SANREMO - "Siamo qui per dare voce a un'ingiustizia che dal 2012 Salvatore e Massimiliano stanno subendo. Vogliamo che il messaggio arrivi oltre i confini nazionali. Un'ingiustizia che due militari italiani in missione hanno subito da un governo con un inganno iniziato il 15 febbraio del 2012: da allora sono iniziati due anni di rinvii". A Sanremo ci sono le mogli dei due marò, Vania Ardito e Paola Moschetti, rispettivamente compagne di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Il sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato le accompagna in sala stampa, assistono all'incontro quotidiano con i cronisti poi prendono la parola, dopo aver mostrato il vessillo del Battaglione San Marco. La loro presenza al festival, dice Zoccarato, "è un attestato di rispetto nei confronti dei vostri mariti da parte dell'amministrazione". Proprio il sindaco ai marò ha "dedicato" uno dei punti centrali della città, la grande fontana dello Zampillo, con fiori e luci gialle e un manifesto, "Liberate i marò".
Le due signore siedono dove poco prima c'erano Fabio Fazio, Luciana Littizzetto e Laetitia Casta, ospite della prima serata del Festival. "Il sindaco ci ha riservato dei posti per assistere allo spettacolo ma noi siamo dello stato d'animo per partecipare a una serata di festa". Un po' di imbarazzo all'inizio, poi si dimostrano toste e battagliere. "Non abbiamo mai perso la fidfucia nelle istituzioni, nonostante questo sia il terzo governo che dovrà occuparsene. A noi resta la fiducia ma sono loro che devono riportare a casa Salvatore e Massimiliano. Noi siamo qui per denunciare un abuso contro due persone innocenti. C'è bisogno di chiarezza, verità e giustizia". E raccontano quanto sia difficile spiegare ai figli la situazione, "è dura dire a dei bambini piccoli che questa è la realtà, che i loro papà sono costretti a stare lì e che su di loro grava la possibilità della pena di morte. E' inaccettabile che accada a due uomini dello Stato Italiano".
I due soldati non stanno male fisicamente, "si sono costruiti una vita là ma non è la loro vita, è una vita lontana dai loro affetti, dalla patria e dai loro cuori. Li abbiamo trovati come ogni essere umano, si ha sempre la speranza che la ragione prevalga e che rientrino in Italia in tempi brevi perché quella non è vita".
"Per noi essere qui è una grande opportunità - dice Paola Moschetti, la compagna di Latorre - la nostra vicenda è nota e vissuta con molta partecipazione entro i confini nazionali. Quel che ci preme è che l'interesse si estenda anche oltre i confini, è importante, perché l'ingiustizia che ha colpito loro potrebbe riguardare chiunque. Loro sono due militari che in quel momento lavravano per una missione in acque infestate dai pirati. Un servizio svolto non solo da soldati italiani ma da tanti soldati nel mondo. L'abuso che oggi subiscono, essere trattenuti da più di ventiquattro mesi, con continui rinvii, oggi riguarda loro ma riguarda tutti i soldati del mondo".
Le due signore siedono dove poco prima c'erano Fabio Fazio, Luciana Littizzetto e Laetitia Casta, ospite della prima serata del Festival. "Il sindaco ci ha riservato dei posti per assistere allo spettacolo ma noi siamo dello stato d'animo per partecipare a una serata di festa". Un po' di imbarazzo all'inizio, poi si dimostrano toste e battagliere. "Non abbiamo mai perso la fidfucia nelle istituzioni, nonostante questo sia il terzo governo che dovrà occuparsene. A noi resta la fiducia ma sono loro che devono riportare a casa Salvatore e Massimiliano. Noi siamo qui per denunciare un abuso contro due persone innocenti. C'è bisogno di chiarezza, verità e giustizia". E raccontano quanto sia difficile spiegare ai figli la situazione, "è dura dire a dei bambini piccoli che questa è la realtà, che i loro papà sono costretti a stare lì e che su di loro grava la possibilità della pena di morte. E' inaccettabile che accada a due uomini dello Stato Italiano".
I due soldati non stanno male fisicamente, "si sono costruiti una vita là ma non è la loro vita, è una vita lontana dai loro affetti, dalla patria e dai loro cuori. Li abbiamo trovati come ogni essere umano, si ha sempre la speranza che la ragione prevalga e che rientrino in Italia in tempi brevi perché quella non è vita".
"Per noi essere qui è una grande opportunità - dice Paola Moschetti, la compagna di Latorre - la nostra vicenda è nota e vissuta con molta partecipazione entro i confini nazionali. Quel che ci preme è che l'interesse si estenda anche oltre i confini, è importante, perché l'ingiustizia che ha colpito loro potrebbe riguardare chiunque. Loro sono due militari che in quel momento lavravano per una missione in acque infestate dai pirati. Un servizio svolto non solo da soldati italiani ma da tanti soldati nel mondo. L'abuso che oggi subiscono, essere trattenuti da più di ventiquattro mesi, con continui rinvii, oggi riguarda loro ma riguarda tutti i soldati del mondo".