Elezioni Comunali Risultati 2013

Comunali, sempre meno alle urne.
"Cittadini delusi da tutti", è già scontro

I dati del Viminale danno l'affluenza alle urne al 62,5% degli aventi diritto, un calo che sfiora il 15% rispetto alle precedenti amministrative. A Roma ha votato il 52,8% degli aventi diritto, quasi il 21% in meno del 2008. Nella Capitale, il M5S passa dal 27,27% dei consensi alle politiche di febbraio al 12,8% raccolto dal suo candidato sindaco De Vito

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ROMA - Ancor prima di pronunciare i suoi verdetti e affidare incarichi e poltrone, l'appuntamento con le elezioni comunali offre ancora una volta un dato a cui pensare, ormai, come a una vera emergenza democratica. Ed è ovviamente quello relativo all'astensionismo. Secondo i dati elaborati dal Viminale, l'astensionismo si aggira intorno al 62,38%. Nelle precedenti amministrative l'affluenza era stata del 77,16%. Il calo, dunque, è netto e sfiora il 15%.

A Siena, si legge sul sito del Ministero dell'Interno, si è recato a votare il 68,39% degli aventi diritto, contro il 76,64% delle elezioni comunali precedenti. A Sondrio è andato a votare il 59,56%, contro il 79,77 precedente. A Brescia i votanti sono stati pari al 65,54% contro l'84,90% precedente. A Treviso gli elettori alle urne sono stati il 63,25% (erano il 79,4% nelle comunali precedenti). A Pisa il dato è di 55,77% degli aventi diritto alle urne, contro il 79,95% delle elezioni precedenti. Nel complesso l'affluenza alle urne ovunque ha registrato un brusco calo. Ad Avellino è andato a votare il 76,96% degli aventi diritto, contro il 82,20% precedente.

Spietato il risultato di Roma, dove si è recata ai seggi poco più della metà degli aventi diritto al voto: il 52,8%, quasi 21 punti in meno del 2008, quando votò il 74,49% dell'elettorato. Come a dire che, stavolta, un romano su due ha preferito fare altro piuttosto che contare nella scelta dei suoi amministratori.

Proprio sull'astensionismo riflette il Movimento 5 Stelle, che appena tre mesi dopo le elezioni politiche ha accusato a Roma un pesantissimo crollo dei consensi, passando dal 27,27 per cento di febbraio al 13% circa di voti per il candidato "stellato" Marcello De Vito.

"Siamo poco avvezzi a queste dichiarazioni rituali - premette Massimo Marinelli, dello staff di De Vito -. Ma come cittadini siamo molto colpiti dal dato dell'astensionismo, pare il 53% dei votanti. E' un dato clamoroso che dimostra la disaffezione e la distanza dei cittadini dalla politica e dai partiti. Ci stiamo tutti interrogando sulla portata".

Il Movimento 5 Stelle attende "dati di maggiore consistenza", ma intanto deve incassare le prime bordate. "Il crollo dell'affluenza alle amministrative è sintomo della rabbia e della disaffezione dell'elettorato nei confronti dell'intero sistema politico, compreso il M5S - afferma Bruno Tabacci, leader del Centro Democratico -. Era stato lo stesso Grillo finora a vantarsi, in parte anche a ragione, di offrire un'alternativa all'astensionismo. Oggi il voto di Roma e negli altri comuni, dimostra che chi intende manifestare il proprio dissenso nei confronti della politica sceglie di protestare stando a casa, piuttosto che votando Grillo. Mi auguro che anche il M5S colga il segnale inequivocabile che viene dai cittadini: la chiusura su tutto non basta più e viene considerata alla stregua dell'inconcludenza dei partiti tradizionali".

Al comitato elettorale di Ignazio Marino, candidato del centrosinistra a sindaco di Roma, si tratta di "un problema più a livello nazionale. A Roma aspettiamo i dati veri". "C'è preoccupazione per il dato politico a livello nazionale - spiegano - perché indica una mancanza di fiducia nel voto e nella politica. L'astensionismo a Roma poi è distribuito omogeneamente in tutti i municipi e quindi ci fa pensare a una disaffezione generale. Non possiamo nascondere che c'è stato anche un problema di informazione. Qualcuno addirittura non sapeva neanche che si votava. Difficile fare previsioni su chi sarà avvantaggiato o danneggiato dall'astensionismo".

Quanto ad Alemanno, il primo a parlare nel quartier generale del sindaco uscente e candidato al Campidoglio per il Pdl è il senatore Andrea Augello. "Alemanno non è deluso - dice il coordinatore della campagna elettorale - ma in questo momento sta facendo una riflessione politica" sulla fuga alle urne. "Alemanno non ha nessuna colpa sotto questo aspetto" aggiunge Augello, scaricando ogni responsabilità su Marino: "Ha puntato su temi molto astratti e non ha aiutato gli elettori alla ricerca di temi concreti su cui confrontarsi. Per appassionare la gente servono due offerte in campo". 

Più prudente la riflessione di Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia, presente nel comitato elettorale di Alemanno. "Un romano su due che non vota deve preoccupare, vuol dire che non c'è solo la disaffezione alla politica ma un disagio sociale esteso, che si può rappresentare anche dal fatto che questa tendenza è maggiormente accentuata nella aree periferiche della città. Sul resto la partita è aperta perché al ballottaggio è come se si avviasse un'altra partita e si ricomincia da zero".