Berlino ora guarda a Renzi: l'Italia nuova sponda, mentre la Francia diventa un problema
Andrea Tarquini, dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINILa vittoria del Pd accolta con entusiasmo del leader Spd Sigmar Gabriel: "Ora possiamo batterci per un'Europa migliore che lanci politiche per la ripresa". Ma anche dalla Merkel. La Germania preoccupata per l'avanzata di Marine Le Pen: l'alleato storico non è più così affidabile
BERLINO - "Abbiamo vinto noi della Spd grazie a Martin Schulz, ma ha vinto Matteo Renzi in Italia. Il suo è un successo straordinario, e grazie a lui i socialisti europei possono ora battersi per un'Europa migliore, un'Europa che lanci politiche per la ripresa economica e prima di tutto per l'occupazione, specie per affrontare il dramma scandaloso dei milioni di giovani senza lavoro". Sigmar Gabriel, leader della Spd (socialdemocrazia, il più antico partito di sinistra del mondo, al governo a Berlino nella grosse Koalition di Angela Merkel), non lesina elogi al premier italiano. E insieme esprime preoccupazione per la Francia. Preoccupazione che nelle parole del suo compagno di partito, il ministro degli Esteri Frank Walter Steinmeier, diventa allarme estremo. Rivoluzione copernicana a Berlino: nel day after delle elezioni europee, la Quinta Repubblica che dal dopoguerra, dalla riconciliazione storica tra Konrad Adenauer e il generale Charles de Gaulle, è…
BERLINO - "Abbiamo vinto noi della Spd grazie a Martin Schulz, ma ha vinto Matteo Renzi in Italia. Il suo è un successo straordinario, e grazie a lui i socialisti europei possono ora battersi per un'Europa migliore, un'Europa che lanci politiche per la ripresa economica e prima di tutto per l'occupazione, specie per affrontare il dramma scandaloso dei milioni di giovani senza lavoro". Sigmar Gabriel, leader della Spd (socialdemocrazia, il più antico partito di sinistra del mondo, al governo a Berlino nella grosse Koalition di Angela Merkel), non lesina elogi al premier italiano. E insieme esprime preoccupazione per la Francia. Preoccupazione che nelle parole del suo compagno di partito, il ministro degli Esteri Frank Walter Steinmeier, diventa allarme estremo. Rivoluzione copernicana a Berlino: nel day after delle elezioni europee, la Quinta Repubblica che dal dopoguerra, dalla riconciliazione storica tra Konrad Adenauer e il generale Charles de Gaulle, è stata l'alleato-chiave, nel tandem-guida dell'Europa, diventa caso di massimo rischio. E l'Italia, sempre adorata ma mai presa sul serio, si trasforma col trionfo di Renzi in una nuova sponda, di cui la prima potenza europea comincia a pensare di non poter fare a meno.
"Il nostro successo ha un nome, Martin Schulz. Ma il successo grande, inatteso, il grande rafforzamento dei socialisti europei è made in Italy, lo dobbiamo a Matteo che chiamerò al telefono tra pochi minuti, per congratularmi e ringraziarlo", dice Gabriel alla conferenza stampa nel Lichthof (il cortile col tetto vetrato, tipico dei palazzi postmoderni di Berlino come di quelli del Kaiser) del Willy-Brandt-Haus, il quartier generale Spd nel cuore della Kreuzberg multietnica, la Notting Hill berlinese. E continua: "Matteo ha avuto un successo enorme, ha mostrato a tutta l'Europa come contro ogni populismo si può vincere, con argomenti seri". E ancora: "Con lui, coi suoi eurodeputati prima pattuglia nel gruppo parlamentare Pse e noi come secondi, ci batteremo per un programma in dieci punti. Il primo punto è una politica per lottare contro la gigantesca disoccupazione giovanile, e per ridurre i debiti sovrani con una politica per gli investimenti, la crescita e l'occupazione. Il secondo punto è la giustizia fiscale. Poi chiederemo anche una reindustrializzazione dell'Europa, e una solidarietà tra Paesi Ue per affrontare il problema dei migranti". Insomma nessuno va lasciato solo, a cominciare dall'Italia con i suoi ottomila chilometri di coste.
Italia credibile, insomma. Indirettamente lo ha detto anche Angela Merkel, pronunciando parole allarmate per l'avanzata populista, cui Renzi ha saputo rispondere ma altri no. Per cui il presidente del Consiglio italiano, di fronte all'allarme della 'donna più potente del mondo' per la crescita delle nuove destre, può trovarsi rafforzato nel negoziato con Berlino sulle priorità per crescita e occupazione.
