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Antonella Ruggiero: "L'Italia ce la farà ancora, ringrazieremo le nuove generazioni"

Nei giorni del Festival, che affronta per l'undicesima volta, pubblica il nuovo album "L'impossibile è certo", dove inneggia all'ottimismo della volontà attraverso coautori preziosi come Erri De Luca, Michela Murgia, Marco Travaglio. "Confido nei nostri giovani, liberi dalle ideologie e attrezzati a fronteggiare la precarietà"
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STRANO ma vero. Antonella Ruggiero è una collezionista di Festival - cinque volte l'ha affrontato con i Matia Bazar, cinque da sola, lasciando spesso tracce memorabili: fu prima nel 1978 con "E dirsi ciao", quarta nel 1983 con "Vacanze romane", seconda nel 1998 con "Amori lontanissimi" e ancora seconda nel 1999 con "Non ti dimentico", poi terza nel 2005 con "Echi di infinito", e per tre volte s'è portata a casa anche il premio della critica - e adesso che ci torna per l'undicesima volta fatica persino a ricordarli tutti. Ricorda invece volentieri le facce familiari di quelli che lavorano dietro le quinte e dei tanti italiani qualunque che incontra durante i suoi tour, "facce di gente che è curiosa di conoscere, approfondire, cercare, e che non finisce mai di ringraziare semplicemente perché una canzone che ho interpretato gli ha spalancato un mondo sconosciuto. E parlo di Haendel, Mozart…
STRANO ma vero. Antonella Ruggiero è una collezionista di Festival - cinque volte l'ha affrontato con i Matia Bazar, cinque da sola, lasciando spesso tracce memorabili: fu prima nel 1978 con "E dirsi ciao", quarta nel 1983 con "Vacanze romane", seconda nel 1998 con "Amori lontanissimi" e ancora seconda nel 1999 con "Non ti dimentico", poi terza nel 2005 con "Echi di infinito", e per tre volte s'è portata a casa anche il premio della critica - e adesso che ci torna per l'undicesima volta fatica persino a ricordarli tutti. Ricorda invece volentieri le facce familiari di quelli che lavorano dietro le quinte e dei tanti italiani qualunque che incontra durante i suoi tour, "facce di gente che è curiosa di conoscere, approfondire, cercare, e che non finisce mai di ringraziare semplicemente perché una canzone che ho interpretato gli ha spalancato un mondo sconosciuto. E parlo di Haendel, Mozart e Puccini come della nostra tradizione vocale e corale, che è immensa... purtroppo in Italia le scuole che dovrebbero insegnare la musica e difendere il nostro patrimonio non lo fanno, e questo è un delitto grave e imperdonabile, a livello culturale".

"È come una guerra e va combattuta". La cantante genovese non è insensibile alla gravità della situazione sociopolitica italiana. Ma al pessimismo della ragione antepone l'ottimismo della volontà, come testimonia il titolo (programmatico) del suo nuovo album, "L'impossibile è certo". Sentitela: "Questo è un periodo oscuro della nostra storia, qualcosa che non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale. Conosciamo il dolore e la sofferenza patite dagli italiani attraverso il racconto dei nostri nonni, dei nostri genitori. C'erano i bombardamenti veri, allora, ora sono evidentemente di altro genere ma purtroppo altrettanto deleteri nell'animo, nella mente, nei progetti, nei sogni della gente. Ma così come ne seppero uscire i nostri avi con impegno, fatica e sudore ne usciremo anche noi, attraverso le nuove generazioni, quelle che sono più preparate a fronteggiare l'emergenza, che viaggiano e non solo su internet, che agiscono vivendo scambi frequenti a livello internazionale... Quel che ora ci sembra inestricabile troverà invece una via d'uscita, proprio grazie a loro. Perché le nostre generazioni sono piene di ideologie e sovrastrutture concettuali che ci hanno paralizzato, che loro non hanno. Confido", si accalora Antonella, "che usciremo da questa emergenza, certo non subito, certo con grande fatica, ma alla fine del tunnel sarà un'Italia migliore a farsi strada, un'Italia autentica, genuina, davvero pulita, che potrà mostrare al mondo con orgoglio la sua faccia migliore. Meritiamo certamente di più, come lo merita la concezione che oggi trasmettiamo all'estero e che non ci rappresenta".

