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Canada in finale
col paisà Luongo

La nazionale di casa batte la Slovacchia e conquista l'accesso alla sfida per l'oro contro gli Stati Uniti. Grande protagonista il portiere di origini italiane
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VANCOUVER - Il Canada-party è salvo. La finale dell'hockey per la medaglia d'oro è salva. Vancouver sospira e fa festa nella notte di venerdì impazzando per il downtown, ringraziando quel portiere il cui nome stona, fra tanti cognomi con i finali in "y" e "z". Roberto Luongo si chiama. Il suo papà è di Avellino, tanti anni fa si spostò a Montreal. E, visti i tempi magri per i nostri azzurri, ci consoliamo anche noi.

E' un goalie, Roberto. Cioè un portiere. Gioca in casa la sua Olimpiade: è il capitano dei Canuck, la squadra di Vancouver. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Ieri il Canada ha guadagnato la finale, battendo la Slovacchia 3-2. Ha ottenuto la rivincita con gli Usa: avverrà domenica alle 12.15, un vero e proprio mezzogiorno di fuoco (in Italia le 21.15).

Ma quanta paura: per due terzi i padroni di casa hanno dominato (2-0, 1-0) poi, negli ultimi venti minuti, hanno avuto il braccino. E, compli…
VANCOUVER - Il Canada-party è salvo. La finale dell'hockey per la medaglia d'oro è salva. Vancouver sospira e fa festa nella notte di venerdì impazzando per il downtown, ringraziando quel portiere il cui nome stona, fra tanti cognomi con i finali in "y" e "z". Roberto Luongo si chiama. Il suo papà è di Avellino, tanti anni fa si spostò a Montreal. E, visti i tempi magri per i nostri azzurri, ci consoliamo anche noi.

E' un goalie, Roberto. Cioè un portiere. Gioca in casa la sua Olimpiade: è il capitano dei Canuck, la squadra di Vancouver. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Ieri il Canada ha guadagnato la finale, battendo la Slovacchia 3-2. Ha ottenuto la rivincita con gli Usa: avverrà domenica alle 12.15, un vero e proprio mezzogiorno di fuoco (in Italia le 21.15).

Ma quanta paura: per due terzi i padroni di casa hanno dominato (2-0, 1-0) poi, negli ultimi venti minuti, hanno avuto il braccino. E, complice anche la disperazione degli slovacchi, stavano per rovinarsi la vita. Dal 3-0 al 3-2, un black out di una decina di minuti che ha regalato agli spettatori cinque minuti finali di vera suspense agonistica, adrenalina pura: il pressing Slovacchia, la difesa Canada, le parate di Luongo, l'ultimo tiro di Zednir che sfiora il palo: chissà che Donald Sutherland, icona del piccolo schermo e spettatore fisso in tribuna in questi giorni ("mi dispiace, non parlo con i giornalisti"), non ne tragga un film sportivo come solo a Hollywood e dintorni sanno fare.

Roberto Luongo ne è stato l'eroe: dodici le sue parate, ora gli toccano gli americani, vincitori 4-2 nelle eliminatorie. Ma Luongo non c'era in quel match e anzi, dopo quella partita, ha riavuto il suo posto da titolare. Capisce perfettamente l'italiano, ma preferisce parlare in inglese. Non vuole ferire l'orgoglio canadese, ad altissimi livelli in questi giorni. Non gli resta che un ultimo capolavoro: respingere gli yankee, lui che ha anche giocato in passato a New York e, in estate, si trasferisce a Fort Lauderdale, in Florida.