"Siamo fieri di avere finalmente Renzi e il suo partito nel Pse, il posto che loro appartiene, pochi mesi fa questo suo successo non era immaginabile", incalza Gabriel. Ben altri i toni sulla Francia, fino a ieri appunto partner privilegiato della Bundesrepublik. Il risultato di Marine Le Pen è "molto allarmante", secondo il ministro degli Esteri Steinmeier. Il successo dei populisti è deplorevole, ora bisogna puntare sulla crescita economica, ha detto la stessa Merkel in quella che suona come una possibile prima concessione a Renzi e alla Spd. Berlino si prepara a una serata e poi forse una nottata di difficile analisi della situazione tra i partner della grosse Koalition.
L'Italia non preoccupa più, il trionfo del Front National "è un segnale grave". Nell'anonimato, fonti governative evocano l'incubo di Marine Le Pen, erede politica di fatto di Vichy, che un giorno potrebbe conquistare l'Eliseo e ricevere in consegna la 'valigetta nera' con i codici di lancio delle 300 bombe atomiche francesi. E guarda caso l'altro giorno alla ILA, il salone aeronautico di Berlino, per la prima volta nella storia le forze armate tedesche hanno inscenato un'esercitazione di intervento d'emergenza e autodifesa con commandos, caccia Eurofighter e bombardieri Tornado, quelli che la Luftwaffe condivide con l'aeronautica italiana e la Raf. Addio Parigi bella, o almeno arrivederci: nel feeling e nella strategia la Germania merkeliana cerca nuove sponde europee, e guarda anche a Renzi trionfatore.
"Il nostro successo ha un nome, Martin Schulz. Ma il successo grande, inatteso, il grande rafforzamento dei socialisti europei è made in Italy, lo dobbiamo a Matteo che chiamerò al telefono tra pochi minuti, per congratularmi e ringraziarlo", dice Gabriel alla conferenza stampa nel Lichthof (il cortile col tetto vetrato, tipico dei palazzi postmoderni di Berlino come di quelli del Kaiser) del Willy-Brandt-Haus, il quartier generale Spd nel cuore della Kreuzberg multietnica, la Notting Hill berlinese. E continua: "Matteo ha avuto un successo enorme, ha mostrato a tutta l'Europa come contro ogni populismo si può vincere, con argomenti seri". E ancora: "Con lui, coi suoi eurodeputati prima pattuglia nel gruppo parlamentare Pse e noi come secondi, ci batteremo per un programma in dieci punti. Il primo punto è una politica per lottare contro la gigantesca disoccupazione giovanile, e per ridurre i debiti sovrani con una politica per gli investimenti, la crescita e l'occupazione. Il secondo punto è la giustizia fiscale. Poi chiederemo anche una reindustrializzazione dell'Europa, e una solidarietà tra Paesi Ue per affrontare il problema dei migranti". Insomma nessuno va lasciato solo, a cominciare dall'Italia con i suoi ottomila chilometri di coste.
Italia credibile, insomma. Indirettamente lo ha detto anche Angela Merkel, pronunciando parole allarmate per l'avanzata populista, cui Renzi ha saputo rispondere ma altri no. Per cui il presidente del Consiglio italiano, di fronte all'allarme della 'donna più potente del mondo' per la crescita delle nuove destre, può trovarsi rafforzato nel negoziato con Berlino sulle priorità per crescita e occupazione.
"Siamo fieri di avere finalmente Renzi e il suo partito nel Pse, il posto che loro appartiene, pochi mesi fa questo suo successo non era immaginabile", incalza Gabriel. Ben altri i toni sulla Francia, fino a ieri appunto partner privilegiato della Bundesrepublik. Il risultato di Marine Le Pen è "molto allarmante", secondo il ministro degli Esteri Steinmeier. Il successo dei populisti è deplorevole, ora bisogna puntare sulla crescita economica, ha detto la stessa Merkel in quella che suona come una possibile prima concessione a Renzi e alla Spd. Berlino si prepara a una serata e poi forse una nottata di difficile analisi della situazione tra i partner della grosse Koalition.
L'Italia non preoccupa più, il trionfo del Front National "è un segnale grave". Nell'anonimato, fonti governative evocano l'incubo di Marine Le Pen, erede politica di fatto di Vichy, che un giorno potrebbe conquistare l'Eliseo e ricevere in consegna la 'valigetta nera' con i codici di lancio delle 300 bombe atomiche francesi. E guarda caso l'altro giorno alla ILA, il salone aeronautico di Berlino, per la prima volta nella storia le forze armate tedesche hanno inscenato un'esercitazione di intervento d'emergenza e autodifesa con commandos, caccia Eurofighter e bombardieri Tornado, quelli che la Luftwaffe condivide con l'aeronautica italiana e la Raf. Addio Parigi bella, o almeno arrivederci: nel feeling e nella strategia la Germania merkeliana cerca nuove sponde europee, e guarda anche a Renzi trionfatore.