VANCOUVER - Cinque ori, zero argenti, sei bronzi. L'Italia riparte da qui, dal medagliere di Torino 2006, dalla sbornia olimpica nelle valli e nei palazzetti piemontesi. Quattro anni, ma sembra passato un secolo. Per il progressivo abbandono degli impianti olimpici, non c'è dubbio. Ma per i risultati, forse è un'altra storia. La squadra azzurra vuole dimostrare di essere in salute, consistente, competitiva su vari fronti, senza patire troppo il passaggio da un'edizione dei Giochi casalinga ad una "in trasferta". In casa, oltretutto, di una superpotenza di ghiaccio & neve come il Canada, che vuole togliere spazio e medaglie ai campioni di Torino. In quattro anni cos'è cambiato, e soprattutto su chi possiamo puntare?
Armin contro i nipotini - E' cresciuto dentro le Olimpiadi, Armin Zoeggeler. Bronzo bambino a Lillehammer, argento giovanile a Nagano, poi doppio oro a Salt Lake City e Torino da campione maturo. Da "cannibale". A 36 anni ha appena vinto la Coppa del mondo, e per forza di cose parte favorito in una competizione olimpica contro avversari che potrebbero essere i suoi nipotini. Più di loro, teme il caldo che può ammorbidire la pista, sulla strada che porta al record di cinque medaglie in cinque edizioni consecutive. Il primato precedente, 4 su 4, è già suo. Dall'Alto Adige scendono velocissimi anche i doppi di Oberstolz-Gruber e Plankensteiner-Haselrieder: il podio è obbligato.
Fabris II - Protagonista assoluto nel 2006, due ori ed un bronzo in uno sport semisconosciuto come il pattinaggio di velocità, eletto a simbolo (quasi sex symbol) dei campioni italiani dalla faccia pulita. Quattro anni dopo Fabris è ancora lì, ha affrontato svariati problemi tecnici, ma è ancora tra i favoriti. Dimenticare in fretta però i miracoli torinesi, soprattutto quell'oro a squadre che sta allo speed skating come la vittoria della Slovenia nel Mondiale di calcio...
I fondisti doc - Invecchiano i fondisti, ma vogliono farlo come una buona bottiglia di vino rosso. Giorgio Di Centa, portabandiera nella cerimonia inaugurale, e Pietro Piller Cottrer hanno quattro anni in più ma contano di tornare dal Canada con almeno una medaglia nel trolley. Gara indiziata, la 15 km skating, mentre sulla staffetta oro olimpico a Torino non si può più fare affidamento come prima. Meglio, molto meglio le donne, invece, con seri progetti di podio: Arianna Follis nella sprint in cui è campionessa del mondo e Marianna Longa nella 30 km tc.
Lo sci e la casella piena - La grande macchia di Torino 2006: lo sci alpino, specialità chiave del programma olimpico, fermo a zero medaglie. La caduta di Giorgio Rocca in slalom, l'immagine più amara. Per colmare quella lacuna si sono candidate in parecchi, i ct Ravetto e Mair sperano nell'effetto moltiplicatore di una medaglia scaccia-tensione nelle prime giornate. Senza schierare un Tomba, una Compagnoni, o anche una Isolde Kostner, abbiamo uomini e donne per velocità e paletti. Va forte Werner Heel, terzo pochi giorni fa sulla leggendaria discesa di Kitzbuehel, ma anche Giuliano Razzoli, la sfida dell'Appennino dodici anni dopo il ritiro di Albertone. Può vincere come toppare la gara, ma ormai tutti lo temono in slalom. Come a inizio stagione le gigantiste hanno scoperto la sciata della figlia d'arte Federica Brignone, che a gennaio ha sofferto un calo di rendimento ma ha classe limpida che può riattivare in qualsiasi momento. Insieme i più rodati fratelli Moelgg e Denise Karbon, dotati di esperienza e agevolati dal ruolo di outsider. Tra i favoriti potrebbero esserci i gigantisti Davide Simoncelli e Max Blardone, primo in Alta Badia e secondo a Val d'Isére, se in passato non avessero patito (soprattutto Blardone) gli eventi clou della stagione. Si attendono gradite smentite, come da Peter Fill si attende una prova di ritrovata efficienza fisica (e magari qualcosa di più...) dopo il terribile infortunio estivo.
I marziani - Le Olimpiadi invernali riproporranno discipline totalmente ignorate per quattro anni, che per un paio di settimane avranno diritto ai famosi "quindici minuti di popolarità" teorizzati da McLuhan. Senza arrivare alle ore sul divano per vedere il curling (a Torino successe anche questo) a Vancouver potremmo sentire parlare per la prima di combinata nordica, una specialità, appunto, molto "nordica", in cui bisogna essere bravi nel salto dal trampolino e subito dopo nello sci di fondo: difficile trovare un mix più eterogeneo per un fisico umano. Eppure in questo sport da marziani sfoderiamo il talento di un friulano taciturno, Alessandro Pittin, più volte sul podio quest'anno in Coppa del mondo. Qualcosa di più familiare sembrerà lo short track, il rollerball su un ovale di ghiaccio di 111 metri sul quale gli azzurri vanno sul podio dai tempi di Lillehammer '94: da seguire Arianna Fontana, che quattro anni fa divenne, quindicenne, la più giovane medaglia italiana nei Giochi invernali.
