GENOVA - Un No che è deciso verso la riforma, quello di Marco Doria, sindaco di Genova; ma anche un convinto ok all'azione di governo di Matteo Renzi, con il quale - solo sabato scorso - ha firmato a Palazzo Tursi un "Patto per Genova" da 110 milioni di euro di investimenti. È quasi una posizione antitetica a quella di Romano Prodi: l'ex premier correda il suo Sì con una nutrita serie di critiche, il "marchese rosso" eletto nel 2012 da una coalizione arancione dice No alle modifiche costituzionali e si premura però di apprezzare il Renzi premier.
Silenzioso fino a ieri, Doria affida a un lungo post su Facebook la sua decisione, contraria peraltro a quella della gran parte della sua maggioranza, guidata dal Pd. "Rispetto le valutazioni diverse dalle mie" scrive il sindaco di Genova, ma in quanto "cittadino partecipe" stigmatizza "le tante strumentalizzazioni, falsificazioni o banalizzazioni che hanno caratterizzato questa campagna referendaria". Ma schierarsi per il NO al referendum non implica un analogo giudizio sul governo. Anzi. Lo si era notato già sabato nello scambio di frasi con Renzi a Palazzo Tursi. Doria ricorda anche nel post l'impegno del premier sui temi più scottanti, dal dissesto idrogeologico alla predisposizione di piani che permettono alle città di pensare al proprio sviluppo. Così come l'impegno verso i migranti. Il sindaco in Facebook Live con Repubblica ha chiarito che la sua decisione non sarebbe cambiata se i 110 milioni di euro fossero arrivati un mese prima o uno dopo al referendum. Insomma: nessun "baratto" improprio tra fondi e valutazioni sulla modifica della Costituzione.
Ora resta aperta la questione ricandidatura alle comunali del 2017. Lunedì Doria parte per un viaggio in Cina deciso da mesi. E slitta dunque quella che il sindaco definisce una "valutazione collettiva" su cosa sia meglio per Genova. Sicuramente la vittoria del Sì rafforzerebbe chi - come il Pd - pensa a cambiare candidato. In ogni caso, Doria sottolinea l'importanza di lavorare per una ricucitura della sinistra lacerata dalla campagna referendaria. E insiste: bene il governo, male la riforma: "un insieme di cambiamenti che sono da me singolarmente giudicati in modo differenziato".
Silenzioso fino a ieri, Doria affida a un lungo post su Facebook la sua decisione, contraria peraltro a quella della gran parte della sua maggioranza, guidata dal Pd. "Rispetto le valutazioni diverse dalle mie" scrive il sindaco di Genova, ma in quanto "cittadino partecipe" stigmatizza "le tante strumentalizzazioni, falsificazioni o banalizzazioni che hanno caratterizzato questa campagna referendaria". Ma schierarsi per il NO al referendum non implica un analogo giudizio sul governo. Anzi. Lo si era notato già sabato nello scambio di frasi con Renzi a Palazzo Tursi. Doria ricorda anche nel post l'impegno del premier sui temi più scottanti, dal dissesto idrogeologico alla predisposizione di piani che permettono alle città di pensare al proprio sviluppo. Così come l'impegno verso i migranti. Il sindaco in Facebook Live con Repubblica ha chiarito che la sua decisione non sarebbe cambiata se i 110 milioni di euro fossero arrivati un mese prima o uno dopo al referendum. Insomma: nessun "baratto" improprio tra fondi e valutazioni sulla modifica della Costituzione.
Ora resta aperta la questione ricandidatura alle comunali del 2017. Lunedì Doria parte per un viaggio in Cina deciso da mesi. E slitta dunque quella che il sindaco definisce una "valutazione collettiva" su cosa sia meglio per Genova. Sicuramente la vittoria del Sì rafforzerebbe chi - come il Pd - pensa a cambiare candidato. In ogni caso, Doria sottolinea l'importanza di lavorare per una ricucitura della sinistra lacerata dalla campagna referendaria. E insiste: bene il governo, male la riforma: "un insieme di cambiamenti che sono da me singolarmente giudicati in modo differenziato".