ROMA - Hanno sette mesi di differenza, ma l’anno di nascita è lo stesso, il 1975. Matteo Renzi è di gennaio, segno zodiacale Capricorno. Giuseppe (detto Pippo) Civati è di agosto, è nato nello stesso giorno di Barack Obama, segno zodiacale Leone. Un segno di terra caparbio e animato da una forza di volontà quasi esasperante, contro un segno di fuoco coraggioso e generoso. Storie diverse, così come diverse sono le origini e la formazione. Il dottore di ricerca in filosofia, autore di saggi sull'Umanesimo e su Giordano Bruno, contro il laureato in diritto, che preconizza il suo destino già nella tesi di laurea su "Giorgio La Pira, sindaco di Firenze". L’uomo del Nord, nato a Monza, nel cuore dell'operosa Brianza, terra marginale per il Pd, e il toscano, nato e cresciuto a Rignano sull’Arno, paese agricolo dell’entroterra fiorentino. Pippo proviene da una famiglia di estrazione borghese. Matteo è il secondo di quattro figli ed è cresciuto in un ambiente cattolico e democristiano. Il padre Tiziano, infatti, fu consigliere comunale di Rignano tra il 1985 e il 1990 per la Dc.
Matteo è ammogliato, Pippo ha una compagna, ma ne parla poco. Renzi convola a nozze nel 1999 con Agnese, insegnante di liceo, da cui ha tre figli: Francesco, Emanuele de Ester. Civati ama Giulia, e ha una figlia di un anno, Nina. Tutti e due fanno un uso massiccio del web: Pippo è un blogger di antica data, Matteo comunica compulsivamente con i cittadini su Twitter e conia persino un hashtag ad hoc: #matteorisponde.
Il giovane attivista di sinistra, che appena diciottenne bazzica tra i Giovani progressisti e nel 1997, a ventidue anni, è già consigliere comunale a Monza. Contro il cattolicissimo scout che a 19, nel 1994 (l’anno della prima discesa in campo di Berlusconi), partecipa come concorrente a La ruota della fortuna su Canale 5 e vince 48 milioni di lire. Un primo contatto con l'impero mediatico del Cavaliere che fa quasi sorridere. Mentre ha fatto discutere la cena con il Cavaliere ad Arcore del 6 dicembre 2010. Il motivo della faccia a faccia così poco istituzionale e così tanto politico? Parlare di "alcuni temi legati all’amministrazione di Firenze", assicura Renzi. Ma l'ex premier non nasconde la sua simpatia per il giovane sindaco: "Un po' mi somiglia, è fuori dagli schemi", confida a un amico.
Pippo e Matteo, le similitudini e le differenze continuano. Il politico di professione contro il dirigente dell’azienda di famiglia, una società di marketing del ramo editoriale. Tutti e due poco più che ventenni contribuiscono alla nascita dei Comitati Prodi nelle rispettive regioni, ma poi prendono strade diverse. Pippo nel 1998 è il segretario monzese dei Ds. Matteo si iscrive invece al Partito popolare italiano, di cui diventa nel 1999 segretario provinciale. E nel 2001 passa alla Margherita.
Civati continua a scalare i gradini della gerarchia Ds, fino a diventare nel 2005 membro della segreteria lombarda e consigliere regionale in Lombardia per la lista Uniti nell’Ulivo. Entra nel Pd sin dalla sua fondazione, nel 2007. Dopo le dimissioni di Walter Veltroni dalla segreteria democratica, risulta a sorpresa il secondo più votato, dopo Renzi, in un sondaggio online del settimanale L'Espresso per la scelta del nuovo leader del partito. Il sondaggio scatena nervosismi e risentimenti. Matteo Orfini, inizialmente in testa, viene accusato di aver taroccato i voti e se la prende con i sobillatori online e con il settimanale stesso.
Uno alla Regione, l’altro alla Provincia, la via per il successo passa dagli enti locali. Nel 2010 Pippo nelle liste del Pd viene rieletto consigliere regionale in Lombardia. A causa del diffuso malcontento tra gli elettori democratici per l’esito delle elezioni regionali, fonda insieme a Carlo Monguzzi, il movimento politico interno al partito "Andiamo Oltre", con l’intento di superare le divisioni interne al partito e considerare le proposte da fare per il Paese. Negli stessi anni, tra il 2004 e il 2009, Matteo è presidente della Provincia di Firenze in rappresentanza di una coalizione di centro-sinistra.
Entrambi rimangono coinvolti negli scandali sugli sprechi di danaro pubblico che hanno sconvolto le amministrazioni di mezza Italia. Tutti e due hanno un alone da "smacchiare" nel loro curriculum. Nel gennaio 2013 Civati viene indagato dalla procura di Milano per peculato, in relazione ai rimborsi spese percepiti come consigliere regionale. A febbraio presenta ai giudici una richiesta d’archiviazione. Nel 2011 Renzi viene condannato in primo grado dalla Corte dei Conti della Toscana per danno erariale per l’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della Provincia. Nel 2012 la Corte dei Conti ha aperto un’altra indagine sulle spese di rappresentanza durante il suo mandato di presidente.
