SANREMO - Sarà costretto a tacere il sindaco Pdl di Sanremo, Maurizio Zoccarato, domani sera sul palco per la consegna del premio al vincitore del Festival. Prassi consueta, ma quest'anno in regime di par condicio, quindi bando alle chiacchiere, ai complimenti, ai ringraziamenti. Zoccarato salirà sul palco in nome del buon senso. Lo stesso, spiega il direttore di RaiUno, Mauro Mazza, "che ci ha fatto affrontare un'altra vicenda recente legata alla par condicio, quella della puntata di A sua immagine con ospite Giovanni Bachelet". Che non andò in onda perché l'ospite, figlio di Vittorio Bachelet assassinato dalla Brigate rosse, è anche parlamentare del centrosinistra benché in quel caso dovesse commemorare l'anniversario della morte di suo padre. Poi la Rai ha fatto macchina indietro e si è deciso di mandarla in onda il 20 febbraio.
Viale Mazzini e gli organizzatori del Festival dunque fanno appello alla correttezza del singolo. "Esiste la par condicio - osserva Mazza - esiste il problema ma esiste anche il buon senso e ad esso l'azienda ha invitato per l'applicazione della norma". E' stato proprio il caso Bachelet, spiega ancora Mazza, "un caso così importante che ci ha spinti a ragionare in termini di buon senso, sono convinto che lo stesso buon senso non farà censurare il Festival se le telecamere inquadreranno i poltici e se il sindaco salirà sul palco per premiare il vincitore, senza però parlare". Se poi il sindaco facesse un intervento, allora "in quel caso il buon senso sarebbe prevaricato", ha precisato Mazza.
Ma il sindaco muto in realtà rappresenta il problema minore in una serata, la finalissima di domani, alla quale - almeno stando agli annunci - dovrebbero partecipare in qualità di ospiti (in platea, s'intende, e quindi in favore di telecamere) numerosi esponenti della politica.
Dal governo dovrebbe arrivare uno squadrone composto dai ministri Claudio Scajola, Ignazio La Russa, Roberto Maroni e forse Michela Brambilla, i sottosegretari Romani e Giorgetti e il ministro Luca Zaia, che nelle ultime ore si è distinto per aver invocato una "par condicio dialettale", indignandosi per la sola presenza di una canzone in napoletano (quella di Nino D'Angelo, Jammo Jà, peraltro stroncata ieri sera dal televoto e fuori dalla gara) e invocando "quote obbligatorie venete" nella gara canora. Da registrare il commento del candidato Udc alla Regione Veneto, Antonio De Poli: "I veneti non sono mica i Sioux...".
Governo solidamente rappresentato, ma non manca l'opposizione. Confermata la presenza del segretario del Pd, Pierluigi Bersani (la tv del partito, YouDem, ha animato per tutta la settimana un Dopofestival in diretta da Sanremo), si aspetta anche il governatore della Puglia Nichi Vendola. Il concetto in casa Rai è: i politici sono liberi di presenziare dove vogliono e di muoversi come credono. "So già di presenze autorevolissime dell'attuale opposizione - ha detto Mazza - non mi pare sia un problema".
Viale Mazzini e gli organizzatori del Festival dunque fanno appello alla correttezza del singolo. "Esiste la par condicio - osserva Mazza - esiste il problema ma esiste anche il buon senso e ad esso l'azienda ha invitato per l'applicazione della norma". E' stato proprio il caso Bachelet, spiega ancora Mazza, "un caso così importante che ci ha spinti a ragionare in termini di buon senso, sono convinto che lo stesso buon senso non farà censurare il Festival se le telecamere inquadreranno i poltici e se il sindaco salirà sul palco per premiare il vincitore, senza però parlare". Se poi il sindaco facesse un intervento, allora "in quel caso il buon senso sarebbe prevaricato", ha precisato Mazza.
Ma il sindaco muto in realtà rappresenta il problema minore in una serata, la finalissima di domani, alla quale - almeno stando agli annunci - dovrebbero partecipare in qualità di ospiti (in platea, s'intende, e quindi in favore di telecamere) numerosi esponenti della politica.
Dal governo dovrebbe arrivare uno squadrone composto dai ministri Claudio Scajola, Ignazio La Russa, Roberto Maroni e forse Michela Brambilla, i sottosegretari Romani e Giorgetti e il ministro Luca Zaia, che nelle ultime ore si è distinto per aver invocato una "par condicio dialettale", indignandosi per la sola presenza di una canzone in napoletano (quella di Nino D'Angelo, Jammo Jà, peraltro stroncata ieri sera dal televoto e fuori dalla gara) e invocando "quote obbligatorie venete" nella gara canora. Da registrare il commento del candidato Udc alla Regione Veneto, Antonio De Poli: "I veneti non sono mica i Sioux...".
Governo solidamente rappresentato, ma non manca l'opposizione. Confermata la presenza del segretario del Pd, Pierluigi Bersani (la tv del partito, YouDem, ha animato per tutta la settimana un Dopofestival in diretta da Sanremo), si aspetta anche il governatore della Puglia Nichi Vendola. Il concetto in casa Rai è: i politici sono liberi di presenziare dove vogliono e di muoversi come credono. "So già di presenze autorevolissime dell'attuale opposizione - ha detto Mazza - non mi pare sia un problema".