L'indignazione civile della Ruggiero trova puntuale riscontro nelle 15 canzoni inedite che compongono il suo nuovo album, comprese le due che il soprano leggero prestato al pop presenta in concorso al Festival, "Da lontano", di cui è coautrice del testo col cantautore romano Alessandro Orlando Graziano, e "Quando balliamo", scritta con Simone Lenzi dei Virginiana Miller. "Nel disco cerco di offrire una mia lettura dell'attualità, i sentimenti più intimi e nascosti, una visione poetica della realtà che ogni cittadino può vedere e che io, in questo caso, oltre a vedere posso cantare. Per la stesura dei testi mi sono affidata alla collaborazione di scrittori e autori preziosi, come Erri De Luca, che ha messo mano a una piccola poesia, "Italia, una parola aperta", Eraldo Affinati, Michela Murgia, Marco Travaglio, tra gli altri. È bello potersi confrontare con persone che stimi su idee che sono assolutamente comuni, mi piacerebbe che questa comunione di intenti unisse pure gli italiani, che ci fossero meno grida e più sostanza... Ormai abbiamo superato ogni limite, stiamo assistendo a un periodo storico molto strano, ovunque, ma che da noi appare anche più strano e incomprensibile. Nel nostro mondo politico esistono anche persone preparate, per carità, ma quello che viene fuori da media, giornali e tg, è una specie di sarabanda infernale che non porta nulla di buono!".

"Da tempo vivo a Berlino, una città a misura d'uomo". Con il marito musicista Roberto Colombo e il figlio Gabriele, la cantante condivide da tempo una scelta di vita significativa. "Da nove anni ci siamo trasferiti a Berlino, e solo ogni tanto torniamo nel verde della Brianza, dove abbiamo conservato casa. Berlino è una città a misura d'uomo, che ti fa sentire perfettamente a tuo agio. La scelta di fermarci qui la prendemmo di punto in bianco dopo un concerto nella sinagoga, proprio nel quartiere di Berlino Est dove abitiamo ora. Ci guardammo negli occhi e ci dicemmo: questo è il nostro posto. È come ritrovarsi in un luogo che già conosci, sei parte di una citta che è unica e irripetibile, che ha vissuto il nazismo, la Stasi, la DDR, e non nasconde nulla di quanto ha vissuto. Ne trovi tracce ovunque, i tedeschi non occultano niente, le loro memorie vivono in ogni angolo della città. E quello che ti offre culturalmente Berlino è una meraviglia: è impossibile star dietro a tutto! Se poi nutri passione e curiosità per la musica... Ci sono ancora tanti negozi di dischi che sopravvivono, io per esempio ne frequento uno gestito da una signora di 80 anni che conosce la musica elettronica più incredibile del pianeta, lei ascoltava i pionieri, e poi ci senti ogni genere di musica, classica, turca, cinese, Arvo Part...".

E chissà che a Berlino si ricordino ancora dei Matia Bazar, il trampolino di lancio internazionale di Antonella Ruggiero. "Quando ci arrivai, nel 1974, ero una ragazza di Pegli che ascoltava i Pink Floyd, i gruppi degli anni Sessanta e Settanta, il progressive. Fu il caso a metterci insieme, anche perché all'epoca io ancora volevo occuparmi di grafica e pittura. Prima dei Matia Bazar non avevo mai neanche cantato dal vivo, ma le cose ci andarono bene da subito. Nel 1975 già volavamo in classifica con 'Stasera... che sera!', e poi quel lavoro ci portava ovunque e a tutti noi piaceva viaggiare... Tutto bello, bellissimo. Dopo 14 anni di successi però lasciai il gruppo. Semplicemente perché si era esaurita la mia curiosità verso quell'esperienza, e poi avevamo idee e progetti diversi. Per sette anni, dopo la mia uscita dal Bazar, non ho voluto più vedere nessuno dell'ambiente, ho viaggiato tanto, sono stata in Oriente, ho imparato a vivere e ascoltare il silenzio... E la musica di cui oggi mi nutro è musica che arriva da ogni parte del pianeta meno che dalle radio commerciali, e viene dall'Occidente e dall'Oriente indifferentemente, dall'Europa settentrionale come dalla Cina, dalla Russia, dal passato remoto, dal dopoguerra... Se hai voglia di ricerca, trovi tutto. La musica è come il cibo. C'è quello buono e quello cattivo: è soprattutto il secondo che cercano di propinarti, ma la scelta è tua, puoi mangiare sempre quello che vuoi tu".

