ROMA - Con Monti sì, con Monti no, con Monti forse. Le infinite discussioni che hanno animato la campagna elettorale del centrosinistra sembrano lontane un secolo dopo che i dati reali hanno consegnato a Pierluigi Bersani una buona dose di delusione e problemi ben più gravi del come gestire l'eventuale alleanza con il Professore. L'ipotesi peggiore, per la coalizione Pd-Sel, sembrava quella di doversi piegare a una trattativa con i centristi per compensare una vittoria ampia alla Camera, ma monca al Senato. La realtà è ben più amara e non solo per colpa dei democratici. Ora l'interlocutore, se non si vuole lasciare il Paese in preda all'ingovernabilità e ritornare subito alle urne, è semmai Beppe Grillo, ma per il momento non è ancora chiaro se si tratta di una strada percorribile.
Il flop delle liste collegate al presidente del Consiglio e l'incredibile rimonta del Pdl, che dalla Lombardia al Veneto, dalla Sicilia alla Campania, ha conservato la maggioranza in tutte le regioni indispensabili per fare il pieno a Palazzo Madama, rendono infatti impossibile la formazione di una maggioranza di centro-centrosinistra al Senato.
"Il centrosinistra ha vinto alla Camera e per numero di voti anche al Senato. E' evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell'interesse dell'Italia", dice il segretario poco prima della mezzanotte dopo un lungo silenzio.
Colti in contropiede da un esito decisamente negativo e inaspettato (i sondaggi a un certo punto della campagna elettorale aveva fatto pensare persino a un risultato oltre il 30%), i vertici del Pd sono stati subito improntati al pessimismo. "Se le cose stanno così, il prossimo parlamento sarà ingovernabile. Si farà subito una nuova legge elettorale e si torna a votare", ha commentato il vicesegretario Enrico Letta. Posizione poi rettificata con il passare delle ore. "Prima di scenari sul dopo voto aspettiamo i risultati finali. Rimaniamo fiduciosi", ha scritto il vicesegretario del Pd su Twitter. "E ipotesi nuovi voti anticipati non sarebbe la soluzione", ha chiarito.
Concetto esposto poi in maniera più articolata nel corso di una conferenza stampa notturna. "Chi vince alla Camera, comunque sia e chiunque sia, dovrà avere l'onere della responsabilità di fare le prime proposte al Capo dello Stato", ha detto ancora Letta facendo le veci di Bersani in attesa dei dati definitivi. "Il ritorno al voto immediato - ha insistito - non pare a oggi la prospettiva da perseguire e abbiamo fiducia che il Capo dello Stato possa aiutare a trovare le soluzioni migliori".
"Pierluigi Bersani è il nostro candidato premier - ribadisce Letta - sarà una crisi complessa da vivere e da gestire ed è una crisi da gestire un passo dopo l'altro. L'idea di affrettarla potrebbe portare a fare dei capitomboli. Visto che c'è di mezzo il Paese, è bene fare un passo dopo l'altro, ci assumeremo le responsabilità che saranno necessarie".
Tra le tante possibili soluzioni attualmente sul tappeto, per quanto premature, c'è anche quella di un tentativo di intesa con il M5S, magari da concordare su un programma molto preciso e limitato. "Se questi dati vengono confermati la maggioranza dei voti è al centrosinistra sia alla Camera che al Senato. Quindi tocca al centrosinistra l'onere di una proposta per rispondere alla domanda di cambiamento che avanza il Paese", spiega Nichi Vendola. "Ho sentito Bersani e la nostra prima valutazione è stata questa: tocca a noi", aggiunge.
"Il centrosinistra - sottolinea ancora Vendola - dovrà essere immediatamente capace di curare le ferite della nostra democrazia. Penso alla legge sul conflitto interessi, penso a una norma durissima contro la corruzione, penso ad una accanita lotta contro la povertà, nei primi cento giorno dobbiamo rispondere a quello che il paese ci manda a dire con radicalità". Al contrario, "un governissimo sarebbe la più velenosa delle sciagure".
Il leader di Sel apre quindi a Grillo. "Penso che abbiamo di fronte un parlamento che ha dentro di sé delle grandi incognite, ma il parlamento serve perché ci si possa conoscere, parlare. Nel vocabolario del Movimento Cinque Stelle - ricorda - ci sono tante parole che hanno a che fare con i dilemmi di questa epoca, abbiamo il dovere di un confronto".
