Repubblica delle Idee 2012

L'inchiesta

Regali da adulti ai figli: il trucco dei papà Peter Pan

Crescono gli oggetti che vanno bene per tutte le età e fanno passare più tempo insieme. Per Natale boom dei gadget elettronici: "Uniscono genitori e figli"

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ROMA - Sarà perché il tempo è poco, le relazioni sono cambiate e le generazioni si mescolano. Sarà perché le età si confondono e i ruoli si fanno sempre più indefiniti, bambini troppo adulti e adulti più ragazzini, ma quest'anno, sotto l'albero, sembra approdare un nuovo tipo di regalo. Micro e macro insieme. Unisex e senza anagrafe.

I tablet  per bambini ad esempio: stanno sbancando il mercato dei doni per l’infanzia fin dall’età pre-scolare, simbolo di una tecnologia immaginata per i grandi ma che fa impazzire i piccoli, oggetti comprati per i figli ma pensando ai genitori. Cioè inter, trans-generazionale. I tablet hanno ovunque il segno più nelle vendite, più 5 per cento, più 10 per cento: questa la prima cauta stima degli acquisti, in un assai avaro Natale che vede invece in flessione anche il resistentissimo baby mondo dei giocattoli, già in difficoltà per tutto il 2012 (-3 per cento dicono le statistiche dei produttori).

Ma non è solo e soltanto passione per la tecnologia touch. Ossia da toccare, sentire con le dita, e dunque il primo istinto dei bambini. È che i tablet sono “due in uno”, simbolo di quegli oggetti, libri, film, cartoon e tecnologia che sono diventati negli ultimi anni punto d’incontro di genitori e figli. Dalle raffinatissime (per adulti) battute di Shrek al successo di Harry Potter dovuto in buona parte a lettori ben oltre i 20 anni, dal nuovo Lego high tech alla Wii al vecchio Subbuteo, dall’appena edito romanzo per ragazzi di John Grisham, La prima indagine di Theodore Boom, pensato per catturare anche gli adolescenti: doni, oggetti e culture diventano trasversali, impermeabili all’età.

Glue generational product li avevano battezzati i pubblicitari anglosassoni, dove glue è la colla che unisce desideri e gusti. Spiega Paolo Ferri, docente di Teoria e tecnica dei nuovi media alla Bicocca di Milano e grande esperto di nativi digitali: «L’assenza del mouse, della tastiera o del joystick, ossia la relazione assai più immediata con l’oggetto rispetto al computer, ha fatto del tablet qualcosa di irresistibile per i più piccoli. E la sua “usabilità”, che diventa nei bambini abilità, li rende molto vicini agli adulti nel padroneggiare lo strumento, e dunque davvero in grado di interagire con loro, anzi addirittura di competere. E spesso, anche, di alfabetizzare un padre, una madre, o magari un nonno, non abbastanza tecnologici». Conferma Silvia Re di Clementoni, storica fabbrica di giocattoli che ha lanciato il Clempad, non un baby ma un vero tablet con tecnologia Android, specificamente pensato per ragazzini in età scolare: «È davvero un grande successo, e si tratta di un gioco che esce fuori dal prezzo medio. Merito forse dei rigorosi filtri di sicurezza che non permettono di accedere ad aree pericolose».

Bambine e bambini. Che dai 3 ai 10 anni, dice l’Istat, giocano sempre di più con i loro genitori rispetto all’ultima indagine su Infanzia e vita quotidiana del 1998, rivelando ad esempio che ben il 60,6 per cento dei figli trascorre del tempo libero con i padri, rispetto al 39,9 per cento di quattordici anni fa. Tanto che, con gran fiuto del kid marketing, la Mattel ha appena lanciato sul mercato una nuova Barbie-architetto che per la prima volta si costruisce da sola la sua casa da sogno, tre piani con ascensore come da tradizione. E questo per catturare la passione ingegneristica dei padri, sempre più coinvolti nelle vite dei figli e dunque anche nell’acquisto dei giocattoli.

In un nuovo mondo di famiglie dove sono cadute le paratie generazionali. Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, dice però che il fenomeno, con altra pelle, esiste da tempo. «Oggi ci sono i tablet, ma ieri c’erano i trenini elettrici: quanti padri ho visto comprare sofisticati modelli di locomotive tedesche, raccontandosi che li avrebbero costruiti insieme ai figli. In realtà erano modellini che piacevano a loro e i bambini si adattavano». Perché il giocattolo è legato allo spirito del tempo, se i genitori hanno l’Ipad i figli chiedono il baby tablet, dice Oliverio Ferraris. «Ma non è detto che sia davvero il loro desiderio. E con la tecnologia bisognerebbe essere cauti: sono mezzi straordinari, aiutano la mente, sviluppano l’intelligenza. Ma possono isolare, rendere dipendenti e sedentari. Credo che gli adulti quando comprano un regalo debbano staccarsi da sé e guardare la vita con gli occhi di un bambino».