Vancouver 2010

La legge di Lindsey
Libera, oro alla Vonn

Doppietta statunitense nella discesa: prima la grande favorita, davanti alla connazionale Julia Mancuso, staccata di 56 centesimi. Indietro le azzurre. Nona la Recchia. Spaventose cadute, senza gravi conseguenze, della svedese Paerson e della svizzera Gisin

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WHISTLER - La discesa libera olimpica non smentisce i pronostici. La grande favorita, la statunitense Lindsey Vonn, ha vinto la medaglia d'oro, scendendo in 1'44''19. Per gli Stati Uniti è doppietta: medaglia d'argento, con un distacco di 56 centesimi, per Julia Mancuso. Bronzo all'Austria con Elisabeth Goergl, a 1''46. Indietro le azzurre, la migliore è stata Lucia Recchia, nona a 2''31. Ancora più attardata la Schnarf, fuori Merighetti e Fanchini.

MISSIONE COMPIUTA - ''E' fantastico, incredibile! E' stata una senzazione bellissima vedere il mio nome come prima sul tabellone e per giunta con alle mie spalle Julia - ha detto la Vonn -. Sapevo esattamente cosa fare e l'ho fatto. Sapevo quale linea scegliere e l'ho seguita". Il successo per la dominatrice della coppa del mondo è arrivato nonostante i problemi fisici: "Ma sarebbe stata dura anche senza. Bisogna sempre essere al top e fare il possibile per lottare. Mi sono fatta male al polso a dicembre, sono tornata e poi è arrivato un problema allo stinco che mi ha dato fastidio. Provo dolore quando scio, specie su questa pista, ma ce l'ho fatta ed è grandioso". La Vonn ha ammesso anche di essere stata "fortunata sia col tempo che con i rinvii, avevo bisogno di questi giorni di riposo. La cosa più difficile è stata non riuscire a effettuare un allenamento completo prima della gara, la gamba mi faceva male, ero stanca e non sapevo cosa aspettarmi. All'ultima porta prima dell'ultimo salto è dove ho perso una Coppa del Mondo".

PISTA SOTTO ACCUSA - Lucia Recchia, nona al traguardo, non riesce ad essere del tutto soddisfatta: "Gli sci saltavano come se si andasse a 200 all'ora - ha spiegato l'azzurra - e il sole di traverso creava un gioco di luci e ombre difficile da gestire. Purtroppo ho commesso un errore che mi è costato molto caro, visto che poi il mio risultato finale è discreto. Ora bisogna che mi concentri sul superG che sarà un po' più lento e potrò giocare tutte le mie carte".

LO SPAVENTO -
La gara è stata caratterizzata da molte, spaventose, cadute. Terribile il volo della giovane romena Edith Miklos, partita con il pettorale numero 35: è volata ad alta velocità infilandosi nelle reti di protezioni. L'atleta, rimasta a terra dopo il violento impatto, è stata prontamente soccorsa dallo staff medico che ha immobilizzato collo e schiena. In precedenza le più gravi erano state quelle della svizzera Gisin e soprattutto di Anja Paerson. La campionessa svedese ha perso l'equilibrio prima del salto finale ed è caduta sbattendo la schiena e le ginocchia. La gara è stata momentaneamente sospesa e l'atleta, subito raggiunta dal suo staff medico, si è rialzata apparentemente senza riportare gravi conseguenze. La Gisin invece è atterrata male sull'ultimo salto. E' scivolata per parecchi metri, finendo poi su un dosso di neve ai bordi del traguardo, che l'ha fatta nuovamente rimbalzare in aria. La Gisin, subito soccorsa, si è rialzata da sola arrivando a piedi nel parterre. In precedenza erano cadute anche l'azzurra Merighetti e la francese Rolland. Altre atlete, anche per la stanchezza, sono cadute subito dopo il traguardo. "Ci vuole più sicurezza", ha detto ai microfoni di Sky Daniela Merighetti, protagonista di una delle cadute.