VANCOUVER - L'unico azzurro del fondo cui dare 7 in pagella è Pietro Piller Cottrer, argento nella 15 km. E' il leader della squadra, uno dei veterani. Vancouver, dunque, potrebbe essere stata la sua ultima Olimpiade, per il 35enne carabiniere di Sappada.
E' la fine di un'epoca?
"Non so, io parlo solo per me. Certo, la mia carriera è sul finire ed un po' di paura ce l'ho, come qualsiasi cosa che sta per finire no?".
Sta già pensando al futuro?
"Veramente mi sono guardato allo specchio, l'altro giorno, mentre stavo per radermi... e mi sono detto "ma con questa faccia qui non puoi ritirarti"".
Si sente giovane.
"Assolutamente sì".
Arriverà a Sochi?
"Ecco, qui andiamo troppo in là. Fino al 2011 sicuro, poi vediamo".
Il fondo ha fatto flop.
"Ma quale ecatombre... magari tra un anno noi salutiamo e arriva qualche giovane in gamba...".
E' ottimista?
"Del fondo abbiamo sempre detto che è alla fine. Pensate al settore femminile: dopo Belmondo e Paruzzi si disse che non esistevano più e ora cosa ci hanno fatto vedere?".
Ma perché stentiamo ad avere i giovani?
"Guardiamo gli altri: la Norvegia di oggi è Northg-dipendente. La Svezia ha avuto Svan e Mogren, poi grandi catastrofi, poi Elofsson e i Fredrikssnon, Hellner non andava poi è maturato".
Il ricordo bello di questi Giochi?
"Al Villaggio, dove quelli dell'alpino mi dicevano "che bello, tu hai sempre il sorriso". Una cosa che mi ha colpito".
La verità è che c'è poco da sorridere.
"Bah, quest'Italia che non sorride... ci sono le delusioni ma non deve mancare il sorriso".
Cosa ha detto Vancouver, in generale?
"Ha dimostrato il problema di un paese votato solo al calcio, e se continuiamo così perdiamo anche quei pochi campioni rimasti. Da Torino a qui le risorse economiche a disposizione sono state quelle che sono state. L'abbigliamento che arriva a metà stagione, la squadra B e la juniores giusto con una tuta, non si può pretende che si vada forte e si pensi di avere il vivaio senza risorse. Così stanno le cose, ecco perché bisogna essere contenti di quel che arriva".
E' la fine di un'epoca?
"Non so, io parlo solo per me. Certo, la mia carriera è sul finire ed un po' di paura ce l'ho, come qualsiasi cosa che sta per finire no?".
Sta già pensando al futuro?
"Veramente mi sono guardato allo specchio, l'altro giorno, mentre stavo per radermi... e mi sono detto "ma con questa faccia qui non puoi ritirarti"".
Si sente giovane.
"Assolutamente sì".
Arriverà a Sochi?
"Ecco, qui andiamo troppo in là. Fino al 2011 sicuro, poi vediamo".
Il fondo ha fatto flop.
"Ma quale ecatombre... magari tra un anno noi salutiamo e arriva qualche giovane in gamba...".
E' ottimista?
"Del fondo abbiamo sempre detto che è alla fine. Pensate al settore femminile: dopo Belmondo e Paruzzi si disse che non esistevano più e ora cosa ci hanno fatto vedere?".
Ma perché stentiamo ad avere i giovani?
"Guardiamo gli altri: la Norvegia di oggi è Northg-dipendente. La Svezia ha avuto Svan e Mogren, poi grandi catastrofi, poi Elofsson e i Fredrikssnon, Hellner non andava poi è maturato".
Il ricordo bello di questi Giochi?
"Al Villaggio, dove quelli dell'alpino mi dicevano "che bello, tu hai sempre il sorriso". Una cosa che mi ha colpito".
La verità è che c'è poco da sorridere.
"Bah, quest'Italia che non sorride... ci sono le delusioni ma non deve mancare il sorriso".
Cosa ha detto Vancouver, in generale?
"Ha dimostrato il problema di un paese votato solo al calcio, e se continuiamo così perdiamo anche quei pochi campioni rimasti. Da Torino a qui le risorse economiche a disposizione sono state quelle che sono state. L'abbigliamento che arriva a metà stagione, la squadra B e la juniores giusto con una tuta, non si può pretende che si vada forte e si pensi di avere il vivaio senza risorse. Così stanno le cose, ecco perché bisogna essere contenti di quel che arriva".