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Aggrappati a Razzoli
''Sto bene, sono pronto''

Lo slalom chiude il programma olimpico dello sci. L'Italia si affida all'emiliano, che proverà a salvare la spedizione azzurra: ''Mi sento bene, se vinco faccio chiudere l'officina a mio padre''
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VANCOUVER - Due eredità troppo pesanti. Le zero medaglie dello sci alpino, le radici emiliane come Alberto Tomba. Eppure Giuliano Razzoli affronta col sorriso lo slalom di oggi che chiude il programma olimpico dello sci alpino. "Mi sento bene, sto sciando in modo ottimo, sono pronto" spiega in un'intervista a Repubblica Tv. Venticinquenne dell'Esercito, nato a Razzolo, frazione di Villa Minozzo, Reggio Emilia, "Razzo" si è imposto tra i migliori slalomisti del mondo con la vittoria a Zagabria, seguita dal terzo posto a Kitzbuehel. Riaccendendo la fantasia di chi ricorda un altro emiliano al vertice dello slalom. Per un caso tutt'altro che fortunato, ora si trova nella condizione di dover salvare la spedizione dello sci alpino, che dopo buone premesse è rimasta ferma a zero medaglie per la seconda Olimpiade consecutiva. Ma lui non si preoccupa, anzi diventa quasi spavaldo: "Aspettate la gara, poi vedremo".

Dall'Italia sono partiti venti…
VANCOUVER - Due eredità troppo pesanti. Le zero medaglie dello sci alpino, le radici emiliane come Alberto Tomba. Eppure Giuliano Razzoli affronta col sorriso lo slalom di oggi che chiude il programma olimpico dello sci alpino. "Mi sento bene, sto sciando in modo ottimo, sono pronto" spiega in un'intervista a Repubblica Tv. Venticinquenne dell'Esercito, nato a Razzolo, frazione di Villa Minozzo, Reggio Emilia, "Razzo" si è imposto tra i migliori slalomisti del mondo con la vittoria a Zagabria, seguita dal terzo posto a Kitzbuehel. Riaccendendo la fantasia di chi ricorda un altro emiliano al vertice dello slalom. Per un caso tutt'altro che fortunato, ora si trova nella condizione di dover salvare la spedizione dello sci alpino, che dopo buone premesse è rimasta ferma a zero medaglie per la seconda Olimpiade consecutiva. Ma lui non si preoccupa, anzi diventa quasi spavaldo: "Aspettate la gara, poi vedremo".

Dall'Italia sono partiti venticinque membri del suo Fan Club, un gruppo numeroso nonostante il lungo viaggio: "Spero di far loro un bel regalo". Ed anche questo seguito di fedelissimi ricorda i famosi tifosi di Castel de Britti. Tomba segue il discepolo con affetto, cercando di evitare paragoni scomodi che potrebbero solo danneggiarlo. Ma quando Giuliano vinse la notturna di Zagabria, lui era lì a portarlo in trionfo sulle spalle. Razzoli ha un sogno, nel caso tutto, ma proprio tutto andasse bene oggi a Whistler: "Se vinco faccio chiudere l'officina a mio padre, gli voglio proprio fare un regalo". Il signor Antonio è un costruttore metalmeccanico, primo tifoso del figlio quanto la madre Tiziana, che fa la pittrice.

A questa Italia un po' anomala per il mondo di sci alpino, come era stravagante quella della famiglia Tomba negli anni Ottanta, si chiede un miracolo per illuminare almeno la fine dei Giochi che hanno svelato tante verità amare sull'Italia olimpica. Tra campioni svalutati (Fabris), sfortunati (Heel), sul viale del tramonto (Di Centa, Zoeggeler), sport in calo, giovani che faticano ad emergere, bilanci risicati e politiche miopi, ci sarebbe bisogno di una bella impresa emiliana per risollevare, se possibile, il morale ed un misero medagliere.