Vancouver 2010

I signori del tempo

Il dietro le quinte
dei cronometristi

Per la prima volta vengono aperte le stanze del cronometraggio ed è il trionfo della tecnologia. Sono lontani i tempi in cui per scambiarsi informazioni i giudici infilavano un bigliettino nell'atleta che stava per gareggiare

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VANCOUVER - Dai bigliettini di carta al laser la strada è stata lunga, ma mai in salita. Così dicono quelli dell'Omega che, per la prima volta, hanno aperto le stanze dei cronometristi dello sci, mostrando il lavoro certosino degli statistici, dei 'signori del fotofinish'. Christophe Berthaud, il responsabile del cronometraggio, ha spiegato perché l'azienda svizzera è stata la prescelta: "quando il Cio decise di affidarsi ad un esterno, noi eravamo i migliori a realizzare cronografi". Era il 1932, Olimpiadi di Los Angeles. "Il principio della tecnologia è la stessa, le sue applicazioni cambiano di sport in sport".

IL TEMPO DEI BIGLIETTINI - Per lo sci, ad esempio, gli anni mitici, quelli dei pionieri, sono i periodi in cui tutto era meccanico e, per comunicare le informazioni, i giudici del cancelletto infilavano un bigliettino nel taschino dell'atleta che stava per gareggiare: nel bigliettino c'era il tempo realizzato dall'atleta precedente. Altri tempi: oggi siamo nell'era digitale, con i laser che si incrociano e addirittura forniscono dati inimmaginabili solo trent'anni fa.

UN PROGRESSO CONTINUO - "Non c'è stata una svolta, un anno o un momento particolare" ripete Berthaud. "C'è sempre stato un 'work in progress', un lavoro continuo. Nel corso del tempo ci siamo concentrati una volta su un punto, un'altra volta su un altro aspetto". Oggi sappiamo tutto, più o meno. Abbiamo gli intertempi, abbiamo informazioni. E gli errori? "Anche quelli ci sono, ma la percentuale è davvero bassa". Il caso recente più famoso è quello relativo al nuoto, a Pechino 2008, con il famoso finale dei 100 farfalla tra Michael Phelps e Milorad Cavic: "Per risolvere queste controversi abbiamo il video replay ad alta definizione: ricordo perfettamente l'allenatore americano di Cavic che venne a protestare da noi. Gli mostrammo quel video e lui se ne fece una ragione".

IL FATTORE NEBBIA - A Vancouver il vero nemico è la nebbia: i laser distano una trentina di metri dalla pista, "ma vedono meglio dei nostri occhi, no?". I signori del tempo in realtà guardano già avanti, verso il futuro: quale sarà la prossima sfida? "Noi l'abbiamo individuata: metterci al servizio dell'atleta, utilizzare la nostra tecnologia per dargli informazioni. Molti allenatori chiedono questo, in modo da usare dati e informazioni per migliorare le prestazioni. Noi cercheremo di accontentarli".