Tra le Nuove proposte del Festival, Emma Fuggetta, in arte Bianca, ventenne torinese, "nuova" lo è per davvero. Si è assicurata la partecipazione vincendo Area Sanremo (l'altro "pass" disponibile l'ha acchiappato Vadim) e all'Ariston canterà "Saprai", un brano fortemente autobiografico, mentre nei negozi arriverà in quegli stessi giorni il suo album di esordio "L'altra metà". "Eh sì, sono proprio nuova a tutti gli effetti, una sorta di tela bianca. Non ho mai partecipato a un talent, non ho mai firmato un contratto con una major, nessuno mi ha mai vista in grandi contesti...".
Beh, il momento di scoprirti sta per arrivare. Un'intervista può aiutare: da dove vogliamo iniziare, dal nome magari? Ti chiamiamo Bianca o Emma?
"Va benissimo, Bianca, grazie. Così comincio ad abituarmi!"
Ma Bianca dove nasce? E perché?
"A giugno ho firmato il mio primo contratto e... di Emma già ne esisteva una. E allora, siccome c'è una parte sostanziosa del mio carattere che tende al nero e spesso finisce con il danneggiarmi in diversi altri aspetti della vita, quando il mio produttore mi ha esortato a tirar fuori la parte bianca di me, non mi è parso vero che il gioco fosse così semplice. E mi sono appiccicata addosso questo nome: Bianca. Vediamo se l'autoterapia funziona".
Dove va a parare una Nuova proposta di nome e di fatto come Bianca?
"Punto su una vocalità forte, credo che certe sfumature della mia voce possano rappresentare veramente una novità, e spero soprattutto che queste sfumature si colgano. Anche i testi delle mie canzoni contengono più di un elemento di novità, non fosse altro che ho la fortuna di avere un autore che scrive su misura per me, trasformando le e mail che gli invio in brani metricamente ben strutturati. E quei suoi testi mi corrispondono fedelmente come persona. Chi è il mio autore? Sempre lui, Alex Gaydou: produttore, autore, e pure vocal coach. Tutto per me".
C'è che arriva sul palco dell'Ariston dopo anni di gavetta, chi sfruttando la notorietà di un talent. Bianca come ci è arrivata?
"Non mi sentivo pronta per un'esperienza puramente competitiva, come un talent. Per questo ho puntato su Area Sanremo, partendo da una sessione di lezioni e di provini. Per tre giorni ho partecipato alle conferenze master class degli addetti ai lavori, che andavano avanti dalla mattina alla sera. Dopo un mese siamo stati riconvocati, eravamo più di 300, e dopo una prima fase di selezione siamo rimasti in 40. Poi c'è stata una seconda scrematura, che abbiamo superato in otto. Un'accademia vera e propria, dalla quale infine siamo usciti vincitori io e Vadim. Per me è stata una rivelazione clamorosa: venivo da piccole esperienze live, mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie".
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Parlaci di "Saprai", la canzone con la quale ti giochi la prima uscita al grande pubblico.
"Nasce da un episodio vero, particolare, una sorta di indagine rivelatoria del mio carattere. Ero alla festa degli 80 anni di mia nonna, e fui assalita da un sentimento di angoscia che mi è familiare, così mi rinchiusi nel bagno. Quando poi rientrai a casa, ebbi modo di ripensare a quanto avevo vissuto e scrissi una e mail a Gaydou raccontandogli quanto mi sentissi sbagliata, quanto avvertissi che la mia vita era ferma... La prima frase della canzone, 'Sto benissimo al riparo nel mio bagno rosso pallido...' corrisponde precisamente all'ambientazione dell'albergo che ci ospitava. E al mio stato d'animo".
Dove comincia la tua storia? Quando hai iniziato a cantare?
"L'amore per la musica nasce con me. Poi a 14 anni ho iniziato a studiare accademia di canto jazz, l'ho scelta perché ero curiosa di questo genere in particolare, perché per me il jazz era e resta un mistero. Certo la mia famiglia ha giocato un ruolo fondamentale, c'erano sempre buoni dischi che risuonavano in casa... E poi anche mia sorella Irene canta. E anche mamma lo faceva (e ora studia pianoforte) mentre mio fratello suona la chitarra. E papà ci ascolta... Ho cambiato tanti insegnanti, cercavo la mia identità, infine sono arrivata ad Alex e insieme a lui ho delineato le caratteristiche della mia personalità, la potenza vocale e le sfumature di una voce che ritengo piuttosto strutturata. Poi quel che accadrà dal punto di vista emozionale, si vedrà...".
Quali sono le voci che ami di più? Chi ti ha folgorata?
