Vancouver 2010

Olimpiadi

Il lutto e poi la festa
I Giochi possono iniziare

Il Cio dedica la Cerimonia di apertura (la prima al coperto) a Nodar Kumaritashvili, lo slittinista morto in allenamento. Poi al B. C. Place è spettacolo di balli, suoni e colori. Azzurri guidati dal portabandiera Giorgio Di Centa, il braciere acceso da Wayne Gretzky

2 minuti di lettura
VANCOUVER (Canada) - Bryan Adams e Nelly Furtado, gli indiani Inuit e un immenso orso bianco decorato come un albero di Natale, le Giubbe Rosse e la sfilata delle nazioni con sorrisi e sventolio di bandiere, per concludere con l'ultimo tedoforo Wayne Gretzky, la leggenda dell'hockey, quattro Stanley Cup vinte. Un'Olimpiade è troppo grande per fermarsi di fronte alla morte di un atleta ventunenne. Ed in fondo, a sfilare insieme agli altri 81 paesi c'era anche la Georgia, con la delegazione al completo, sciatori e pattinatrici che fino a poche ore prima condividevano pranzi ed alloggi al villaggio con Nodar Kumaritashvili, lo slittinista morto nello schianto alla vigilia della cerimonia inaugurale. Il presidente del Cio Jacques Rogge era apparso stordito subito dopo la tragedia. Poco il tempo a disposizione per prendere una decisione drastica, alla fine il Cio ha scelto una soluzione per salvare l'Olimpiade canadese e la sua vetrina planetaria: la cerimonia inaugurale dedicata a Nodar, un minuto di silenzio, un drappo nero in segno di lutto accanto alla bandiera della Georgia, i vessilli del Cio e del Canada a mezz'asta. Quando la delegazione georgiana con un fiocco nero alla bandiera è entrata sulla pista del B. C. Place, i 60mila spettatori si sono sciolti nell'ovazione più calda, superata solo da quella per il team canadese. Un momento di emozione pura ma, onestamente, anche il minimo che si potesse fare dopo una tragedia del genere.

Vancouver ha proposto la prima cerimonia al coperto, tenendo alto il livello dopo la perfezione stilistica di Pechino, copiando l'idea dei cetacei proiettati su ampi spazi, in Cina la folla, in Canada una specie di medusa che ha preso possesso del palco centrale. Tanto pop, dal duetto tra l'inossidabile Bryan Adams e una attillatissima Nelly Furtado, ma anche le melodie di Sarah McLachlan, che sfoggiava un collier alla Grace Kelly, e l'arpa di Loreena McKennitt accompagnata da ritmi tribali mentre foglie rosse extralarge si levavano dal terreno. Poi gli indiani, i nativi, protagonisti assoluti della prima fase che ha preceduto la sfilata delle nazioni, gli abitanti delle terre Lil'wat, Musqueam, Squamish e Tsleil-Waututh, gli Inuit dell'Artico, i Metis discendenti di unioni con i cacciatori di pellicce. Maschere sacre di corvi, aquile, serpenti marini, tamburi, e quattro bizzarri totem trasparenti che hanno vigilato sullo show indigeno. Le Giubbe Rosse hanno portato la bandiera canadese all'inizio della cerimonia, centinaia di figuranti hanno inscenato danze e ballate degli emigranti dall'Irlanda, applauditissima al suo ingresso.

Come una buona accoglienza hanno avuto gli azzurri, entrati nel B. C. Place al seguito del portabandiera Giorgio Di Centa. Marjan Kalhor è stata la prima iraniana portabandiera alle Olimpiadi invernali, sfilando con il chador. Dal tetto sono calati snowboarder con tute scarlatte, mentre pattinatori con luci abbaglianti volteggiavano sulla pista ghiacciata. Dopo il discorso rituale di Rogge, che ha ricordato ancora una volta Nodar Kumaritashvili, la "canzone della pace" cantata da KD Lang, il braciere olimpico al kevlar è stato finalmente acceso. I Giochi possono cominciare.