"Lavoro e sacrificio
Così arrivo all'argento"
dall'inviato PAOLO ROSSI
Pietro Piller Cottrer racconta la sua quarta medaglia olimpica: "Ho pianificato la stagione per questo appuntamento. E non ho rimpianti per l'oro". Poi parla del futuro: "Avevo già detto che sarei arrivato ai Mondiali di Oslo del 2011, direi che sto lasciando lo sci"
VANCOUVER - La medaglia dell'orgoglio personale, il podio di un "vecchietto" che non sente i suoi 35 anni. Pietro Piller Cottrer centra la sua quarta medaglia olimpica e lancia la spedizione azzurra del fondo.
Come nasce questa medaglia?
"Dal lavoro, dall'allenamento, dal sacrificio".
Ci credevi?
"Ho pianificato la stagione per questo appuntamento. Lo avevo anche detto che era la mia gara".
Rimpianti per l'oro?
"Lo avessi perso per due secondi, forse. Ma Cologna è arrivato mezzo minuto prima di me...".
Una gara bella, la tua.
"Sì, ho sempre tenuto tutto sotto controllo. A parte lo svizzero".
E ora?
"Sono felice che tutta la squadra sia venuta a festeggiarmi. Ringrazio lo staff, gli ski-men. Un gran lavoro collettivo".
Un trionfo personale.
"Un podio che corona i miei tredici anni di carriera. Con gli alti e bassi di un atleta. Non come certi curriculum".
Per esempio?
"Mi riferisco a storie di atleti che s…
Come nasce questa medaglia?
"Dal lavoro, dall'allenamento, dal sacrificio".
Ci credevi?
"Ho pianificato la stagione per questo appuntamento. Lo avevo anche detto che era la mia gara".
Rimpianti per l'oro?
"Lo avessi perso per due secondi, forse. Ma Cologna è arrivato mezzo minuto prima di me...".
Una gara bella, la tua.
"Sì, ho sempre tenuto tutto sotto controllo. A parte lo svizzero".
E ora?
"Sono felice che tutta la squadra sia venuta a festeggiarmi. Ringrazio lo staff, gli ski-men. Un gran lavoro collettivo".
Un trionfo personale.
"Un podio che corona i miei tredici anni di carriera. Con gli alti e bassi di un atleta. Non come certi curriculum".
Per esempio?
"Mi riferisco a storie di atleti che s…
VANCOUVER - La medaglia dell'orgoglio personale, il podio di un "vecchietto" che non sente i suoi 35 anni. Pietro Piller Cottrer centra la sua quarta medaglia olimpica e lancia la spedizione azzurra del fondo.
Come nasce questa medaglia?
"Dal lavoro, dall'allenamento, dal sacrificio".
Ci credevi?
"Ho pianificato la stagione per questo appuntamento. Lo avevo anche detto che era la mia gara".
Rimpianti per l'oro?
"Lo avessi perso per due secondi, forse. Ma Cologna è arrivato mezzo minuto prima di me...".
Una gara bella, la tua.
"Sì, ho sempre tenuto tutto sotto controllo. A parte lo svizzero".
E ora?
"Sono felice che tutta la squadra sia venuta a festeggiarmi. Ringrazio lo staff, gli ski-men. Un gran lavoro collettivo".
Un trionfo personale.
"Un podio che corona i miei tredici anni di carriera. Con gli alti e bassi di un atleta. Non come certi curriculum".
Per esempio?
"Mi riferisco a storie di atleti che sono apparsi improvvisamente, ed improvvisamente sono scomparsi".
Qualche nome?
"Per carità, ci manca solo che mi metta a fare i nomi".
Stavolta Di Centa è arrivato dietro.
"Ma con Giorgio la rivalità è solo sportiva, per il resto ci prendiamo su un sacco di cose. Vedrete che la prossima gara tocca a lui".
Una medaglia così fa pianificare un futuro più lungo...
"Non credo. Ho detto che sarei arrivato a Oslo 2011, direi che sto lasciando lo sci".
E' sicuro?
"Ci sono i pro e i contro. Vedo le mie bimbe crescere senza di me, è pesante".
Hai già pensato al dopo?
"Al momento penso a Vancouver. Gareggio ancora e, sebbene non è la mia specialità, mi piacerebbe togliermi una soddisfazione nella 50 km, quella a tecnica classica".
Come nasce questa medaglia?
"Dal lavoro, dall'allenamento, dal sacrificio".
Ci credevi?
"Ho pianificato la stagione per questo appuntamento. Lo avevo anche detto che era la mia gara".
Rimpianti per l'oro?
"Lo avessi perso per due secondi, forse. Ma Cologna è arrivato mezzo minuto prima di me...".
Una gara bella, la tua.
"Sì, ho sempre tenuto tutto sotto controllo. A parte lo svizzero".
E ora?
"Sono felice che tutta la squadra sia venuta a festeggiarmi. Ringrazio lo staff, gli ski-men. Un gran lavoro collettivo".
Un trionfo personale.
"Un podio che corona i miei tredici anni di carriera. Con gli alti e bassi di un atleta. Non come certi curriculum".
Per esempio?
"Mi riferisco a storie di atleti che sono apparsi improvvisamente, ed improvvisamente sono scomparsi".
Qualche nome?
"Per carità, ci manca solo che mi metta a fare i nomi".
Stavolta Di Centa è arrivato dietro.
"Ma con Giorgio la rivalità è solo sportiva, per il resto ci prendiamo su un sacco di cose. Vedrete che la prossima gara tocca a lui".
Una medaglia così fa pianificare un futuro più lungo...
"Non credo. Ho detto che sarei arrivato a Oslo 2011, direi che sto lasciando lo sci".
E' sicuro?
"Ci sono i pro e i contro. Vedo le mie bimbe crescere senza di me, è pesante".
Hai già pensato al dopo?
"Al momento penso a Vancouver. Gareggio ancora e, sebbene non è la mia specialità, mi piacerebbe togliermi una soddisfazione nella 50 km, quella a tecnica classica".