"La mia prima insegnante di canto è stata... Ella Fitzgerald. Mi è bastato sentirla alle prese con la sua versione di My romance, uno standard, per innamorarmene. Il mio in realtà è un vocione che tende più al soul, e comunque i miei artisti preferiti in assoluto hanno caratteristiche vocali completamente diverse dalle mie. Penso a Antony and the Johnsons, in particolare: da quando lo conosco ho cambiato il modo non tanto di cantare ma di ascoltare. Mi ha proprio cambiato l'orizzonte. Un'altra voce che amo è quella di Norah Jones, che in modo intelligente ha messo insieme sonorità pop e jazz, senza mai uscire dai margini della sua personalità che è morbida, raffinata. Tra i nostri artisti invece il mio mito assoluto è Mina: grazie a lei ho capito molte cose nell'interpetazione dei brani in italiano. E tra i giovani mi piace molto Noemi, la trovo originale".
Cosa chiedi alla tua esibizione sanremese?
"Di godermela, prima di tutto. Questa è un'occasione che capita una sola volta nella vita. Già le prove sono state meno spaventose di quanto pensassi. Lo confesso: ho qualche problema con la comunicazione, sono una che parla poco, spero che chi incontra questo genere di difficoltà nella vita possa identificarsi un po' in me... No, non è una questione di timidezza. Sento che esiste una barriera e ho la sensazione di portarmi addosso questa barriera sin dalla nascita, senza sapere come si è cementata. Magari Sanremo mi aiuta a sbrecciarla".
A Sanremo sono storicamente passati tutti i grandi della canzone italiana. È un confronto che ti esalta o ti terrorizza? O più semplicemente non ci pensi proprio?
"La terza che hai detto. Non ci penso proprio, ho vent'anni, sono una delle più giovani tra i giovani e sono molto onorata di esserlo, tra musicisti che hanno tanta più esperienza di me e che stimo. Sanremo la vivo come una svolta. Ho vissuto una carriera scolastica imbarazzante, soprattuto in età adolescenziale. Ho lasciato la scuola e ho fatto la commessa in gioielleria, poi in cartoleria, poi in un negozio di gadget... ma da un po' ho ripreso a studiare, e quest'anno, comunque vada a Sanremo, voglio prendermi il diploma".
Si dice che l'Italia sia piena di belle voci femminili, che mancano piuttosto gli autori. Condividi questa osservazione?
"La condivido eccome, anche perché sono la prima a non essere all'altezza di scrivere: senza il mio autore sarei perduta".
Nella settimana del Festival pubblichi il tuo album di esordio, "L'altra metà". Che cosa dobbiamo aspettarci?
"... aspettatevi l'altra metà di me, quella bianca. Oddio, dentro ci troverete dei brani un po' malinconici, tristi, d'altronde questa è stata la mia storia fino ad adesso, spero che in futuro saprò cantare parti più sorridenti di me. Intanto interpreto otto canzoni che mi somigliano, e che forse somigliano a tante mie coetanee che come me non riescono a tirar fuori tutte se stesse, perché non è facile farsi ascoltare, avere il proprio spazio, se in un'epoca gridata si parla sottovoce. Io ho la fortuna di farlo attraverso l'arte".
Beh, il momento di scoprirti sta per arrivare. Un'intervista può aiutare: da dove vogliamo iniziare, dal nome magari? Ti chiamiamo Bianca o Emma?
"Va benissimo, Bianca, grazie. Così comincio ad abituarmi!"
Ma Bianca dove nasce? E perché?
"A giugno ho firmato il mio primo contratto e... di Emma già ne esisteva una. E allora, siccome c'è una parte sostanziosa del mio carattere che tende al nero e spesso finisce con il danneggiarmi in diversi altri aspetti della vita, quando il mio produttore mi ha esortato a tirar fuori la parte bianca di me, non mi è parso vero che il gioco fosse così semplice. E mi sono appiccicata addosso questo nome: Bianca. Vediamo se l'autoterapia funziona".
Dove va a parare una Nuova proposta di nome e di fatto come Bianca?
"Punto su una vocalità forte, credo che certe sfumature della mia voce possano rappresentare veramente una novità, e spero soprattutto che queste sfumature si colgano. Anche i testi delle mie canzoni contengono più di un elemento di novità, non fosse altro che ho la fortuna di avere un autore che scrive su misura per me, trasformando le e mail che gli invio in brani metricamente ben strutturati. E quei suoi testi mi corrispondono fedelmente come persona. Chi è il mio autore? Sempre lui, Alex Gaydou: produttore, autore, e pure vocal coach. Tutto per me".
C'è che arriva sul palco dell'Ariston dopo anni di gavetta, chi sfruttando la notorietà di un talent. Bianca come ci è arrivata?
"Non mi sentivo pronta per un'esperienza puramente competitiva, come un talent. Per questo ho puntato su Area Sanremo, partendo da una sessione di lezioni e di provini. Per tre giorni ho partecipato alle conferenze master class degli addetti ai lavori, che andavano avanti dalla mattina alla sera. Dopo un mese siamo stati riconvocati, eravamo più di 300, e dopo una prima fase di selezione siamo rimasti in 40. Poi c'è stata una seconda scrematura, che abbiamo superato in otto. Un'accademia vera e propria, dalla quale infine siamo usciti vincitori io e Vadim. Per me è stata una rivelazione clamorosa: venivo da piccole esperienze live, mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie".
