ROMA - Da tifoso viola a Matteo Renzi il paragone forse non piacerà, ma anche l'analisi dei dati su base territoriale lo conferma: in queste elezioni europee il suo Pd si è comportato come la Juventus dei 102 punti: record su record e avversari tenuti a distanza siderale. I democratici, meglio ancora dei bianconeri, finiscono imbattuti.
Nelle cinque circoscrizioni, il Pd è sempre al comando. Nel Nord Ovest arriva al 40,6% (M5S al 18,4% e Forza Italia al 16,2%). Nel Nord Est, Renzi raggiunge il 43,5% con i grillini al 19% e Forza Italia al 12,9%. Nella circoscrizione del Centro, il Pd tocca il suo record al 46,6%; l'M5S è al 21,8% e Forza Italia al 14,8%. Nella circoscrizione meridionale e nelle isole era previsto il sorpasso di Grillo nei confronti del Pd. Le urne hanno suonato tutt'altra musica. Nella circoscrizione del Sud il Pd tocca quota 35%, l'M5S si ferma al 25% e Forza Italia al 22%, grazie in parte alla tenuta in Puglia, dove è scattato "l'effetto Fitto", e in Campania.
Nelle Isole i grillini toccano il loro miglior risultato (27,3% col 30,5% in Sardegna) ma restano molto indietro rispetto al Pd che raggiunge il 34,9% con il 38,7 in Sardegna e il 33,7% in Sicilia. Forza Italia si ferma, nella circoscrizione insulare, al 20%. Bene, il Movimento 5 Stelle, anche in casa del fondatore, a Genova, dove raccoglie il 27,35%, ma rimane comunque lontano dal 44,6% ottenuto dal Pd.
I democratici, per restare alla metafora calcistica, sono riusciti a vincere ovunque, compresi quei campi dove erano soliti rimediare solo sonore batoste. Il Veneto, ad esempio, dove il Pd è stato a lungo il terzo partito (nel 1994, per dire, il centrosinistra in tutto il Nordest elesse un solo parlamentare). Ieri invece si è imposto con il 43,5%, ben 3 punti sopra la già altissima media nazionale.
Ma, sempre per rimanere al Nordest, nel Trentino Alto Adige a Renzi è riuscita un'impresa inaudita, riuscendo ad espugnare persino la fortezza della SVP, ottenendo con il 29,9% un punto in più degli autonomisti sudtirolesi.
Se nelle roccaforti rosse dell'Italia centrale il Pd va ben oltre la media nazionale, superando addirittura ampiamente il 55% in Toscana e il 52% in Emilia Romagna, nel resto del Centro, così come nel Sud, i democratici superano saldamente il 33% anche in regioni tradizionalmente difficili come Calabria e Sicilia. Inoltre sono ben altre otto le regioni in cui il Pd va oltre il 40 per cento: Umbria (49,2%), Valle d'Aosta (47,1%) Marche (45,5%), Basilicata (42,2%), Friuli Venezia Giulia (42,2%), Liguria (41,7%), Lombardia (40,3%) e Piemonte (40,7%), dove tutto lascia quindi supporre un imminente trionfo di Sergio Chiamparino alle regionali che si svolgevano in contemporanea.
Entrando ancor più nel dettaglio, anche l'analisi del voto nelle grandi città e in alcuni luoghi simbolo regala a Renzi grandi motivi di soddisfazione. A Roma, ad esempio, il Pd con il 43% ottiene un risultato storico e stacca il M5S al 25. Ma ancora più piacere farà in via del Nazzareno il risultato di Milano, dove il Pd conquista un incredibile 43,3%, relegando Grillo (fermo a 15,71) al terzo posto, superato anche da Forza Italia (16,8). Amaro per il movimento pure lo scrutinio di Parma, città simbolo della sua ascesa. Nel capoluogo emiliano governato dal grillino (per quanto critico) Federico Pizzarotti, i democratici con il 52% ottengono oltre il doppio dei voti del M5S.
Nelle cinque circoscrizioni, il Pd è sempre al comando. Nel Nord Ovest arriva al 40,6% (M5S al 18,4% e Forza Italia al 16,2%). Nel Nord Est, Renzi raggiunge il 43,5% con i grillini al 19% e Forza Italia al 12,9%. Nella circoscrizione del Centro, il Pd tocca il suo record al 46,6%; l'M5S è al 21,8% e Forza Italia al 14,8%. Nella circoscrizione meridionale e nelle isole era previsto il sorpasso di Grillo nei confronti del Pd. Le urne hanno suonato tutt'altra musica. Nella circoscrizione del Sud il Pd tocca quota 35%, l'M5S si ferma al 25% e Forza Italia al 22%, grazie in parte alla tenuta in Puglia, dove è scattato "l'effetto Fitto", e in Campania.
Nelle Isole i grillini toccano il loro miglior risultato (27,3% col 30,5% in Sardegna) ma restano molto indietro rispetto al Pd che raggiunge il 34,9% con il 38,7 in Sardegna e il 33,7% in Sicilia. Forza Italia si ferma, nella circoscrizione insulare, al 20%. Bene, il Movimento 5 Stelle, anche in casa del fondatore, a Genova, dove raccoglie il 27,35%, ma rimane comunque lontano dal 44,6% ottenuto dal Pd.
I democratici, per restare alla metafora calcistica, sono riusciti a vincere ovunque, compresi quei campi dove erano soliti rimediare solo sonore batoste. Il Veneto, ad esempio, dove il Pd è stato a lungo il terzo partito (nel 1994, per dire, il centrosinistra in tutto il Nordest elesse un solo parlamentare). Ieri invece si è imposto con il 43,5%, ben 3 punti sopra la già altissima media nazionale.
Ma, sempre per rimanere al Nordest, nel Trentino Alto Adige a Renzi è riuscita un'impresa inaudita, riuscendo ad espugnare persino la fortezza della SVP, ottenendo con il 29,9% un punto in più degli autonomisti sudtirolesi.
Se nelle roccaforti rosse dell'Italia centrale il Pd va ben oltre la media nazionale, superando addirittura ampiamente il 55% in Toscana e il 52% in Emilia Romagna, nel resto del Centro, così come nel Sud, i democratici superano saldamente il 33% anche in regioni tradizionalmente difficili come Calabria e Sicilia. Inoltre sono ben altre otto le regioni in cui il Pd va oltre il 40 per cento: Umbria (49,2%), Valle d'Aosta (47,1%) Marche (45,5%), Basilicata (42,2%), Friuli Venezia Giulia (42,2%), Liguria (41,7%), Lombardia (40,3%) e Piemonte (40,7%), dove tutto lascia quindi supporre un imminente trionfo di Sergio Chiamparino alle regionali che si svolgevano in contemporanea.
Entrando ancor più nel dettaglio, anche l'analisi del voto nelle grandi città e in alcuni luoghi simbolo regala a Renzi grandi motivi di soddisfazione. A Roma, ad esempio, il Pd con il 43% ottiene un risultato storico e stacca il M5S al 25. Ma ancora più piacere farà in via del Nazzareno il risultato di Milano, dove il Pd conquista un incredibile 43,3%, relegando Grillo (fermo a 15,71) al terzo posto, superato anche da Forza Italia (16,8). Amaro per il movimento pure lo scrutinio di Parma, città simbolo della sua ascesa. Nel capoluogo emiliano governato dal grillino (per quanto critico) Federico Pizzarotti, i democratici con il 52% ottengono oltre il doppio dei voti del M5S.