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E Cuperlo avverte Matteo: "Basta giocare sul governo, non ci sto a imitare la Dc"

"Enrico lo fermi, così ci divide"
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ROMA -  Gianni Cuperlo avvisa Letta. Non sulla tenuta del governo "che deve gestire l'emergenza e il semestre europeo". Il candidato alla segreteria chiede però al premier un intervento per garantire l'unità del Pd. "Sarebbe utile una sua parola per dire al Partito democratico che non si gioca con messaggi un giorno collaborativi e un giorno ultimativi".

Ce l'ha con Renzi?
"Penso che non servano gli ultimatum né nascondere la polvere sotto il tappeto. Dire che non si temono le urne mentre Alfano rischia di finire asfaltato da Forza Italia diventa una sponda a Berlusconi. Così non si unisce il Pd ma lo si divide"

E Letta cosa c'entra? Lui vuole tenersi fuori dal vostro congresso.
"Bene, lo rispetto. Ma forse è il caso di dire al suo partito che sulla sorte del governo e del Paese non si fanno giochi di parte. A meno che...".

A meno che?
"A meno che il messaggio non sia che tanto, dopo le primarie, 'tra lui e…
ROMA -  Gianni Cuperlo avvisa Letta. Non sulla tenuta del governo "che deve gestire l'emergenza e il semestre europeo". Il candidato alla segreteria chiede però al premier un intervento per garantire l'unità del Pd. "Sarebbe utile una sua parola per dire al Partito democratico che non si gioca con messaggi un giorno collaborativi e un giorno ultimativi".

Ce l'ha con Renzi?
"Penso che non servano gli ultimatum né nascondere la polvere sotto il tappeto. Dire che non si temono le urne mentre Alfano rischia di finire asfaltato da Forza Italia diventa una sponda a Berlusconi. Così non si unisce il Pd ma lo si divide"

E Letta cosa c'entra? Lui vuole tenersi fuori dal vostro congresso.
"Bene, lo rispetto. Ma forse è il caso di dire al suo partito che sulla sorte del governo e del Paese non si fanno giochi di parte. A meno che...".

A meno che?
"A meno che il messaggio non sia che tanto, dopo le primarie, 'tra lui e Matteo non ci saranno problemi'. Basta saperlo. Io non ho grande interesse a partecipare al congresso postumo della Democrazia cristiana. Penso che il Pd, senza la cultura di una sinistra ripensata, semplicemente non esiste. E sono convinto che la nostra responsabilità davanti all'Italia sia enorme, perciò dobbiamo condividerla. Il che però significa che non puoi un giorno minacciare e quello dopo blandire".

Non si possono muovere critiche all'esecutivo? Lei sembra l'unico che difende l'azione del governo.
"Per me Letta ha il compito di portare l'aereo sulla pista e consentirgli di decollare. Dopo servirà un'alternativa di centrosinistra in grado di far valere la nostra cultura in Europa. A partire, me lo lasci dire, dalla vicenda di Prato. Lampedusa, Sardegna, le fabbriche in crisi, i luoghi di violenza sulla donne sono i temi su cui il centrosinistra deve rinascere. Ma Prato ha portato nel cortile di casa nostra la violazione di diritti umani e ci parla di una politica da ripensare. Allora io dico che il governo deve invertire la tendenza anche su questo. Perché l'Europa non è solo fiscal compact e conti pubblici. È anche la Carta dei diritti della persona".

Epifani propone un rimpasto di governo. Lei è d'accordo?
"Epifani propone la discontinuità e un rafforzamento dell'esecutivo e ha ragione. Io voglio aiutare Letta, poi valuti lui se e come allargare questa esperienza a partire da personalità dell'Italia migliore, nei movimenti, nel lavoro e nelle professioni, nella cultura".

Sul futuro lei dice: se vince Renzi è in pericolo l'unità del Pd. Significa che pensa alla scissione?
"No. Non ci sarà nessuna scissione. Il problema è la chiarezza di una linea. C'è qualcuno che punta a metter fine a questo governo da ora? Lo dica e se ne assuma la responsabilità. Io penso che Letta deve gestire l'emergenza e le riforme. E che il segretario del Pd debba lavorare anche all'alternativa per il dopo. In una chiarezza di ruoli e offrendo al governo sostegno e idee nel segno dell'equità a cominciare dall'Imu su cui è bene piantare la parola fine dopo mesi di messaggi confusi".

Ma il nuovo segretario avrà la possibilità di dettare la sua linea al Pd?
"Vincere le primarie non vuol dire "dettare" i compiti a tutti, governo e gruppi parlamentari compresi. Non eleggiamo un capo solitario ma un segretario e un gruppo dirigente. Aggiungo che chi guida la più grande forza del centrosinistra dovrebbe fare quello e basta. Doppi e tripli incarichi hanno corroso il civismo del Paese, non solo nella politica ma nelle università come negli ospedali. La sfida è ricostruire un'etica pubblica e questo vuol dire anche chiudere la stagione in cui un certo numero di persone ha occupato una quantità irragionevole di posti".

Troverete un accordo nel Pd sulla legge elettorale?
"Indico tre tappe. Mai più al voto col Porcellum. Promuovere il doppio turno di collegio che garantisce il diritto di scegliersi il parlamentare e una ragionevole governabilità. Ma se non fosse possibile un accordo su questa ipotesi, sono disposto a qualunque soluzione le si avvicini. Con una sola pregiudiziale: no a derive presidenzialiste, sarebbero la risposta sbagliata alla crisi profonda della nostra democrazia ".