SANREMO - All'Ariston oggi non entrano fiori che non siano bianco-rosso-verde, le Frecce Tricolore si sono esercitate fin dal mattino per un'esibizione pomeridiana, mentre i ministri della Difesa e delle Politiche giovanili deporranno una corona in omaggio ai caduti. Si celebra il 150esimo dell'Unità d'Italia, versione Festival s'intende, il che rende tutto molto convulso a Sanremo e ammanta di solennità gesti e parole dei vertici Rai, nello specifico del direttore di RaiUno, Mauro Mazza. Fulcro della serata, la partecipazione di Roberto Benigni. Che si produrrà nel suo personale racconto dell'Inno di Mameli, con diffusi timori per quel che potrà dire, visti gli spunti che il testo gli offrirà.
Giornata convulsa, si diceva. Perché ci sono i ministri in città e perché è in arrivo Benigni, perché il Popolo Viola ha annunciato che sarà davanti all'Ariston a cantare Bella ciao (e Morandi: "Ah si? Se passo, mi fermo a cantare pure io"), che fu cassata dalla lista quando la proposta di eseguire il canto partigiano ma pure Giovinezza suscitò un'ondata di sdegno, e allora via Giovinezza ma via pure Bella ciao. Ma il ministro Meloni ha già fatto una conferenza stampa all'Hotel Londra e dice, in riferimento alle polemiche recenti, che "il 17 marzo non può essere una data di serie B", che "sono allo studio diversi elementi e il Consiglio dei ministri ne parlerà domani. Abbiamo in Italia una serie di ricorrenze per cui chiudono scuole e uffici, comprendo le difficoltà ma una nazione non è solo fatta di interessi economici''.
E poi stasera va in onda, in contemporanea, Annozero, che a parte che Santoro è stato oggetto, ieri sera, delle battute di Luca e Paolo ma non è tanto questo, quanto che il giornalista aveva detto di voler fare un collegamento Annozero-Sanremo, ospitando in diretta la cantante Emma, per via della sua partecipazione alla manifestazione "Se non ora, quando?", domenica scorsa (quando disse "Ci metto la faccia perché ci credo. E poi perché canto con la gola, non con le tette"). Parlano tricolore anche Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez. La prima premette che vive all'estero ma "dell'Italia salvo il popolo e sono fiera di essere italiana", poi accenna al fatto che "abbiamo problemi in Italia in questo momento, però non ci addentriamo in casi delicati, bisogna aspettare prima di giudicare". L'argentina invece dice che "da noi vi abbiamo visti sempre come uno dei popoli più eleganti al mondo" però, dice, "è triste vedere un'Italia divisa a metà e spero che si arrivi a unìItalia veramente unita".
Insomma, un sacco di carne al fuoco. I quattordici Artisti saranno in scena con altrettante rivisitazioni di canzoni che in qualche modo hanno segnato la storia d'Italia, da Mamma a 'O sole mio, da 'O surdato innamorato a Mille lire al mese. E intanto Belen Rodriguez, in conferenza stampa (sempre col rombo delle Frecce Tricolore sullo sfondo) delizia i cronisti accennando (e anche bene) Malafemmena, perché "è la canzone che avrei cantato io in questa occasione, e mi piace tantissimo". La Canalis invece avrebbe scelto "La donna cannone di De Gregori, ma visto che lui è un uomo non mi cimento". Perché invece Malafemmena, notoriamente, è cantata da una donna.
Ma l'attesa, è chiaro, è tutta per Benigni. Che non incontrerà la stampa prima, arriverà a Sanremo (da Bordighera) poco prima di andare in scena, alle 22.15. A lui è affidata l'esegesi - parola che piace molto, qui la si ripete da giorni forse perché sembra più nobile di "interpretazione critica del testo" - dell'Inno di Mameli. Benigni style, s'intende. Circa mezzora di monologo, o almeno dovrebbe. Un palco che l'attore premio Oscar conosce bene. E frequenta da tempo. La prima volta nel 1980, quando si lanciò nel Wojtylaccio. L'ultima il 17 febbraio del 2009, Festival gestione Bonolis: mezzora di show, 15 milioni di spettatori e il 55% di share. Dagli schermi Rai, Benigni non manca da tanto tempo: l'8 novembre scorso è stato superospite, a titolo gratuito (ma oggi a Sanremo, per giustificare i 200-250 mila euro di compenso, di cui si parla, dicono che la sua partecipazione al Festival erà prevista da allora e che ha fatto "pacchetto") di Vieniviaconme, il programma di Roberto Saviano e Fabio Fazio. Il monologo sul caso Ruby e sul futuro del governo incolla al piccolo schermo 9 milioni di persone.
