2010

Il cantante, eliminato ieri sera dalla giuria demoscopica<br />distribuisce il testo &quot;tradotto&quot;: &quot;Cos&igrave; capite i contenuti&quot;

"Dialetto incomprensibile?
La risposta verrà dal popolo"

"Sapevo che è una gara e che poteva andare così
ma anche la Clerici, quella battuta sulla claque..."

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SANREMO - "Jammo jà, guadagnamoci il pane, noi abbiamo il sudore nelle mani e sappiamo cambiare". Provate a fargliela cantare così, la sua canzone, a Nino D'Angelo. A parte che non lo farebbe mai, e poi non sarebbe la stessa cosa. Eliminato, anche se temporaneamente, dalla gara, il cantante napoletano si dispiace, anche se con leggerezza. Un testo difficile, quello di Jammo jà, di fatto incomprensibile al grande pubblico. E però apprezzato anche da tanta critica, un nuovo tassello del progetto al quale D'Angelo lavora da tempo, una ricerca attraverso la tradizione e le sonorità dei paesi che affacciano sul bacino del Mediterraneo. Qualcuno aveva lanciato un'ipotesi sottotitoli. "Escluso - commenta l'artista - non possiamo decidere di cantare in dialetto e poi chiedere i sottotitoli".

Ma la canzone non ha convinto la giuria demoscopica, alla quale era affidato il giudizio nella prima serata. D'Angelo l'ha eseguita con Maria Nazionale, voce potente della canzone napoletana, partita anni fa dalle produzioni neomelodiche home made e poi cresciuta musicalmente e non solo, fino all'esperienza come (brava) attrice in Gomorra. E all'indomani dell'eliminazione, lancia un appello ai giornalisti: per favore, pubblicate il testo in italiano (è stato distribuito in copia nella sala stampa dell'Ariston), così anche chi non capisce il dialetto potrà apprezzarne il contenuto.

"Forse ci ha penalizzati un po' quella battuta sulla claque", dice Nino D'Angelo, e il riferimento è alle parole pronunciate in buona fede da Antonella Clerici nel presentarlo sul palco, ieri sera, quando è partito un applauso fortissimo al solo pronunciare il nome di D'Angelo. "A parte -scherza lui - che non si capisce perché quando uno fa un applauso, dev'essere per forza napoletano. Non può essere gente del Nord o, che ne so, di Sanremo? E poi quella battuta forse ci ha resi un po' antipatici alla giuria, chissà. D'altra parte io ho alle spalle anni lunghissimi di carriera e non ho certo bisogno di portarmi dietro la claque". Per D'Angelo, questa è la quarta partecipazione al festival. "Le sensazioni? Una in particolare: mi manca tanto Mino reitano. Eravamo amici, ogni volta che venivo qua, mi veniva sempre a salutare. Era un uomo del Sud, un amico oltre che un bravissimo artista. Si rideva, si scherzava...".

Forse l'ostacolo è stato proprio quell'idioma incomprensibile ai più. "Ci sono vari modi di cantare in dialetto napoletano ma questa è la lingua vera, quella che parla il popolo di Forcella, è linguaggio parlato, quello della gente. Ci sono artisti che anche in Italia hanno successo cantando, che ne so, pure in romeno. Il giudizio verrà poi, dalla gente". E domani, serata dei duetti, "andrà ancora peggio - ride - perché con Ambrogio Sparagna (con il quale si esibirà sul palco, ndr) abbiamo deciso di cantare usando tutti i dialetti del Sud...".

D'altronde, continua, "questo festival poteva ospitare in gara altri brani in dialetto, evidentemente gli artisti non hanno avuto abbastanza coraggio. Noi sapevamo che la gara può comportare un'esclusione, quindi va bene, non me la prendo con nessuno. E poi c'è sempre la possibilità di essere ripescati. Ecco, Maria ed io stavamo pensando di mettere su un gruppo etnico - scherza - e cercavamo un nome. Se alla fine torneremo in gara lo chiameremo così: i ripescati".