SANREMO - Il Festival della canzone ha bisogno di un killer per non finire ammazzato. Uno Jack-lo-Squartatore che smembri la routine. L'anno scorso Benigni entrò all'Ariston a cavallo per ribadire valori sacrosanti che il Paese sta mettendo alla berlina. E meno male che quest'anno c'è Adriano Celentano che spara a zero sulla noia, perché la Rai, per prevenire l'emorragia di ascolti, ha puntato tutto sulla continuità. Questo è il senso del Morandi bis, squadra vincente resta in sella. Peccato che ormai i cambiamenti avvengano alla velocità della luce (e della Rete) e non esiste più formula magica e consolidata per arginare la crisi della tv generalista. Se non le idee. Per i vertici Rai, direttore artistico, autori e presentatore, Sanremo non è un evento, è un thriller. Una scommessa che li tormenta e dopo ogni estate comincia a rubargli il sonno. Per non rischiare il cardiopalma, meglio puntare sulla continuità e focalizzare l'attenzione sul jolly salvafestival, un artista di 74 anni, che parla poco, esce ancora meno, ma capace di silenzi che mandano in tilt l'Auditel.
La soluzione di continuità è sempre pigra, comoda, sospetta. Morandi ricicla il suo ruolo e per riacciuffare i milioni di telespettatori del 2011 prevede incursioni dei campioni della vecchia squadra: le Iene, Luca Bizzarri & Paolo Kessisoglu, e le chiacchieratissime Elisabetta Canalis e Belén Rodriguez, che l'anno scorso saziarono il gossip fino a intossicarlo. Quest'anno con la valletta Ivana Mrazova infortunata il Festival rischia di spezzare la continuità, già messa a repentaglio dalla defezione della capricciosa ereditiera Tamara Ecclestone. Il mestiere più arduo, tra le raffiche di Celentano e la passerella dei fantasmi dell'anno scorso, è quello di Rocco Papaleo, unico estraneo nel gruppo dei soliti noti, che ha il compito (ingrato) di far ridere per cinque serate, una dietro l'altra. Perché questa volta il killer chiamato per difendere Sanremo dallo zapping non fa sbellicare dalle risate come Fiorello e Benigni, anzi fa soffiare venti di guerra per cinquanta minuti, senza interruzioni pubblicitarie. E se gli garba potrebbe replicare per due, tre, quattro, anche cinque sere.
Ma non dovrebbero essere le canzoni a garantire la continuità più che il contorno? Morandi giura, tenendo le dita incrociate in tasca, che "sono tutte di altissima qualità"; in realtà ascoltarne quattordici in prova, una dietro l'altra, è stato tutt'altro che emozionante. Anche per il cast si è optato per una soluzione di continuità, razzolando tra vecchie glorie festivaliere e talent show con una moderata dose di rock, infine ripescando dagli anni Sessanta l'idea di coinvolgere un ospite straniero che duetti con i nostri big (nella serata di giovedì). "Ma qui si parla di tutto tranne che di canzoni", protesta un dj radiofonico. Sì, appunto, qual è la novità? L'attenzione è come sempre puntata sulla mitraglietta del killer. Che sparerà a zero. Il Molleggiato farà scempio anche della continuità.
La soluzione di continuità è sempre pigra, comoda, sospetta. Morandi ricicla il suo ruolo e per riacciuffare i milioni di telespettatori del 2011 prevede incursioni dei campioni della vecchia squadra: le Iene, Luca Bizzarri & Paolo Kessisoglu, e le chiacchieratissime Elisabetta Canalis e Belén Rodriguez, che l'anno scorso saziarono il gossip fino a intossicarlo. Quest'anno con la valletta Ivana Mrazova infortunata il Festival rischia di spezzare la continuità, già messa a repentaglio dalla defezione della capricciosa ereditiera Tamara Ecclestone. Il mestiere più arduo, tra le raffiche di Celentano e la passerella dei fantasmi dell'anno scorso, è quello di Rocco Papaleo, unico estraneo nel gruppo dei soliti noti, che ha il compito (ingrato) di far ridere per cinque serate, una dietro l'altra. Perché questa volta il killer chiamato per difendere Sanremo dallo zapping non fa sbellicare dalle risate come Fiorello e Benigni, anzi fa soffiare venti di guerra per cinquanta minuti, senza interruzioni pubblicitarie. E se gli garba potrebbe replicare per due, tre, quattro, anche cinque sere.
Ma non dovrebbero essere le canzoni a garantire la continuità più che il contorno? Morandi giura, tenendo le dita incrociate in tasca, che "sono tutte di altissima qualità"; in realtà ascoltarne quattordici in prova, una dietro l'altra, è stato tutt'altro che emozionante. Anche per il cast si è optato per una soluzione di continuità, razzolando tra vecchie glorie festivaliere e talent show con una moderata dose di rock, infine ripescando dagli anni Sessanta l'idea di coinvolgere un ospite straniero che duetti con i nostri big (nella serata di giovedì). "Ma qui si parla di tutto tranne che di canzoni", protesta un dj radiofonico. Sì, appunto, qual è la novità? L'attenzione è come sempre puntata sulla mitraglietta del killer. Che sparerà a zero. Il Molleggiato farà scempio anche della continuità.