Vancouver 2010

Olimpiadi

Il Cio parte all'attacco
"Dura lotta al doping"

Il Comitato olimpico vuole garantire un'Olimpiade invernale pulita. Il presidente Rogge: "Continueremo con i controlli a sorpresa e li conserveremo per 8 anni. Terremo d'occhio gli atleti anche durante le gare"

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VANCOUVER - Ripulire lo sport dalla piaga del doping. Tolleranza zero, quindi, contro gli atleti che utilizzano sostanze dopanti. E' la linea tracciata dal presidente del Cio, Jacques Rogge, alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Vancouver. Il numero uno del Comitato olimpico si augura che la lotta al doping porti a nuove vittorie, come accaduto a Salt Lake City 2002, quando i test a sorpresa permisero di scoprire che tre atleti avevano fatto uso di sostanze proibite, o a Torino 2006, con lo scandalo doping scoppiato nella squadra austriaca. "Continueremo con i controlli a sorpresa - spiega Rogge -, la nostra arma per scovare chi imbroglia, e conserveremo i campioni per otto anni, come abbiamo fatto a Pechino".

TEST IN TEMPI RAPIDI - Saranno circa 2.425 gli esami delle urine e del sangue che verranno analizzati per Vancouver2010, più del doppio rispetto a Torino, e i campioni verranno analizzati nel laboratorio antidoping installato a Richmond, sobborgo di Vancouver, già attivo dallo scorso 21 ottobre, dove un team di scienziati e tecnici sarà al lavoro 24 ore su 24, in modo da poter fornire in tempi brevi gli esiti (un giorno in caso di negatività, al massimo tre giorni se il test risulta positivo. ndr). "Se vedremo un atleta sparire mentre non è in gara e poi riapparire, vogliamo sapere perché - ha insistito il presidente del Cio - Se a un certo momento vediamo che un atleta migliora le sue prestazioni in un modo non molto naturale, lo terremo d'occhio". In particolare, se i controlli dovessero portare alla luce dei parametri anormali, il Cio li comunicherà alle rispettive Federazioni internazionali, saranno confrontati con quelli in loro possesso e, in caso di discrepanza, sarà aperto un procedimento disciplinare che potrebbe portare anche all'esclusione degli atleti finiti sotto la lente d'ingrandimento.
 
ACCORDO CON LA POLIZIA - "Vogliamo mandare un forte messaggio agli atleti, il doping è inaccettabile", la presa di posizione di Jeremy Luke, direttore del dipartimento antidoping del Vanoc. Per l'occasione allertata anche la polizia canadese di frontiera. Secondo un accordo firmato nelle scorse settimane, infatti, la polizia comunicherà i nomi degli atleti che verranno sorpresi a introdurre sostanze dopanti nel Paese durante i Giochi. Un accordo arrivato dopo due lunghi anni di trattative, ma che conferma la volontà del Comitato Olimpico Internazionale di voler "lavorare al fianco delle autorità locali per assicurarsi che le appropriate misure siano prese per individuare i potenziali truffatori", spiega Emmanuelle Moreau, portavoce del Cio.

IL CONI SI MOBILITA - Non solo il Cio. Anche il Coni nei giorni scorsi si è mobilitato per prevenire casi di doping in azzurro. A tutti i componenti della delegazione italiana che prenderà parte all'Olimpiadi è stato, infatti, chiesto di firmare un giuramento che prevede, in caso di positività a sostanze dopanti, oltre ai provvedimenti disciplinari del caso anche una maxi-penale di 100 mila euro. "Si tratta di un'appendice al contratto degli atleti, la firmeranno anche gli altri componenti della delegazione: medici, dirigenti, tecnici - aveva spiegato Pagnozzi -. Visto che, come è avvenuto per Rebellin possiamo chiedere i danni d'immagine all'atleta, ma considerato che può avvenire dopo procedure che possono durare anche 2 o 3 anni abbiamo deciso, con questa appendice, che dopo la positività accertata anche dalle controanalisi abbiamo tutti i diritti a chiedere il pagamento di questa penale".