Nel 2009 Matteo diventa sindaco di Firenze, battendo di misura l’avversario Giovanni Galli. Tra i suoi provvedimenti per la città il Piano strutturale a Volumi Zero, ovvero senza possibilità di aumentare la cubatura rispetto al patrimonio edilizio esistente. Ma ha sollevato molte polemiche l’iniziativa di affittare i monumenti storici per serate di gala, con tariffe che vanno dai 5mila ai 30mila euro (vedi il caso del Ponte Vecchio "noleggiato" a Montezemolo per il galà della Ferrari, o del Teatro della Pergola affittato al magnate indiano della plastica per le nozze di sua figlia.)
Amici-nemici, Pippo e Matteo hanno anche lavorato fianco a fianco seppure per pochi giorni. Assieme hanno infatti promosso il convegno "Prossima fermata: Italia", tra il 5 e il 7 novembre 2010, alla stazione Leopolda, passato alla storia come il "raduno dei rottamatori". Ma poi Civati ha preso le distanze dal sindaco, divenuto unico titolare del copyright di "rottamatore doc".
Detrattore delle larghe intese, Pippo, entrato alla Camera alle ultime elezioni, ce la mette tutta nel ruolo di "pontiere" fra Pd e M5S per la formazione di un governo. Ma la sua buona volontà non viene premiata. E quando nasce il governo Letta, il deputato Civati non partecipa al voto di fiducia in segno di dissenso. A luglio scorso lancia ufficialmente la propria candidatura a segretario Pd.
Matteo, invece, è un veterano delle primarie. Nel 2012 si candida a quelle del centrosinistra, assieme a Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola, e si lancia in una campagna elettorale agguerritissima in giro per l’Italia a bordo di un camper. Arriva al ballottaggio con Bersani ma poi perde, con un distacco di quasi dodici punti. Sostiene il suo avversario alle politiche e poi si fa da parte. Fino alla decisione di correre per la segreteria Pd.
Sulla sua candidatura alla segreteria democratica, Renzi nicchia per diversi mesi. Il 19 giugno annuncia ad Agorà su Raitre che si sarebbe candidato solo in caso di primarie aperte. Un mese dopo lo ribadisce di nuovo in tv, nella trasmissione di La7 Bersaglio mobile. L’annuncio ufficiale arriva il 12 ottobre a Bari, sul palco della Fiera del Levante. Una scelta caduta sul Sud non a caso. Il rottamatore, infatti, nella precedente sfida con Bersani andò piuttosto male proprio nel Meridione.
Matteo supera il primo round congressuale e viene premiato dal voto dei circoli: risulta infatti il più votato fra gli iscrtitti del partito con il 46,7%, staccando Gianni Cuperlo di quasi otto punti. Pippo sfiora il 10%. Ma la partita è ancora aperta e tutto è possibile: l'8 dicembre sarà il giorno della verità.
Matteo è ammogliato, Pippo ha una compagna, ma ne parla poco. Renzi convola a nozze nel 1999 con Agnese, insegnante di liceo, da cui ha tre figli: Francesco, Emanuele de Ester. Civati ama Giulia, e ha una figlia di un anno, Nina. Tutti e due fanno un uso massiccio del web: Pippo è un blogger di antica data, Matteo comunica compulsivamente con i cittadini su Twitter e conia persino un hashtag ad hoc: #matteorisponde.
Il giovane attivista di sinistra, che appena diciottenne bazzica tra i Giovani progressisti e nel 1997, a ventidue anni, è già consigliere comunale a Monza. Contro il cattolicissimo scout che a 19, nel 1994 (l’anno della prima discesa in campo di Berlusconi), partecipa come concorrente a La ruota della fortuna su Canale 5 e vince 48 milioni di lire. Un primo contatto con l'impero mediatico del Cavaliere che fa quasi sorridere. Mentre ha fatto discutere la cena con il Cavaliere ad Arcore del 6 dicembre 2010. Il motivo della faccia a faccia così poco istituzionale e così tanto politico? Parlare di "alcuni temi legati all’amministrazione di Firenze", assicura Renzi. Ma l'ex premier non nasconde la sua simpatia per il giovane sindaco: "Un po' mi somiglia, è fuori dagli schemi", confida a un amico.
Pippo e Matteo, le similitudini e le differenze continuano. Il politico di professione contro il dirigente dell’azienda di famiglia, una società di marketing del ramo editoriale. Tutti e due poco più che ventenni contribuiscono alla nascita dei Comitati Prodi nelle rispettive regioni, ma poi prendono strade diverse. Pippo nel 1998 è il segretario monzese dei Ds. Matteo si iscrive invece al Partito popolare italiano, di cui diventa nel 1999 segretario provinciale. E nel 2001 passa alla Margherita.
