Repubblica delle Idee 2012

CULTURA

Biblioteca globale
via libera a Google

Dopo sette anni di battaglia legale arriva l'accordo con gli editori. La biblioteca più grande del mondo si potrà fare: decine di milioni di volumi rivivranno in versione e-book

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NEW YORK - La biblioteca più grande mondo si farà. Sarà irrimediabilmente virtuale perché solo la potenza del web può raccogliere in uno stesso (non) luogo decine e decine di milioni di volumi: facendoli rivivere nella versione eBook. E pazienza se per il momento gli unici a non gioirne sono quelli che quel sogno l'hanno reso possibile: gli scrittori.

Sì, l'accordo finalmente raggiunto tra il gigante di Internet, Google, e gli editori americani mette fine a sette anni di guerra. Perché gli smanettoni di Google, che nella loro bramosia di catalogare online tutto il catalogabile avevano naturalmente messo l'occhio sui documenti più antichi del pianeta, quelli di carta, in questi anni sono stati accusati di tutto: di essere degli inguaribili monopolisti, di uccidere il mercato e naturalmente di voler infangare il mito della Biblioteca d'Alessandria, la più grande dell'antichità, con quello del Grande Fratello.

Intanto loro, zitti zitti, avevano scannerizzato almeno 20 milioni di volumi in quel Google's Library Project reso possibile dalla collaborazione di università gloriose come Harvard, Stanford e Oxford: per non parlare della New York Public Library altrettanto mitica anche se paradossalmente famosa per i libri bruciati nel film catastrofico
The Day After Tomorrow.

A tutto questo aveva messo uno stop la causa intentata dall'AAP, l'associazione editori, per conto dei cinque grandi marchi, Simon & Schuster, Penguin USA, John Wiley & Sons, McGraw-Hill e Pearson Education. Non sorprenda che gli ultimi tre possano non sembrare così big: sono i giganti dell'editoria scolastica e universitaria, forse la più danneggiata dai libri che si leggono online. L'accusa? Ignorare il copyright digitalizzando i libri e rendendoli così di pubblico dominio: ammazzando il loro business e rilanciando invece quello di Google, che dei libri digitalizzati offre un assaggio e poi permette di comprarli sul suo web.

Per la verità la battaglia si sarebbe potuta chiudere prima: e infatti editori e Google un accordo l'avevano trovato. Ma tre anni fa era stata l'amministrazione di Barack Obama a intervenire: quell'accordo - era il sospetto violava l'antitrust, diminuiva la competizione e faceva invece salire i prezzi. Giudizio confermato da una sentenza del 2011: l'accordo da 125 milioni di dollari veniva rigettato sull'onda della rivolta dei rivali di Google, dietro le quinte si muovono giganti come Apple e Amazon, ma anche degli agenti letterari, dei consumatori e dei governi stranieri, con gli editori di mezzo mondo che si sentivano tagliati fuori.

Il nodo restavano i cosiddetti "libri orfani": quelli cioè per i quali non era possibile risalire agli autori (o agli eredi che ormai avevano perso i diritti) e sui quali invece Google - che aveva già digitalizzato i titoli - poteva incassare come distributore unico. L'accordo stabilisce adesso che tutti i libri possono essere digitalizzati salvo il rifiuto dell'editore. Da parte loro gli editori incassano il diritto a ricevere e utilizzare una copia digitalizzata. In più l'intesa non ne esclude altre più specifiche su progetti ad hoc. Allontanato anche lo spettro del giudice: l'accordo annulla a questo punto la necessità di passare per il tribunale.

Mancano solo loro: gli scrittori. Che però "confidano" di rimediarlo uno strapuntino. Del resto l'intesa riconosce - eccola la questione principale - l'esistenza del copyright: e quello adesso nessuno potrà negarlo neppure a loro (né ai loro agenti). La biblioteca più grande del mondo riproduce insomma nel virtuale i meccanismi del mondo reale: è il web aperto e gratis a restare per sempre, quello sì, un sogno.