2011

LA POLEMICA

Gramsci sul palco dell'Ariston
ma Mazza preferiva Gobetti

Botta e risposta in conferenza stampa dopo la scelta di Luca e Paolo di recitare, ieri sera, un testo di Gramsci, con la sua foto sul maxioschermo. Il direttore di RaiUno: "Al suo posto avrei messo il liberale Gobetti". Le due Iene: "Non c'è niente di più liberale del senso di responsabilità delle cose che si fanno"

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SANREMO - Un momento "bello e suggestivo", ma un nome scomodo per il pubblico di RaiUno e per la vetrina sanremese. E allora meglio Gobetti, fautore della rivoluzione sì, ma quella liberale. Il direttore di RaiUno Mauro Mazza commenta così la scelta di Luca e Paolo di portare in scena, ieri sera, Odio gli indifferenti, il celebre scritto di Antonio Gramsci pubblicato sul La città futura nel 1917. Con corredo di fotografia, sul maxischermo dell'Ariston. La scelta, che i due attori naturalmente difendono, è spunto per un botta e risposta nel corso della rituale conferenza stampa del mattino, all'indomani di una serata che grazie allo straordinario intervento di Roberto Benigni ha registrato ascolti da record.

"Bello e suggestivo" quanto fatto sul palco da Bizzarri e Kessisoglu, "ma io - dice Mazza - personalmente avrei scelto citazioni altrettanto belle, e al posto di Gramsci sullo sfondo avrei messo Piero Gobetti". Gianni Morandi difende la scelta dei ragazzi, "Gramsci l'avrei citato anch'io - dice - ma forse anche De Gasperi e altri grandi italiani, ma sono talmente tanti, come si fa...".

Dopo la lunga esibizione di Benigni, Luca e Paolo si sono cimentati con il testo scritto dal fondatore del Pci e che uscì nel febbraio del 1917 sulla rivista La città futura, numero unico pubblicato dalla Federazione giovanile socialista piemontese. "Odio gli indifferenti - si legge - credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza - prosegue lo scritto riproposto dai due attori all'Ariston - è il peso morto della storia".

Ancora di grande attualità alcuni passaggi, basta pensare a "ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare", "tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva e la massa ignora, perché non se ne preoccupa". Un testo recitato fedelmente dai due attori, fino alla conclusione: ''Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti".

Luca e Paolo spiregano lre ragioni della loro scelta. "Quando abbiamo pensato di scegliere qualcosa di intenso - spiega Paolo Kessisoglu - le idee sono state molte, avevamo pensato anche a Garibaldi, poi ci siamo indirizzati su Gramsci".  Racconta di essere stato costretto a leggere e rileggere più volte il testo, prima di andare in scena, perché continuava a commuoversi, in particolare "quando c'è il punto in cui dice 'cosa avrei potuto fare di meglio'. Quel grido lì è quanto mai attuale - continua Paolo - Gramsci è un simbolo, e non mi viene in mente niente di più liberale del senso di responsabilità delle cose che si fanno".

"Ci vorremmo staccare dalle etichette - aggiunge Luca Bizzarri - mettere in difficoltà spettatori e giornalisti. Non mi interessa che le parole le abbia scritte Gramsci, mi interessa il loro valore ogni volta che affrontiamo una situazione. Quelle parole avrebbe potuto scriverle chiunque, quel che conta è il significato".