Civati continua a scalare i gradini della gerarchia Ds, fino a diventare nel 2005 membro della segreteria lombarda e consigliere regionale in Lombardia per la lista Uniti nell’Ulivo. Entra nel Pd sin dalla sua fondazione, nel 2007. Dopo le dimissioni di Walter Veltroni dalla segreteria democratica, risulta a sorpresa il secondo più votato, dopo Renzi, in un sondaggio online del settimanale L'Espresso per la scelta del nuovo leader del partito. Il sondaggio scatena nervosismi e risentimenti. Matteo Orfini, inizialmente in testa, viene accusato di aver taroccato i voti e se la prende con i sobillatori online e con il settimanale stesso.
Uno alla Regione, l’altro alla Provincia, la via per il successo passa dagli enti locali. Nel 2010 Pippo nelle liste del Pd viene rieletto consigliere regionale in Lombardia. A causa del diffuso malcontento tra gli elettori democratici per l’esito delle elezioni regionali, fonda insieme a Carlo Monguzzi, il movimento politico interno al partito "Andiamo Oltre", con l’intento di superare le divisioni interne al partito e considerare le proposte da fare per il Paese. Negli stessi anni, tra il 2004 e il 2009, Matteo è presidente della Provincia di Firenze in rappresentanza di una coalizione di centro-sinistra.
Entrambi rimangono coinvolti negli scandali sugli sprechi di danaro pubblico che hanno sconvolto le amministrazioni di mezza Italia. Tutti e due hanno un alone da "smacchiare" nel loro curriculum. Nel gennaio 2013 Civati viene indagato dalla procura di Milano per peculato, in relazione ai rimborsi spese percepiti come consigliere regionale. A febbraio presenta ai giudici una richiesta d’archiviazione. Nel 2011 Renzi viene condannato in primo grado dalla Corte dei Conti della Toscana per danno erariale per l’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della Provincia. Nel 2012 la Corte dei Conti ha aperto un’altra indagine sulle spese di rappresentanza durante il suo mandato di presidente.
Nel 2009 Matteo diventa sindaco di Firenze, battendo di misura l’avversario Giovanni Galli. Tra i suoi provvedimenti per la città il Piano strutturale a Volumi Zero, ovvero senza possibilità di aumentare la cubatura rispetto al patrimonio edilizio esistente. Ma ha sollevato molte polemiche l’iniziativa di affittare i monumenti storici per serate di gala, con tariffe che vanno dai 5mila ai 30mila euro (vedi il caso del Ponte Vecchio "noleggiato" a Montezemolo per il galà della Ferrari, o del Teatro della Pergola affittato al magnate indiano della plastica per le nozze di sua figlia.)
Amici-nemici, Pippo e Matteo hanno anche lavorato fianco a fianco seppure per pochi giorni. Assieme hanno infatti promosso il convegno "Prossima fermata: Italia", tra il 5 e il 7 novembre 2010, alla stazione Leopolda, passato alla storia come il "raduno dei rottamatori". Ma poi Civati ha preso le distanze dal sindaco, divenuto unico titolare del copyright di "rottamatore doc".
Detrattore delle larghe intese, Pippo, entrato alla Camera alle ultime elezioni, ce la mette tutta nel ruolo di "pontiere" fra Pd e M5S per la formazione di un governo. Ma la sua buona volontà non viene premiata. E quando nasce il governo Letta, il deputato Civati non partecipa al voto di fiducia in segno di dissenso. A luglio scorso lancia ufficialmente la propria candidatura a segretario Pd.
Matteo, invece, è un veterano delle primarie. Nel 2012 si candida a quelle del centrosinistra, assieme a Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola, e si lancia in una campagna elettorale agguerritissima in giro per l’Italia a bordo di un camper. Arriva al ballottaggio con Bersani ma poi perde, con un distacco di quasi dodici punti. Sostiene il suo avversario alle politiche e poi si fa da parte. Fino alla decisione di correre per la segreteria Pd.
Sulla sua candidatura alla segreteria democratica, Renzi nicchia per diversi mesi. Il 19 giugno annuncia ad Agorà su Raitre che si sarebbe candidato solo in caso di primarie aperte. Un mese dopo lo ribadisce di nuovo in tv, nella trasmissione di La7 Bersaglio mobile. L’annuncio ufficiale arriva il 12 ottobre a Bari, sul palco della Fiera del Levante. Una scelta caduta sul Sud non a caso. Il rottamatore, infatti, nella precedente sfida con Bersani andò piuttosto male proprio nel Meridione.
Matteo supera il primo round congressuale e viene premiato dal voto dei circoli: risulta infatti il più votato fra gli iscrtitti del partito con il 46,7%, staccando Gianni Cuperlo di quasi otto punti. Pippo sfiora il 10%. Ma la partita è ancora aperta e tutto è possibile: l'8 dicembre sarà il giorno della verità.