VANCOUVER - Da oggi si gioca su neve e ghiaccio. In maniera virtuosa e rispettosa, nella città dov'è nata Greenpeace. Finalmente sui monti nevica, anche se non fa freddo, e il caldo ha svegliato gli orsi bruni dal letargo. Stasera il Canada festeggia la sua terza olimpiade davanti al mondo. Per la prima volta i Giochi Invernali sono al mare, cullati dalle onde dell'oceano. Più pioggia che fiocchi bianchi, e tanta umidità. Si spera che a Whistler la neve non smetta di cadere e si corre a congelarla. La situazione meteo resta incerta. Per la prima volta la cerimonia d'apertura si tiene al coperto con un braciere al kevlar: brucia, ma non fonde. Energia verde e il motto: "Go Canada". 82 paesi per 86 medaglie e 15 discipline. Il direttore artistico della cerimonia è l'australiano David Atkins, lo stesso di Sydney 2000, quello che quasi fece arrostire Katy Freeman nei cinque cerchi di fuoco e che a Doha 2006 fece salire su una scala interminabile lo sceicco Mohammed Bin Hamad, ma soprattutto il suo cavallo che non ne voleva sapere di andare avanti.
Sarà una cerimonia su come vorrebbe essere il Canada: rispettoso delle diversità, ecologico, in movimento, ma senza frenesia. Non un paese di conquista, ma di dialogo per i suoi 33 milioni di abitanti. Tutto è politicamente corretto: tre milioni di dollari per i servizi locali, 200 ragazzi a rischio coinvolti in programma di falegnameria. I podi sono stati costruiti da loro. E i 1.800 bouquets di fiori da dare a vincitori e vincitrici sono stati preparati in centri di recupero da prostitute, tossiche, vittime di violenze. Anche gli oggetti smarriti dei Giochi, e non reclamati, si calcola diecimila pezzi, saranno distribuiti ai poveri della città. Tra i volontari che sfileranno con i cartelli dei paesi ospiti sono stati preferiti figli e nipoti di immigrati. 4.500 ballerini, foglie d'acero, giochi di luce, espressioni musicali e dediche alle varie etnie, a chi ha costruito questo paese, il secondo più grande al mondo. L'altro motto del Canada è: I believe. "Io ci credo". A testimoniare che la nazione vuole alzarsi sulle punte, avere più visibilità, uscire dalla sua timidezza.
Da Pechino a qui cambiano molte cose: non c'è la pena di morte (abolita nel '76), non c'è la grandeur che costò 100 milioni di dollari solo per il giorno di apertura, non ci sono i grandi del pianeta, niente Obama, solo Putin. C'è più incertezza economica, meno mezzi per tutti. E la consapevolezza che lo sport non gioca in un altro mondo, ma in questo: tormentato, inquinato, devastato. La cerimonia recupererà il ruolo degli indigeni, dirà che una nazione si costruisce con l'aiuto di tutti, che natura e geografia non vanno calpestati.
Mistero sull'ultimo tedoforo: forse il dio del ghiaccio, Wayne Gretsky, magari aiutato dall'attore Michael J. Fox, quello di "Ritorno al Futuro", colpito dal Parkinson. Risolto il problema con un altro portatore di fiaccola, Arnold Schwarzenegger, governatore della California, la passerà a Sebastian Coe, mezzofondista inglese, presidente di Londra 2012. Il Cio ha chiuso un occhio sul fatto che l'ex Mister Universo abbia ammesso l'uso di steroidi. Aquile e totem e una sicurezza garantita da 4.500 militari con base di comando a Ottawa, a 3.500 chilometri di distanza. Si ballerà sì, ma sapendo che un milione di aborigeni sono sterminati dalla povertà e dalle malattie, ad una tribù, quella dei Tsleil-Waututh, ridotta a sola 425 membri è stato accordato lo status di capo di stato. Il Canada ha anche cercato dal 2003 con un piano finanziario di 56 milioni di dollari di incoraggiare le economie locali e ha provveduto a far trasmettere i Giochi in tv anche nelle lingue Cree, Mohawk, Ojibway e Inuktitut.
L'Italia sfilerà per 42esima, Giorgio Di Centa portabandiera, le due Coree (46 del nord e 2 del sud) non staranno insieme, l'Iran si farà rappresentare da una donna, il Canada, vestito dal marchio Dsquared2, deve sfatare la statistica che non lo ha mai visto vincere ori da paese organizzatore. Per questo è stato creato il programma "Own the podium", conquista il podio, con un contributo di 110 milioni di dollari e per questo c'è quasi una bava di isteria nell'orgoglio con cui ci si aspetta che soprattutto l'hockey su ghiaccio vendichi le umiliazioni sportive del passato. L'America invece conta sul programma "Thanks Mom", sponsorizzato dalla Procter and Gamble, che ha stanziato 15 milioni di dollari, per aiutare le famiglie degli atleti a venire a Vancouver. Crest e Tide hanno invece creato una Family Home dove i parenti possono vedere in tv le gare e cambiare i pannolini ai bimbi. Il movimento di resistenza alle Olimpiadi protesterà con una marcia, per ribadire che in città il numero degli homeless è pari a quelli degli atleti. Poi la prima medaglia con il salto dal trampolino. C'è sempre bisogno di un volo per cominciare.
