Fin dall'inizio quei dieci milioni di spettatori, più o meno, hanno visto il festival e sono arrivati all'epilogo di stasera: le differenze minime tra una serata e l'altra probabilmente dipendono solo da indisposizioni, cene di classe, calcetto del giovedì, rari blackout elettrici o cose simili
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Il Festival delle buone intenzioni, in ogni campo, va a chiudere e la medietà del tutto – Carlo Conti style, rivendicato e perseguito legittimamente con successo – è testimoniata dall’impossibilità di scatenare la minima diatriba sugli ascolti. Fin dall'inizio quei dieci milioni, più o meno, si sono messi lì e sono arrivati all'epilogo di stasera: le differenze minime tra una serata e l'altra probabilmente dipendono solo da indisposizioni, cene di classe, calcetto del giovedì, rari blackout elettrici o cose simili.
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L'effetto shock degli eliminati eccellenti è andato peraltro "a notte alta e sono sveglio", ha fatto un po' impressione, alla fine si è capito che c'erano le motivazioni e tutto si poteva spiegare e magari da stasera non se ne ricorderà più nessuno. Magari.
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Sanremo 2017, Virginia Raffaele è Sandra Milo e l'Ariston diventa "8 e mezzo"
La differenza tra la meraviglia, la scelta dei personaggi da imitare, la resa, l'efficacia dei testi, l’idea di partenza delle esibizioni di Virginia Raffaele negli anni passati rispetto alla Sandra Milo nella serata di ieri è di quelle che non si possono concepire. È andata così.
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Luca Zingaretti appare al Dopofestival, entra, chiede silenzio, lancia la pubblicità e se ne va.
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Secondo qualche burlone del web l'esito-eliminati della serata di ieri sarebbe la versione per musica e televisione del finale della seconda stagione di Gomorra.
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Con molta lentezza qualcuno sta iniziando a sottolineare la demenzialità di un paese, ovvero del mondo intero, in cui le persone passano le giornate a dirsi in pubblico quello che pensano. E funziona al meglio quando si è ubriachi o peggio. Al confronto, le disfide che sono scattate nella notte su Twitter tra i fan club di eliminati e qualificati – seguaci di Alessio Bernabei contro fedelissimi di Al Bano, per dire – erano quasi (quasi) un'oasi di civiltà.
(agf)
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Qui e là si è sentita echeggiare la frase "Sanremo non è più musica, è solo uno spettacolo televisivo". Sembra il Sanremo della marmotta. E dire che questa sembra la prima edizione da anni e anni in cui le canzoni hanno richiamato un minimo di attenzione, se ne è parlato, si è anche votato abbastanza su quelle (alcuni eliminati eccellenti se si fossero sforzati un po' di più a portare qualcosa di meglio, chissà). E infine, inaudito, c'era anche qualcosa, vedi Gabbani, che effettivamente ci si ritrovava a canticchiare il giorno dopo per strada.
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La frase che gira di più è "Ma vi rendete conto che sono ancora in gara x, y e z e hanno mandato a casa X,Y e Z?". Se è per quello, sono rimasti fuori dall’intero festival i La Rua – freschi e travolgenti nell'esibizione finale stanotte ospiti del Dopofestival - che a occhio e orecchio si mangiano vivi tre quarti dei finalisti di stasera.
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Pura notazione di cronaca, ieri sera su La7 il film La patata bollente ha attirato solo 398mila spettatori con l’1,47 di share.
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… neanche le nuvole hanno tenuto il peso dei pensieri qui piove da ieri. (Lele, Ora Mai, #SanRemo2017)
Quasi in piena notte, è tornato il cardinale Ravasi su Twitter per citare un altro passo di canzone sanremese (lo aveva fatto nei giorni scorsi con Fiorella Mannoia). Stavolta il prediletto è stato Lele, il vincitore della categoria giovani, il passaggio citato dall’alto prelato è il seguente, puntini di sospensione compresi: “….. neanche le nuvole/hanno tenuto il peso dei pensieri/qui piove da ieri”.