SANREMO - La tua ragazza sempre è diventata grande. La bella faccia e gli occhi blu sono sempre gli stessi ma da quella canzone, il suo debutto nei Big, sono passati quattordici anni. E venti ne son trascorsi dalla sua prima volta all'Ariston, era il 1994, nelle Nuove proposte, la canzone era Fuori. Tre volte al festival, l'ultima nel 2010 con La cometa di Halley per Irene Grandi, nove album all'attivo e tanti riconoscimenti. A quattro anni dall'ultima partecipazione l'artista fiorentina torna con Un vento senza nome, il brano che dà il titolo all'album in uscita il 12 febbraio e che contiene anche alcune collaborazioni con Stefano Bollani, con il quale Irene aveva già lavorato nel 2012 per l'album Irene Grandi & Stefano Bollani. "Mi dicono: sei tornata e sei diventata una donna, la 'ragazza cattiva' è cambiata, si capisce anche dalla canzone, è molto ispirata, mi sono ispirata alle donne perché sono quelle che manifestano la voglia di crescere, di maturare, forse più degli uomini". L'artista tornerà a esibirsi dal vivo nei palazzetti con un tour che partirà il 7 maggio da Firenze.
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"Rispetto alla mia prima volta non è cambiato nulla, il bello del festival è che la sua sostanza non cambia . dice Irene Grandi - quest'anno noto che c'è attenzione per la musica nuova, inedita, mi sembra un'edizione particolarmente varia, ci sono artisti della mia generazione, artisti interessanti nuovi, ragazzi che vengono dai talent, c'è grande varietà e soprattutto non ci sono quelle figure che appaiono solo a Sanremo e poi non si sa che fine facciano. Mi sembra una buona cartolina di com'è ora la musica italiana". Quanto al nuovo disco, è un po' il "disco della maturità", Irene si sente "più cresciuta", "ma in realtà non si smette mai di crescere, e non bisogna aver paura della parola 'maturi', credo che nella crescita ci sia la vita, se uno resta sempre uguale a se stesso è come se si facesse una foto e la mettesse su una lapide - continua l'artista - invece il cambiamento è una testimonianza di quello che succede nella tua testa, stai vivendo, ti stai trasformando, stai evolvendo. E' quello che a me interessa: crescere, cambiare, trovare delle risorse dentro di me e tirarle fuori anche dalle altre persone".
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Fin dalla vigilia del festival ha spiegato che Un vento senza nome rivela il suo lato più profondo, un brano al femminile che parla di coraggio, "mi piacciono le donne che cercano di ritrovare l'amore per se stesse e la voglia di crescere al di là del giudizio degli altri e delle scelte che hanno fatto nella vita, anche sbagliate". E se ci sono cose, come Sanremo, che non cambiano mai, qualcosa rimane della rockettara che saltava sul palco col chiodo di pelle rosso. "Quandomi vedrete in concerto ritroverete anche quest'aspetto, la grinta è rimasta, ma ho scoperto la femminilità, mi piace il calore, voglio trasmettere meno inqietudine, che è tipico del rock, e più positività - spiega - credo che anche nella musica sia necessario trovare l'ispirazione a pensare positivo. Se si pensa positivamente, le cose intorno cambiano positivamente".
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"Rispetto alla mia prima volta non è cambiato nulla, il bello del festival è che la sua sostanza non cambia . dice Irene Grandi - quest'anno noto che c'è attenzione per la musica nuova, inedita, mi sembra un'edizione particolarmente varia, ci sono artisti della mia generazione, artisti interessanti nuovi, ragazzi che vengono dai talent, c'è grande varietà e soprattutto non ci sono quelle figure che appaiono solo a Sanremo e poi non si sa che fine facciano. Mi sembra una buona cartolina di com'è ora la musica italiana". Quanto al nuovo disco, è un po' il "disco della maturità", Irene si sente "più cresciuta", "ma in realtà non si smette mai di crescere, e non bisogna aver paura della parola 'maturi', credo che nella crescita ci sia la vita, se uno resta sempre uguale a se stesso è come se si facesse una foto e la mettesse su una lapide - continua l'artista - invece il cambiamento è una testimonianza di quello che succede nella tua testa, stai vivendo, ti stai trasformando, stai evolvendo. E' quello che a me interessa: crescere, cambiare, trovare delle risorse dentro di me e tirarle fuori anche dalle altre persone".
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Fin dalla vigilia del festival ha spiegato che Un vento senza nome rivela il suo lato più profondo, un brano al femminile che parla di coraggio, "mi piacciono le donne che cercano di ritrovare l'amore per se stesse e la voglia di crescere al di là del giudizio degli altri e delle scelte che hanno fatto nella vita, anche sbagliate". E se ci sono cose, come Sanremo, che non cambiano mai, qualcosa rimane della rockettara che saltava sul palco col chiodo di pelle rosso. "Quandomi vedrete in concerto ritroverete anche quest'aspetto, la grinta è rimasta, ma ho scoperto la femminilità, mi piace il calore, voglio trasmettere meno inqietudine, che è tipico del rock, e più positività - spiega - credo che anche nella musica sia necessario trovare l'ispirazione a pensare positivo. Se si pensa positivamente, le cose intorno cambiano positivamente".