Tradizione, sperimentazione, sacro e profano: un'artista onnivora. E Antonella Ruggiero si ciba artisticamente di tutto. La sua voce fu determinante nell'affermare la riconoscibilità del marchio Matia Bazar in Italia e in Europa, da Sanremo all'Eurofestival: "Per un'ora d'amore", "Solo tu", "C'è tutto un mondo intorno", "Vacanze romane", "Ti sento" sono titoli scolpiti nella memoria collettiva della musica popolare. Dopo l'uscita dal gruppo nel 1989, e gli anni della meditazione, è tornata ancora più motivata e curiosa, ponendo il suo registro vocale al servizio di scelte originali e decisamente diversificate: dal repertorio sacro ai temi dei musical di Broadway (Gershwin, Porter, Bernstein...), dalla sacralità del mondo cristiano alle tradizioni religiose e popolari di varie parti del mondo, dalla cultura latinoamericana ai brani dei cantautori italiani degli anni 60 come Tenco, Bindi e Fidenco. Ha rifatto le canzoni italiane composte dal 1915 al 1945, reinterpretate in chiave jazzistica o a cappella, ha affrontato i canti della montagna e tradizione ladina, i tanghi e i cori ("ne sono attivi ancora tanti, più di 150 in Italia, e di un livello eccezionale", assicura). 

Poteva vivere da diva, ha scelto diversamente. "I piedistalli non mi hanno mai interessato in nessun senso, sono pericolosi. E poi oltre il lavoro, amo la semplicità, e però la mente si muove sempre e vivo una sorta di affollamento mentale di musica, progetti, luoghi dove andare! Diva, mai. Per una persona non c'è nulla di meglio che vivere tra la gente, tutti i giorni, e mescolarsi con gli estranei, questa è la vita".

La sorpresa di trovarsi tra due Nobel. Ma come si concilia una visione della vita così intensa con i fuochi artificiali del Festival? "Certo non è facile comunicare nello spazio ristretto di una o due canzoni di tre minuti. E però un essere umano riesce comuque a percepire se in un artista esiste sostanza o se l'involucro è vuoto, se ha qualcosa da raccontare o se è solo superficie. E comunque Sanremo è qualcosa di familiare a tutti gli italiani. Per quanto mi riguarda, poi, è come se avessi le sue chiavi... Qui ho vissuto momenti bellissimi e sorprendenti. Ne ricordo uno, in particolare, quando ebbi la fortuna di stringere le mani di due premi Nobel. Mi trovai sul palco tra Renato Dulbecco e Mikhail Gorbachev, e pensare che la ricerca scientifica e la politica non centrano apparentemente nulla con il Festival, e invece... Un altro Sanremo che ricordo bene, ma a livello artistico, è quello di 'Vacanze romane'. Avevamo una scenografia da fantascienza, ci misero in cima a una piattaforma sospesa, roba da Guerre Stellari, non so neanche perché, ma di quell'idea e di quella canzone tutti si ricordano ancora. Mentre un artista finisce con il sovrapporre e stratificare emozioni, e stati d'animo che si accavallano e si confondono. Io fatico a metterli a fuoco, mica per snobismo. Solo la prima volta che vai al Festival non la puoi scordare, perché ti senti come Alice nel Paese delle meraviglie!".