Giornata convulsa, si diceva. Perché ci sono i ministri in città e perché è in arrivo Benigni, perché il Popolo Viola ha annunciato che sarà davanti all'Ariston a cantare Bella ciao (e Morandi: "Ah si? Se passo, mi fermo a cantare pure io"), che fu cassata dalla lista quando la proposta di eseguire il canto partigiano ma pure Giovinezza suscitò un'ondata di sdegno, e allora via Giovinezza ma via pure Bella ciao. Ma il ministro Meloni ha già fatto una conferenza stampa all'Hotel Londra e dice, in riferimento alle polemiche recenti, che "il 17 marzo non può essere una data di serie B", che "sono allo studio diversi elementi e il Consiglio dei ministri ne parlerà domani. Abbiamo in Italia una serie di ricorrenze per cui chiudono scuole e uffici, comprendo le difficoltà ma una nazione non è solo fatta di interessi economici''.
E poi stasera va in onda, in contemporanea, Annozero, che a parte che Santoro è stato oggetto, ieri sera, delle battute di Luca e Paolo ma non è tanto questo, quanto che il giornalista aveva detto di voler fare un collegamento Annozero-Sanremo, ospitando in diretta la cantante Emma, per via della sua partecipazione alla manifestazione "Se non ora, quando?", domenica scorsa (quando disse "Ci metto la faccia perché ci credo. E poi perché canto con la gola, non con le tette"). Parlano tricolore anche Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez. La prima premette che vive all'estero ma "dell'Italia salvo il popolo e sono fiera di essere italiana", poi accenna al fatto che "abbiamo problemi in Italia in questo momento, però non ci addentriamo in casi delicati, bisogna aspettare prima di giudicare". L'argentina invece dice che "da noi vi abbiamo visti sempre come uno dei popoli più eleganti al mondo" però, dice, "è triste vedere un'Italia divisa a metà e spero che si arrivi a unìItalia veramente unita".
Insomma, un sacco di carne al fuoco. I quattordici Artisti saranno in scena con altrettante rivisitazioni di canzoni che in qualche modo hanno segnato la storia d'Italia, da Mamma a 'O sole mio, da 'O surdato innamorato a Mille lire al mese. E intanto Belen Rodriguez, in conferenza stampa (sempre col rombo delle Frecce Tricolore sullo sfondo) delizia i cronisti accennando (e anche bene) Malafemmena, perché "è la canzone che avrei cantato io in questa occasione, e mi piace tantissimo". La Canalis invece avrebbe scelto "La donna cannone di De Gregori, ma visto che lui è un uomo non mi cimento". Perché invece Malafemmena, notoriamente, è cantata da una donna.
Ma l'attesa, è chiaro, è tutta per Benigni. Che non incontrerà la stampa prima, arriverà a Sanremo (da Bordighera) poco prima di andare in scena, alle 22.15. A lui è affidata l'esegesi - parola che piace molto, qui la si ripete da giorni forse perché sembra più nobile di "interpretazione critica del testo" - dell'Inno di Mameli. Benigni style, s'intende. Circa mezzora di monologo, o almeno dovrebbe. Un palco che l'attore premio Oscar conosce bene. E frequenta da tempo. La prima volta nel 1980, quando si lanciò nel Wojtylaccio. L'ultima il 17 febbraio del 2009, Festival gestione Bonolis: mezzora di show, 15 milioni di spettatori e il 55% di share. Dagli schermi Rai, Benigni non manca da tanto tempo: l'8 novembre scorso è stato superospite, a titolo gratuito (ma oggi a Sanremo, per giustificare i 200-250 mila euro di compenso, di cui si parla, dicono che la sua partecipazione al Festival erà prevista da allora e che ha fatto "pacchetto") di Vieniviaconme, il programma di Roberto Saviano e Fabio Fazio. Il monologo sul caso Ruby e sul futuro del governo incolla al piccolo schermo 9 milioni di persone.