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Zerocalcare si confessa: "La salvezza è sempre negli amici tosti e per nulla famosi"

"Sono famoso, ma dal punto di vista umano mi sembra di non crescere. I miei amici arrancano nel lavoro, ma costruiscono le loro vite". "Non riesci a paercepirti come comunità, la battaglia per la mia generazione è sempre dei singoli"

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Sulla t-shirt ha scritto “Gli ultimi”. Continua ad avere paura che i giornalisti gli chiedano qualcosa che non sa. In questo momento si sente “cristallizzato”. Protagonista del secondo giorno del Salone del Libro all’Arena Robinson, davanti a un pubblico di giovanissimi, Zerocalcare si racconta tra pubblico e privato con Luca Valtorta. Lo spunto di questo dialogo, molto affollato, è il nuovo libro di Zerocalcare Macerie prime. Sei mesi dopo (Bao Publishing).

VALTORTA: Io e Michele, il vero nome di Zerocalcare, ci conosciamo da molto tempo. Me l’avevano presentato degli amici comuni dicendo che c’era un ragazzo che faceva dei disegnetti per un centro sociale di Roma. Era uno Zerocalcare ancora non famoso che considerava un suo lavoro all’aeroporto come un momento topico. Il confronto con un mondo che non gli piaceva. Non bello come quello del fumetto. Come sono nati i due volumi di Macerie prime?

ZEROCALCARE: Mi guardavo attorno e vedevo solo macerie. All’inizio doveva essere ancora più corposo. Pensavo di dividerlo in tre parti, che poi sono state due, ma è stata una scelta naturale, che rispetta l’intervallo temporale che c’è anche nella narrazione. Scrivendo di persone vere ho potuto prendere spunto da quello che succedeva a loro. Anche i feedback dei lettori sono stati molto utili. A quelli che mi leggono magari non gliene frega niente, ma per me è stato molto più interessante disegnare così.

VALTORTA: Parlando con dei disegnatori italiani che lavorano per fumetti seriali americani, mi dicevano che è un lavoro devastante?

ZEROCALCARE: Ho fatto lavori più devastanti di questo. Ci sono molti precari che hanno ugualmente ritmi serrati e non guadagnano quanto i fumettisti. Il mio sogno era lavorare alle poste. Mettere i timbri e poi staccare il cervello per fare altro. MI sono ritrovato a fare un lavoro lontano dal mio carattere, questo sì.

VALTORTA: Perché la tua generazione, di trentenni, non riesce a vivere la rabbia in modo collettivo?

ZEROCALCARE: Negli ultimi trent’anni, da prima che io avessi coscienza di quello che mi stava intorno, hanno fatto un lavoro super pensato e certosino per distruggere qualsiasi senso di appartenenza, soprattutto nel mondo del lavoro. Ti assumono da solo, ognuno a condizioni diverse. Lavori da casa senza più separazione tra vita privata e lavoro. Non ti percepisci più come parte di una comunità, ma come singolo. Le manifestazioni per questo non funzionano più, pensi sempre di essere solo, che devi svoltare da solo, che ti devi salvare da solo.

VALTORTA: Il lavoro è al centro dei tuoi libri.

ZEROCALCARE: Sono circondato da persone molto più sveglie di me, che però per vivere fanno l’inventario di notte nei supermercati. Quando qualche giornalista mi deve chiedere qualcosa, ho persone con cui consultarmi, che fanno delle vite normalissime mentre io magari vado a New York. So di essere un privilegiato, ma so anche di essermi fatto un bucio di c. così. Non ho sensi di colpa perché non ho tolto niente a nessuno, però è un tema di cui mi occupo.

VALTORTA: I due volumi di Macerie prime parlano anche della difficoltà di avere rapporti con gli altri.

ZEROCALCARE: Parlano dei miei fallimenti personali, ma anche della difficoltà di vivere in una società in cui qualsiasi cosa faccia mi rompono le scatole. Però ringrazio gli haters. Se non avessi avuto qualcuno che mi seguiva in questo modo, chissà cosa sarei finito a fare. Mi hanno proposto di tutto, merchandising, televisione. Ho sempre rifiutato.

VALTORTA: Un’altra questione che ti sta a cuore è la situazione dei curdi.

ZEROCALCARE: I curdi rischiano di essere spazzati via dalla Turchia. Lì la situazione non è migliorata per il solo fatto che non se ne parla. Ogni giorno ci sono azioni con morti da entrambe le parti. La guerriglia va avanti. Non sono molto ottimista, anche per le fake news che circolano.

VALTORTA: Come va il conflitto tra l’armadillo e il criceto?

ZEROCALCARE: Rappresentano due stati d’animo opposti: la paranoia perenne e il menefreghismo. La soluzione forse sarebbe in una sintesi tra questi due approcci alla vita.

VALTORTA: Che momento stai vivendo?

ZEROCALCARE: So che le cose vanno bene, ma ho la sensazione di non stare costruendo niente. Vedo gli amici che mettono su famiglia. Io non stimoli esterni che non siano i fumetti. Mi sento cristallizzato.