Armin contro i nipotini - E' cresciuto dentro le Olimpiadi, Armin Zoeggeler. Bronzo bambino a Lillehammer, argento giovanile a Nagano, poi doppio oro a Salt Lake City e Torino da campione maturo. Da "cannibale". A 36 anni ha appena vinto la Coppa del mondo, e per forza di cose parte favorito in una competizione olimpica contro avversari che potrebbero essere i suoi nipotini. Più di loro, teme il caldo che può ammorbidire la pista, sulla strada che porta al record di cinque medaglie in cinque edizioni consecutive. Il primato precedente, 4 su 4, è già suo. Dall'Alto Adige scendono velocissimi anche i doppi di Oberstolz-Gruber e Plankensteiner-Haselrieder: il podio è obbligato.
Fabris II - Protagonista assoluto nel 2006, due ori ed un bronzo in uno sport semisconosciuto come il pattinaggio di velocità, eletto a simbolo (quasi sex symbol) dei campioni italiani dalla faccia pulita. Quattro anni dopo Fabris è ancora lì, ha affrontato svariati problemi tecnici, ma è ancora tra i favoriti. Dimenticare in fretta però i miracoli torinesi, soprattutto quell'oro a squadre che sta allo speed skating come la vittoria della Slovenia nel Mondiale di calcio...
I fondisti doc - Invecchiano i fondisti, ma vogliono farlo come una buona bottiglia di vino rosso. Giorgio Di Centa, portabandiera nella cerimonia inaugurale, e Pietro Piller Cottrer hanno quattro anni in più ma contano di tornare dal Canada con almeno una medaglia nel trolley. Gara indiziata, la 15 km skating, mentre sulla staffetta oro olimpico a Torino non si può più fare affidamento come prima. Meglio, molto meglio le donne, invece, con seri progetti di podio: Arianna Follis nella sprint in cui è campionessa del mondo e Marianna Longa nella 30 km tc.
Lo sci e la casella piena - La grande macchia di Torino 2006: lo sci alpino, specialità chiave del programma olimpico, fermo a zero medaglie. La caduta di Giorgio Rocca in slalom, l'immagine più amara. Per colmare quella lacuna si sono candidate in parecchi, i ct Ravetto e Mair sperano nell'effetto moltiplicatore di una medaglia scaccia-tensione nelle prime giornate. Senza schierare un Tomba, una Compagnoni, o anche una Isolde Kostner, abbiamo uomini e donne per velocità e paletti. Va forte Werner Heel, terzo pochi giorni fa sulla leggendaria discesa di Kitzbuehel, ma anche Giuliano Razzoli, la sfida dell'Appennino dodici anni dopo il ritiro di Albertone. Può vincere come toppare la gara, ma ormai tutti lo temono in slalom. Come a inizio stagione le gigantiste hanno scoperto la sciata della figlia d'arte Federica Brignone, che a gennaio ha sofferto un calo di rendimento ma ha classe limpida che può riattivare in qualsiasi momento. Insieme i più rodati fratelli Moelgg e Denise Karbon, dotati di esperienza e agevolati dal ruolo di outsider. Tra i favoriti potrebbero esserci i gigantisti Davide Simoncelli e Max Blardone, primo in Alta Badia e secondo a Val d'Isére, se in passato non avessero patito (soprattutto Blardone) gli eventi clou della stagione. Si attendono gradite smentite, come da Peter Fill si attende una prova di ritrovata efficienza fisica (e magari qualcosa di più...) dopo il terribile infortunio estivo.
I marziani - Le Olimpiadi invernali riproporranno discipline totalmente ignorate per quattro anni, che per un paio di settimane avranno diritto ai famosi "quindici minuti di popolarità" teorizzati da McLuhan. Senza arrivare alle ore sul divano per vedere il curling (a Torino successe anche questo) a Vancouver potremmo sentire parlare per la prima di combinata nordica, una specialità, appunto, molto "nordica", in cui bisogna essere bravi nel salto dal trampolino e subito dopo nello sci di fondo: difficile trovare un mix più eterogeneo per un fisico umano. Eppure in questo sport da marziani sfoderiamo il talento di un friulano taciturno, Alessandro Pittin, più volte sul podio quest'anno in Coppa del mondo. Qualcosa di più familiare sembrerà lo short track, il rollerball su un ovale di ghiaccio di 111 metri sul quale gli azzurri vanno sul podio dai tempi di Lillehammer '94: da seguire Arianna Fontana, che quattro anni fa divenne, quindicenne, la più giovane medaglia italiana nei Giochi invernali.