[[ge:rep-locali:repubblica:77672819]]
Parlaci di "Saprai", la canzone con la quale ti giochi la prima uscita al grande pubblico.
"Nasce da un episodio vero, particolare, una sorta di indagine rivelatoria del mio carattere. Ero alla festa degli 80 anni di mia nonna, e fui assalita da un sentimento di angoscia che mi è familiare, così mi rinchiusi nel bagno. Quando poi rientrai a casa, ebbi modo di ripensare a quanto avevo vissuto e scrissi una e mail a Gaydou raccontandogli quanto mi sentissi sbagliata, quanto avvertissi che la mia vita era ferma... La prima frase della canzone, 'Sto benissimo al riparo nel mio bagno rosso pallido...' corrisponde precisamente all'ambientazione dell'albergo che ci ospitava. E al mio stato d'animo".
Dove comincia la tua storia? Quando hai iniziato a cantare?
"L'amore per la musica nasce con me. Poi a 14 anni ho iniziato a studiare accademia di canto jazz, l'ho scelta perché ero curiosa di questo genere in particolare, perché per me il jazz era e resta un mistero. Certo la mia famiglia ha giocato un ruolo fondamentale, c'erano sempre buoni dischi che risuonavano in casa... E poi anche mia sorella Irene canta. E anche mamma lo faceva (e ora studia pianoforte) mentre mio fratello suona la chitarra. E papà ci ascolta... Ho cambiato tanti insegnanti, cercavo la mia identità, infine sono arrivata ad Alex e insieme a lui ho delineato le caratteristiche della mia personalità, la potenza vocale e le sfumature di una voce che ritengo piuttosto strutturata. Poi quel che accadrà dal punto di vista emozionale, si vedrà...".
Quali sono le voci che ami di più? Chi ti ha folgorata?
"La mia prima insegnante di canto è stata... Ella Fitzgerald. Mi è bastato sentirla alle prese con la sua versione di My romance, uno standard, per innamorarmene. Il mio in realtà è un vocione che tende più al soul, e comunque i miei artisti preferiti in assoluto hanno caratteristiche vocali completamente diverse dalle mie. Penso a Antony and the Johnsons, in particolare: da quando lo conosco ho cambiato il modo non tanto di cantare ma di ascoltare. Mi ha proprio cambiato l'orizzonte. Un'altra voce che amo è quella di Norah Jones, che in modo intelligente ha messo insieme sonorità pop e jazz, senza mai uscire dai margini della sua personalità che è morbida, raffinata. Tra i nostri artisti invece il mio mito assoluto è Mina: grazie a lei ho capito molte cose nell'interpetazione dei brani in italiano. E tra i giovani mi piace molto Noemi, la trovo originale".
Cosa chiedi alla tua esibizione sanremese?
"Di godermela, prima di tutto. Questa è un'occasione che capita una sola volta nella vita. Già le prove sono state meno spaventose di quanto pensassi. Lo confesso: ho qualche problema con la comunicazione, sono una che parla poco, spero che chi incontra questo genere di difficoltà nella vita possa identificarsi un po' in me... No, non è una questione di timidezza. Sento che esiste una barriera e ho la sensazione di portarmi addosso questa barriera sin dalla nascita, senza sapere come si è cementata. Magari Sanremo mi aiuta a sbrecciarla".
A Sanremo sono storicamente passati tutti i grandi della canzone italiana. È un confronto che ti esalta o ti terrorizza? O più semplicemente non ci pensi proprio?
"La terza che hai detto. Non ci penso proprio, ho vent'anni, sono una delle più giovani tra i giovani e sono molto onorata di esserlo, tra musicisti che hanno tanta più esperienza di me e che stimo. Sanremo la vivo come una svolta. Ho vissuto una carriera scolastica imbarazzante, soprattuto in età adolescenziale. Ho lasciato la scuola e ho fatto la commessa in gioielleria, poi in cartoleria, poi in un negozio di gadget... ma da un po' ho ripreso a studiare, e quest'anno, comunque vada a Sanremo, voglio prendermi il diploma".
Si dice che l'Italia sia piena di belle voci femminili, che mancano piuttosto gli autori. Condividi questa osservazione?
"La condivido eccome, anche perché sono la prima a non essere all'altezza di scrivere: senza il mio autore sarei perduta".
Nella settimana del Festival pubblichi il tuo album di esordio, "L'altra metà". Che cosa dobbiamo aspettarci?
"... aspettatevi l'altra metà di me, quella bianca. Oddio, dentro ci troverete dei brani un po' malinconici, tristi, d'altronde questa è stata la mia storia fino ad adesso, spero che in futuro saprò cantare parti più sorridenti di me. Intanto interpreto otto canzoni che mi somigliano, e che forse somigliano a tante mie coetanee che come me non riescono a tirar fuori tutte se stesse, perché non è facile farsi ascoltare, avere il proprio spazio, se in un'epoca gridata si parla sottovoce. Io ho la fortuna di farlo attraverso l'arte".