La Grande Guerra, un secolo di storia in cento immagini
L'orrore, la dignità, l'entusiasmo. Volti di uomini e donne trascinati nel gorgo del conflitto più cruento che l'Europa abbia conosciuto. Un secolo dopo quella che viene ancora chiamata la Grande Guerra, cento foto la raccontano in modo diverso. Sono immagini tratte dagli archivi militari e raccolte dallo Stato Maggiore della Difesa in un volume presentato oggi al Salone del Libro di Torino.
Senza retorica, la selezione mostra tutte le facce dello scontro. L'alpino solo, immerso nel ghiaccio delle Alpi. Gli arditi con i loro pugnali, tra sorrisi guasconi e occhi scolpiti dalla paura. La distesa dei cadaveri in prima linea, con il fante che tiene accanto la sua chitarra. I cani che trasportavano i rifornimenti agli avamposti, unica maniera per sfuggire al tiro dei cecchini. E i bambini di un Veneto allora poverissimo, che giocano scalzi con gli elmetti e i fucili dei veri soldati, quelli che combattono e muoiono pochi chilometri più in là. O i profughi, in fuga dal fronte spingendo le poche cose sottratte alla devastazione. E le operaie, con le donne per la prima volte protagoniste nelle fabbriche.
Specularmente, nelle pagine c'è anche il nemico. Gli austriaci che sul Carso si mettono in posa scagliando granate. La loro propaganda, con il bimbo imperiale che deride il bersagliere. Ma trova spazio persino la pubblicità, lo spot degli impermeabili Burberrys - trench, perché disegnati per le trincee - che gli ufficiali americani si facevano consegnare per corrispondenza negli avamposti francesi. La storia per immagini della prima guerra moderna, con il suo inventario di tecnologie mai viste, dai sommergibili ai gas, che hanno cambiato il mondo.
Il libro viene presentato dal comandante delle forze armate, il generale Claudio Graziano, alpino e studioso della Grande Guerra, di cui cerca di capire gli uomini. Gli errori e meriti degli ufficiali. Ma soprattutto le motivazioni di quei fanti strappati alle campagne di tutta la Penisola, che all'indomani di Caporetto compresero "che la sconfitta non avrebbe portato la pace, ma la disgregazione nazionale. Realizzarono che non c'era altra via che resistere e vincere. Combattevano per salvare le loro famiglie e il Paese". Fu in quelle trincee che si dissolsero le differenze tra calabresi e lombardi, tra siciliani e piemontesi, facendo nascere nel dramma l'Italia unita. Una lezione che - in tutti i suoi aspetti - conviene non dimenticare.
(Gianluca Di Feo)