L'ingovernabilità del Paese e la possibilità che dallo stallo si finisca per ritornare alle urne (eventualità dagli esiti e dalle ricadute sulla tenuta economica e sociale tutte da decifrare) terranno dunque banco nei prossimi giorni, con il Pd che deve inevitabilmente fare i conti con un risultato ben al di sotto delle aspettative. Nessuna delle regioni in bilico è stata conquistata, la vittoria alla Camera è arrivata solo per 124mila voti e il partito più votato non è Pd bensì il Movimento 5 Stelle. Uno scenario davanti al quale il segretario Pierluigi Bersani difficilmente non verrà chiamato a dare delle spiegazioni. E c'è già chi è pronto a scommettere su un ritorno in pista di Matteo Renzi in tempi strettissimi.
Il flop delle liste collegate al presidente del Consiglio e l'incredibile rimonta del Pdl, che dalla Lombardia al Veneto, dalla Sicilia alla Campania, ha conservato la maggioranza in tutte le regioni indispensabili per fare il pieno a Palazzo Madama, rendono infatti impossibile la formazione di una maggioranza di centro-centrosinistra al Senato.
"Il centrosinistra ha vinto alla Camera e per numero di voti anche al Senato. E' evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell'interesse dell'Italia", dice il segretario poco prima della mezzanotte dopo un lungo silenzio.
Colti in contropiede da un esito decisamente negativo e inaspettato (i sondaggi a un certo punto della campagna elettorale aveva fatto pensare persino a un risultato oltre il 30%), i vertici del Pd sono stati subito improntati al pessimismo. "Se le cose stanno così, il prossimo parlamento sarà ingovernabile. Si farà subito una nuova legge elettorale e si torna a votare", ha commentato il vicesegretario Enrico Letta. Posizione poi rettificata con il passare delle ore. "Prima di scenari sul dopo voto aspettiamo i risultati finali. Rimaniamo fiduciosi", ha scritto il vicesegretario del Pd su Twitter. "E ipotesi nuovi voti anticipati non sarebbe la soluzione", ha chiarito.
Concetto esposto poi in maniera più articolata nel corso di una conferenza stampa notturna. "Chi vince alla Camera, comunque sia e chiunque sia, dovrà avere l'onere della responsabilità di fare le prime proposte al Capo dello Stato", ha detto ancora Letta facendo le veci di Bersani in attesa dei dati definitivi. "Il ritorno al voto immediato - ha insistito - non pare a oggi la prospettiva da perseguire e abbiamo fiducia che il Capo dello Stato possa aiutare a trovare le soluzioni migliori".
"Pierluigi Bersani è il nostro candidato premier - ribadisce Letta - sarà una crisi complessa da vivere e da gestire ed è una crisi da gestire un passo dopo l'altro. L'idea di affrettarla potrebbe portare a fare dei capitomboli. Visto che c'è di mezzo il Paese, è bene fare un passo dopo l'altro, ci assumeremo le responsabilità che saranno necessarie".
Tra le tante possibili soluzioni attualmente sul tappeto, per quanto premature, c'è anche quella di un tentativo di intesa con il M5S, magari da concordare su un programma molto preciso e limitato. "Se questi dati vengono confermati la maggioranza dei voti è al centrosinistra sia alla Camera che al Senato. Quindi tocca al centrosinistra l'onere di una proposta per rispondere alla domanda di cambiamento che avanza il Paese", spiega Nichi Vendola. "Ho sentito Bersani e la nostra prima valutazione è stata questa: tocca a noi", aggiunge.
"Il centrosinistra - sottolinea ancora Vendola - dovrà essere immediatamente capace di curare le ferite della nostra democrazia. Penso alla legge sul conflitto interessi, penso a una norma durissima contro la corruzione, penso ad una accanita lotta contro la povertà, nei primi cento giorno dobbiamo rispondere a quello che il paese ci manda a dire con radicalità". Al contrario, "un governissimo sarebbe la più velenosa delle sciagure".
Il leader di Sel apre quindi a Grillo. "Penso che abbiamo di fronte un parlamento che ha dentro di sé delle grandi incognite, ma il parlamento serve perché ci si possa conoscere, parlare. Nel vocabolario del Movimento Cinque Stelle - ricorda - ci sono tante parole che hanno a che fare con i dilemmi di questa epoca, abbiamo il dovere di un confronto".
L'ingovernabilità del Paese e la possibilità che dallo stallo si finisca per ritornare alle urne (eventualità dagli esiti e dalle ricadute sulla tenuta economica e sociale tutte da decifrare) terranno dunque banco nei prossimi giorni, con il Pd che deve inevitabilmente fare i conti con un risultato ben al di sotto delle aspettative. Nessuna delle regioni in bilico è stata conquistata, la vittoria alla Camera è arrivata solo per 124mila voti e il partito più votato non è Pd bensì il Movimento 5 Stelle. Uno scenario davanti al quale il segretario Pierluigi Bersani difficilmente non verrà chiamato a dare delle spiegazioni. E c'è già chi è pronto a scommettere su un ritorno in pista di Matteo Renzi in tempi strettissimi.