2011

ARTISTI

Tricarico, con "Tre colori"
sul palco da italiano vero

Il cantautore milanese interprete di un brano sulla bandiera scritto da Fausto Mesolella degli Avion Travel. "Canzone d'amore, d'unione, di speranza, di pace". E nella serata celebrativa dell'Unità d'Italia rifarà L'italiano di Toto Cutugno. "Fotografa in modo eccelso una certa Italia. E i ricordi la fanno un po' mia"

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ROMA - Ora è chiaro. A Sanremo 2010, Pupo ed Emanuele Filiberto giocarono d'anticipo. Se avessero presentato Italia amore mio quest'anno, se la sarebbero dovuta vedere con il tricolore sventolato da Tricarico. Con un televoto dal peso ridotto, chissà come sarebbe andata a finire. Tre colori è il brano che il cantautore milanese presenta alla sua terza partecipazione a Sanremo, dopo il premio della critica nel 2008 con Vita tranquilla e la mezza delusione 2009 con Il bosco delle fragole. Stavolta Tricarico è interprete, parole e musica recano la firma di Fausto Mesolella, motore degli Avion Travel.

VIDEO Quelle due volte al Festival


Qualcuno bollerà come "furba" una canzone sul tricolore in coincidenza con il 150mo anniversario dell'Unità d'Italia. Si aggiunga che nella serata-evento dedicata alla ricorrenza, Tricarico canterà L'italiano di Toto Cutugno, per un testacoda da brivido tra l'artista più onirico della musica italiana e il campione della canzone popolare eterno secondo a Sanremo. Di certo Tre colori è un poetico "ripasso" di storia per immagini evocative a passo di minuetto. Lontana anni luce dal populismo che pure premiò con il podio l'accoppiata Pupo-principe. Quanto a Cutugno, quella di Tricarico è un'autentica scelta di campo: come Tre colori, la sua versione de L'italiano figura nel nuovo album L'imbarazzo, in uscita il 16 febbraio.

Tricarico, si celebra il 150mo dell'Unità d'Italia e lei va a Sanremo con un brano sul tricolore. Qualcuno penserà a una furbata...
"A me è piaciuta la canzone, queste riflessioni non le ho fatte. E' una canzone che ha aiutato me e i due produttori del mio disco, Ferdinando Arnò e Massimo Martellotta. Ci ha dato una mèta, un obiettivo veloce. Per cui abbiamo accelerato i tempi. Sanremo è un'occasione, il brano è una bellissima occasione".
 
Che cosa l'ha convinta?
"Tre colori mi ha emozionato, mi ha dato qualcosa. L'ho ascoltata prima che mi venisse proposta, quindi in modo distaccato. L'atmosfera, quel qualcosa di misterioso e di bello che, a volte, è in una canzone. E' la storia che un padre racconta a un figlio, poi tocca altre considerazioni sulla guerra, sui soldati. Con la guerra è meglio giocarci che farla. Finché rimane un gioco può essere affascinante, ma quando è reale... Se fosse una canzone scolastica, insegnata ai bambini, potrebbe far bene. Una canzone d'amore, d'unione, di speranza, di pace".
 
C'entra qualcosa questo spiegare le origini della bandiera con un linguaggio al limite del racconto per ragazzi?
"Il fanciullo che è in noi ce lo portiamo dietro per tutta la vita. Lì ci formiamo e lì ci sono le basi della nostra integrità, della nostra voglia di vivere o di distruggere. Lì risiedono molti nodi. Non credo sia una regressione, credo che i livelli siano sempre contemporaneamente presenti, tutti. Nella mente, nel come si è. Si è come si è stati, come si immagina di essere. E immaginare come si è a volte è vincolato a come si è vissuto. Riuscire a immaginarsi a volte è difficile. Sì, forse Tre colori si collega a quel mio andare a ripescare in cose accadute, più che all'infanzia, molto presto. Credo che da subito si sia "adulti". C'è un libro molto bello, Il bambino è competente di Juul Jesper. Il bambino è già un uomo, integro, con la sua identità".
 
