista su internet tali prodotti. E comunque leggi e regolamenti non ammettono ignoranza.