ROMA - Deboli al Nord e al Centro: sotto la soglia del 4%. Meglio al Sud e nelle Isole, rispettivamente 5,8% e 6,8%. Il risultato nazionale si ferma al 4,4%. La scommessa di Alfano paga a metà. E il suo Nuovo centro destra, nonostante l'alleanza con l'Udc di Casini, non riesce a decollare. Un abisso lo separa ancora da Forza Italia: Berlusconi resta ancora il "padre" elettoralmente intoccabile. E i Fratelli d'Italia a trazione Meloni - La Russa sono a un passo. Certo, l'obiettivo era il quorum. "Abbiamo affrontato la tempesta: e lo tsunami non ci ha travolto", twitta Alfano. Che aggiunge: "Il governo non è un moncolore Pd". "La nostra scelta di reponsabilità è stata premiata", il controcinguettio di Maurizio Lupi, uno dei tre eletti dell'Ncd. "Siamo una realtà incrontrovertibile della politica italiana", annuncia, solenne, Roberto Formigoni. Ma sotto la superfice le questioni politiche non mancano.
Era necessario? Parte dell'opinione pubblica - e dei commentatori - vicina al centrodestra, accusano Alfano di sfascismo. La questione è: "Era proprio necessario, alla luce dei risultati elettorali, scrivere la parola fine sul Popolo delle libertà?". I conti sono presto fatti. Forza Italia e il Nuovo centro destra insieme avrebbero toccato il 23% dei consensi. Comunque un abisso dal Pd. Ma un risultato sufficiente per scalzare il MoVimento di Grillo dal secondo gradini del podio. Un risultato che forse avrebbe restituito al centrodestra un potere contrattuale maggiore al tavolo delle riforme. O che avrebbe, con ogni probabilità, soltanto allungato l'agonia del centrodestra a trazione berlusconiana.
Il non-decollo. Inizia qui la scommessa di Alfano. La posta in gioco è proprio la costruzione di una formazione di centrodestra dalle caratteristiche europee, priva delle distorsioni e delle anomalie berlusconiane. L'intenzione c'è, magari anche l'impegno, ma gli obiettivi restano lontani. Il 4,4% è un risultato che spinge il partito di Alfano in un limbo: l'unica forza resta la presenza nel governo. E di sicuro hanno pesato le ultime vicende giudiziarie che hannno coinvolto numerosi esponenti del partito del ministro dell'Interno. Dalla De Girolamo a Scoppellitti, da Paolo Romano al sottosegretario Gentile.
Le ricadute sul governo. E il risultato degli alfaniani, quali effetti avrà sul governo Renzi? Il trionfo del Pd suggerisce che da oggi il premier sarà molto più libero rispetto ai vincoli imposti dall'Ncd sulle riforme. Ma i numeri sono numeri, e in Parlamento - soprattutto al Senato - ogni seggio vale oro. E una delle chiavi interpretative del voto suggerite dall'Ncd è proprio che il voto favorevole al governo, premia tutte le forze che, avendo scelto la responsabilità, sostengono l'esecutivo. E le parole rivolte dal ministro dell'interno a Renzi, non lasciano spazio a dubbi: "Il governo non è un monocolore Pd".
Verso il polo dei moderati. I prossimi passi politici dell'Ncd saranno dedicati alla costruzione di un polo moderato. Si parte proprio dall'esperienza con "gli amici dell'Udc". Alfano: "Siamo stati in prima linea per difendere l'area dei moderati. E siamo qui a rivendicare di avere avuto ragione quando avevamo deciso di non fare cadere nel baratro l'Italia". Poi l'attacco a Forza Italia: "Il partito di Berlusconi crolla e noi abbiamo un patrimonio enorme sul quale costruire il futuro: un milione e duecentomila voti per ricostruire l'area moderata. Devono capire che il mondo è cambiato".
Era necessario? Parte dell'opinione pubblica - e dei commentatori - vicina al centrodestra, accusano Alfano di sfascismo. La questione è: "Era proprio necessario, alla luce dei risultati elettorali, scrivere la parola fine sul Popolo delle libertà?". I conti sono presto fatti. Forza Italia e il Nuovo centro destra insieme avrebbero toccato il 23% dei consensi. Comunque un abisso dal Pd. Ma un risultato sufficiente per scalzare il MoVimento di Grillo dal secondo gradini del podio. Un risultato che forse avrebbe restituito al centrodestra un potere contrattuale maggiore al tavolo delle riforme. O che avrebbe, con ogni probabilità, soltanto allungato l'agonia del centrodestra a trazione berlusconiana.
Il non-decollo. Inizia qui la scommessa di Alfano. La posta in gioco è proprio la costruzione di una formazione di centrodestra dalle caratteristiche europee, priva delle distorsioni e delle anomalie berlusconiane. L'intenzione c'è, magari anche l'impegno, ma gli obiettivi restano lontani. Il 4,4% è un risultato che spinge il partito di Alfano in un limbo: l'unica forza resta la presenza nel governo. E di sicuro hanno pesato le ultime vicende giudiziarie che hannno coinvolto numerosi esponenti del partito del ministro dell'Interno. Dalla De Girolamo a Scoppellitti, da Paolo Romano al sottosegretario Gentile.
Le ricadute sul governo. E il risultato degli alfaniani, quali effetti avrà sul governo Renzi? Il trionfo del Pd suggerisce che da oggi il premier sarà molto più libero rispetto ai vincoli imposti dall'Ncd sulle riforme. Ma i numeri sono numeri, e in Parlamento - soprattutto al Senato - ogni seggio vale oro. E una delle chiavi interpretative del voto suggerite dall'Ncd è proprio che il voto favorevole al governo, premia tutte le forze che, avendo scelto la responsabilità, sostengono l'esecutivo. E le parole rivolte dal ministro dell'interno a Renzi, non lasciano spazio a dubbi: "Il governo non è un monocolore Pd".
Verso il polo dei moderati. I prossimi passi politici dell'Ncd saranno dedicati alla costruzione di un polo moderato. Si parte proprio dall'esperienza con "gli amici dell'Udc". Alfano: "Siamo stati in prima linea per difendere l'area dei moderati. E siamo qui a rivendicare di avere avuto ragione quando avevamo deciso di non fare cadere nel baratro l'Italia". Poi l'attacco a Forza Italia: "Il partito di Berlusconi crolla e noi abbiamo un patrimonio enorme sul quale costruire il futuro: un milione e duecentomila voti per ricostruire l'area moderata. Devono capire che il mondo è cambiato".