Per la ricorrenza, al Festival lei reinterpreta L'italiano di Toto Cutugno.
"Mi è stato proposto. Io ho detto ok, mi farò venire qualche idea. Mi è stato risposto 'no, questo è il brano'. Però alla fine sono contento. Mi viene naturale. Ero un bambino, guardavo il festival quando si esibì Toto. Una canzone per me storica. Parlami d'amore Mariù avrei dovuto studiarla, questa no, è stato semplice. Penso sia un brano che fotografa in modo eccelso una certa Italia. Mi viene in mente l'82, quando io ero in colonia, i Mondiali... Una voglia di luoghi comuni, di appartenenza. Il caffè ristretto, il gessato blu, l'Italia che non si spaventa. Ha belle parole e un bellissimo equilibrio. Una canzone tutta proiettata verso l'esterno, che 'dona', fatta, tra virgolette, per gli altri".

Detto da lei è un giudizio significativo. Difficile immaginare due artisti più lontani di lei e Cutugno.
"Io forse sono ancora concentrato sulla mia interiorità, ma ammiro chi ha la capacità e la lucidità di osservare, se stesso ma anche l'esterno. In L'italiano trovo qualcosa di me nel fatto che mi ricordi un periodo e le sue emozioni... Quella canzone è frutto di una capacità di scrittura notevole. Nella bellezza melodica, nella semplicità armonica e nelle parole, nelle scene. Un equilibrio di suoni e di parole molto bello. Ripeto, all'inizio sono rimasto un po' così, poi... mi piace. Con Ferdinando Arnò abbiamo cercato di darle nuovo colore, di attualizzarla, soprattutto negli arrangiamenti. Io la canto come so".

Con Cutugno come è andata?
"L'ho sentito all'inizio, per dirgli che cantavo la sua canzone e che mi faceva piacere. E lui: 'Vai, spacca tutto'. Credo gli faccia piacere. Mi ha regalato stima, mi ha detto "ti ascolterò". Speriamo di essere all'altezza, perché comunque è un pezzo importante, per un periodo, per lui, per me adesso. Sicuramente è diverso da tante cose che ho fatto, ma penso che spostare l'asta, i limiti, fare cose in apparenza distanti, sia un modo per conoscersi, per mettersi in gioco, imparare qualcosa".

Nel 2008 Gianni Morandi cantò una sua canzone, Un altro mondo. Ora conduce il festival...
"Lo ringrazio, a prescindere. Dopo avermi scelto mi ha dato dei consigli per il nuovo disco. 'Ma sì, fai così, metti dentro quel pezzo, quell'altro...'. Al di là dell'aspetto affettivo, è generoso, Gianni lo è di suo. Quando gli proposi Un altro mondo, lui mi seguì, mi invitò a casa sua, lavorammo assieme. Mi disse cosa avrebbe preferito che si sviluppasse nella canzone, nel ritornello. Amicizia è una parolona, però è qualcosa che va al di là del lavoro. Sono contento per lui, per questa bella occasione. L'ho visto anche attento alle canzoni, alla musica. C'è un bel clima. E mi fa piacere che ci sia lui. E' bello lavorare con qualcuno con cui hai già fatto cose piacevoli".

Tricarico, apprezzato dalla critica, spesso penalizzato dal televoto. Esattamente il contrario di Cutugno...
"Forse il festival dovrebbe andare avanti e solo alla fine esprimere il voto, l'eliminazione non mi piace. Penso che una canzone vada ascoltata. Sul televoto, bisognerebbe anche capire chi è che vota. Parlo di me: mi piace una canzone, ma mai prenderei il telefono per votarla. Ma queste sono altre considerazioni. In realtà vedo come un handicap il non arrivare, credo sia colpa mia. Vorrei giungere a tutti. Mi dispiace. Come mi fa piacere che gente come Toto sia in grado di 'donare'. Perché alla fine la canzone deve essere un dono per gli altri. Se non è così, forse hai sbagliato".