SOCHI - "Sto bene, il ghiaccio mi piace e, rispetto a Vancouver, sono più consapevole delle mie possibilità". E' una Arianna Fontana carica e serena quella che analizza le sensazioni dell'esordio a Sochi dopo aver raggiunto i quarti nella 'sua' gara, i 500 metri (quella che le ha regalato il bronzo a Vancouver), ed aver trascinato l'Italia alla finale della staffetta.
A caccia della sua terza medaglia olimpica, la 23enne di Sondrio non poteva debuttare meglio in Russia, nei Giochi che potrebbero consacrarla definitivamente (il suo primo podio, giovanissima, risale addirittura a Torino 2006 in staffetta). "Ho cercato di restare tranquilla, anche se le emozioni erano tante - racconta l'azzurra - Nei 500 sono andata subito forte e serviva il miglior tempo possibile per avere una buona posizione per il prosieguo della gara". L'appuntamento è per giovedì, con quarti, semifinali e finali. La Fontana, allenata da Kenan Gouadec ed Eric Bedard, vorrebbe imitare Innerhofer e Zoeggeler: "Sono contenta per loro, Armin è Armin, 'Inner' si è fatto sempre trovare pronto nei grandi appuntamenti. Le loro imprese non fanno che darmi una spinta in più, anche perché sarebbe ora che a festeggiare sia una ragazza, però non per questo sento una responsabilità maggiore: in pista faccio sempre il massimo, per cui se non vinco resto delusa ma con la coscienza a posto per aver dato tutto".
Tutto è filato liscio anche con la staffetta, nonostante il rischio di una squalifica per un contatto tra Lucia Peretti ed un'olandese che ha di fatto messo fuori gioco le 'Oranje'. "Eravamo tranquille - spiega la Fontana - perché quando ho spinto Lucia, lei era davanti ed è stata l'olandese a sbattervi contro". Il gruppo è compatto e, come le fuoriclasse del fioretto, ha un piccolo segreto, un urlo di battaglia: "Prima dello start ci abbracciamo ed urliamo 'a bomba'. Se abbiamo possibilità di medaglia? In quattro tappe di Coppa del mondo siamo finite tre volte terze. Ce la possiamo giocare, anche se il nostro sport resta sempre imprevedibile. Di certo oggi sapevamo di valere la finale, abbiamo gareggiato convinte e decise".
Il suo futuro marito, il collega Anthony James Lobello, americano di origine calabresi che in queste Olimpiadi veste la maglia azzurra, vive questa esperienza in maniera particolare: "E' contento, è qui da italiano e per lui è un po' strano. Però non fa il tifo per gli Stati Uniti: quando entra in pista fa il suo lavoro, poi è ovvio che noi atleti ci diamo manforte e se uno merita dei complimenti, glieli facciamo". La stagione della Fontana non finirà certo a Sochi: a marzo ci sono i Mondiali in Canada, poi in primavera il matrimonio. Già deciso il viaggio di nozze: in Florida, a Key West.
A caccia della sua terza medaglia olimpica, la 23enne di Sondrio non poteva debuttare meglio in Russia, nei Giochi che potrebbero consacrarla definitivamente (il suo primo podio, giovanissima, risale addirittura a Torino 2006 in staffetta). "Ho cercato di restare tranquilla, anche se le emozioni erano tante - racconta l'azzurra - Nei 500 sono andata subito forte e serviva il miglior tempo possibile per avere una buona posizione per il prosieguo della gara". L'appuntamento è per giovedì, con quarti, semifinali e finali. La Fontana, allenata da Kenan Gouadec ed Eric Bedard, vorrebbe imitare Innerhofer e Zoeggeler: "Sono contenta per loro, Armin è Armin, 'Inner' si è fatto sempre trovare pronto nei grandi appuntamenti. Le loro imprese non fanno che darmi una spinta in più, anche perché sarebbe ora che a festeggiare sia una ragazza, però non per questo sento una responsabilità maggiore: in pista faccio sempre il massimo, per cui se non vinco resto delusa ma con la coscienza a posto per aver dato tutto".
Tutto è filato liscio anche con la staffetta, nonostante il rischio di una squalifica per un contatto tra Lucia Peretti ed un'olandese che ha di fatto messo fuori gioco le 'Oranje'. "Eravamo tranquille - spiega la Fontana - perché quando ho spinto Lucia, lei era davanti ed è stata l'olandese a sbattervi contro". Il gruppo è compatto e, come le fuoriclasse del fioretto, ha un piccolo segreto, un urlo di battaglia: "Prima dello start ci abbracciamo ed urliamo 'a bomba'. Se abbiamo possibilità di medaglia? In quattro tappe di Coppa del mondo siamo finite tre volte terze. Ce la possiamo giocare, anche se il nostro sport resta sempre imprevedibile. Di certo oggi sapevamo di valere la finale, abbiamo gareggiato convinte e decise".
Il suo futuro marito, il collega Anthony James Lobello, americano di origine calabresi che in queste Olimpiadi veste la maglia azzurra, vive questa esperienza in maniera particolare: "E' contento, è qui da italiano e per lui è un po' strano. Però non fa il tifo per gli Stati Uniti: quando entra in pista fa il suo lavoro, poi è ovvio che noi atleti ci diamo manforte e se uno merita dei complimenti, glieli facciamo". La stagione della Fontana non finirà certo a Sochi: a marzo ci sono i Mondiali in Canada, poi in primavera il matrimonio. Già deciso il viaggio di nozze: in Florida, a Key West.