Sarà una cerimonia su come vorrebbe essere il Canada: rispettoso delle diversità, ecologico, in movimento, ma senza frenesia. Non un paese di conquista, ma di dialogo per i suoi 33 milioni di abitanti. Tutto è politicamente corretto: tre milioni di dollari per i servizi locali, 200 ragazzi a rischio coinvolti in programma di falegnameria. I podi sono stati costruiti da loro. E i 1.800 bouquets di fiori da dare a vincitori e vincitrici sono stati preparati in centri di recupero da prostitute, tossiche, vittime di violenze. Anche gli oggetti smarriti dei Giochi, e non reclamati, si calcola diecimila pezzi, saranno distribuiti ai poveri della città. Tra i volontari che sfileranno con i cartelli dei paesi ospiti sono stati preferiti figli e nipoti di immigrati. 4.500 ballerini, foglie d'acero, giochi di luce, espressioni musicali e dediche alle varie etnie, a chi ha costruito questo paese, il secondo più grande al mondo. L'altro motto del Canada è: I believe. "Io ci credo". A testimoniare che la nazione vuole alzarsi sulle punte, avere più visibilità, uscire dalla sua timidezza.
Da Pechino a qui cambiano molte cose: non c'è la pena di morte (abolita nel '76), non c'è la grandeur che costò 100 milioni di dollari solo per il giorno di apertura, non ci sono i grandi del pianeta, niente Obama, solo Putin. C'è più incertezza economica, meno mezzi per tutti. E la consapevolezza che lo sport non gioca in un altro mondo, ma in questo: tormentato, inquinato, devastato. La cerimonia recupererà il ruolo degli indigeni, dirà che una nazione si costruisce con l'aiuto di tutti, che natura e geografia non vanno calpestati.
Mistero sull'ultimo tedoforo: forse il dio del ghiaccio, Wayne Gretsky, magari aiutato dall'attore Michael J. Fox, quello di "Ritorno al Futuro", colpito dal Parkinson. Risolto il problema con un altro portatore di fiaccola, Arnold Schwarzenegger, governatore della California, la passerà a Sebastian Coe, mezzofondista inglese, presidente di Londra 2012. Il Cio ha chiuso un occhio sul fatto che l'ex Mister Universo abbia ammesso l'uso di steroidi. Aquile e totem e una sicurezza garantita da 4.500 militari con base di comando a Ottawa, a 3.500 chilometri di distanza. Si ballerà sì, ma sapendo che un milione di aborigeni sono sterminati dalla povertà e dalle malattie, ad una tribù, quella dei Tsleil-Waututh, ridotta a sola 425 membri è stato accordato lo status di capo di stato. Il Canada ha anche cercato dal 2003 con un piano finanziario di 56 milioni di dollari di incoraggiare le economie locali e ha provveduto a far trasmettere i Giochi in tv anche nelle lingue Cree, Mohawk, Ojibway e Inuktitut.
L'Italia sfilerà per 42esima, Giorgio Di Centa portabandiera, le due Coree (46 del nord e 2 del sud) non staranno insieme, l'Iran si farà rappresentare da una donna, il Canada, vestito dal marchio Dsquared2, deve sfatare la statistica che non lo ha mai visto vincere ori da paese organizzatore. Per questo è stato creato il programma "Own the podium", conquista il podio, con un contributo di 110 milioni di dollari e per questo c'è quasi una bava di isteria nell'orgoglio con cui ci si aspetta che soprattutto l'hockey su ghiaccio vendichi le umiliazioni sportive del passato. L'America invece conta sul programma "Thanks Mom", sponsorizzato dalla Procter and Gamble, che ha stanziato 15 milioni di dollari, per aiutare le famiglie degli atleti a venire a Vancouver. Crest e Tide hanno invece creato una Family Home dove i parenti possono vedere in tv le gare e cambiare i pannolini ai bimbi. Il movimento di resistenza alle Olimpiadi protesterà con una marcia, per ribadire che in città il numero degli homeless è pari a quelli degli atleti. Poi la prima medaglia con il salto dal trampolino. C'è sempre bisogno di un volo per cominciare.