Teatro del silenzio

L'INTERVISTA

Bocelli: "Celebriamo il talento in un rifugio dello spirito"

Il grande tenore fa un bilancio dei dieci anni del Teatro del Silenzio. "Era un progetto folle e ambizioso, è andato oltre ogni aspettativa".

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IL LUOGO è magnifico, Lajatico in provincia di Pisa. E' a suo modo magico, perfetto per ospitare una manifestazione come il Teatro del Silenzio, voluta da Andrea Bocelli e arrivata quest'anno alla decima edizione. Bocelli, star internazionale, personaggio amatissimo dal pubblico di tutto il mondo, ha fatto in modo che quest'appuntamento offrisse sempre il meglio della musica, tutta la musica, dal pop all'opera. Sarà così anche quest'anno, con la partecipazione di Renato Zero, di Gianna Nannini, dei 2Cellos, di Elisa, ma anche del Coro e l'Orchestra dei Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino e del direttore d'orchestra Zubin Mehta, una manifestazione di musica e per la musica, senza barriere e confini.

Bocelli, dieci anni di festival non sono pochi. Vogliamo fare un bilancio?
"Credo anch'io sia un bel traguardo. Il bilancio non può che essere positivo: il Teatro del Silenzio è una grande festa, non solo per il pubblico ma anche per gli artisti coinvolti e per me in prima persona. Sulle prime considerai l'idea, che ebbero un amico di famiglia e mio fratello Alberto, un po' folle... Dopo qualche titubanza, l'ho abbracciata e appoggiata con forza. Mi è piaciuta molto l'idea di utilizzare questa conca naturale di straordinaria bellezza tramutandola in spazio teatrale, a patto che fosse subito dopo restituita al paesaggio agreste. Un progetto che ho voluto intitolare al silenzio, proprio perché questi luoghi rappresentano per me un vero e proprio rifugio dello spirito: una terra benedetta da una natura rigogliosa, ideale per ritrovare il silenzio e il raccoglimento".

Si aspettava un simile successo e, soprattutto, la straordinaria risposta di tanti artisti?
"Il successo è andato oltre le aspettative. Ma il progetto è stato ambizioso fin dal principio. Dieci anni fa dissi che l'intenzione era di realizzare una sorta di Woodstock del belcanto, aperta alle più diverse esperienze artistiche. Negli anni si sono alternati tanti celebri colleghi, provenienti da universi espressivi assai diversi. E tutti ne hanno vissuto, stupiti, l'atmosfera magica, celebrando il luogo col proprio talento. Tra gli ospiti, Placido Domingo, José Carreras, Lang Lang, Laura Pausini, David Foster, Sara Brightman, Zucchero Fornaciari, Heather Headley, Noa, Nicola Piovani, Riccardo Cocciante, Giorgio Albertazzi e moltissimi altri. Un appuntamento frequentato, anche in platea, da tante personalità, da Steve Jobs a Sharon Stone, spinte dal desiderio di ascoltare buona musica, in un luogo così inusuale".

Organizzare un festival è un mestiere particolare. Cosa l'ha spinta?
"A ciascuno il proprio mestiere, per l'organizzazione c'è un team di professionisti: io sono presidente onorario, il mio apporto è di supervisione artistica, anche se naturalmente discutiamo insieme su tutto. Ho cercato di essere utile al luogo in cui sono nato e cresciuto, mi ha spinto, se vogliamo, uno scatto di orgoglio campanilistico. Il Teatro del Silenzio è un appuntamento atteso e apprezzato nel mondo: un evento che chiama ogni anno oltre quindicimila persone (quasi tutte dall'estero) e che ha contribuito a far conoscere il nostro territorio. Motivo in più per festeggiare ed anche per verificare la bontà del progetto".   
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Lei è uno degli artisti più popolari del mondo. Qual è il segreto che le consente di comunicare con così tanta gente?
"Ho ricevuto dal cielo il dono di una voce riconoscibile e in grado di comunicare emozioni positive. Mio unico merito, se così si può definire, il fatto di aver cercato di onorare questo talento, con disciplina e perseveranza. Probabilmente, attraverso il canto, riesco a toccare il cuore della gente. Sono onorato e fiero di poter offrire la mia voce a tutti coloro che cercano nella musica un'emozione, un sollievo dalle fatiche del quotidiano. E non passa giorno, mi creda, che io non rifletta, con stupore e con riconoscenza, sul privilegio di ricevere tanto affetto, da quella sterminata platea che raggiungo in ogni angolo del mondo, o che in questo caso incontro, proveniente da ogni dove a Lajatico. L'unico modo concreto per ricambiare è mettere tutto me stesso nelle cose che faccio".

Le è sempre piaciuta l'idea di muoversi liberamente tra generi e stili. Cosa che l'ha portata a raggiungere un pubblico molto grande ma le ha anche fatto raccogliere molte critiche. La considera ancora un'idea giusta?
"Penso tutto il bene possibile di ogni espressione della creatività umana, laddove volta al bene. Credo che ogni genere abbia la propria bellezza e sia in grado di dare emozioni alla gente. Basta rispettarne i codici e affrontarla con onestà intellettuale e serietà. Non ho preclusioni, anche se evito di affrontare ambiti per i quali comprendo, per ragioni le più diverse (dalla peculiarità dello strumento vocale al grado di affinità emotiva), di non essere portato. Ma, come non mi stanco di sottolineare, l'unico discrimine che ritengo utile è tra musica bella e musica brutta".

Quest'anno a Lajatico porterà in scena la Turandot anticipata da una release mondiale dell'opera il 30 luglio. Cosa la lega a quest'opera, che cosa ama di Puccini?
"Puccini ti arricchisce l'anima, lascia sempre qualcosa che ti cambia.  Di lui amo tutto, la sua sensibilità, la dote sublime e raffinata del melodista, la capacità di un incessante rinnovamento del linguaggio, la curiosità intellettuale, la teatralità della scrittura musicale. Un genio, un corregionale, un gigante che mi rende ancor più orgoglioso d'essere italiano. Prima di conoscere la storia di Calaf e del suo amore per la principessa Turandot, quand'ero bimbo, ricordo di aver molto fantasticato, in particolare sulle note del Nessun dorma, immedesimandomi e inventando di volta in volta scenari e contesti cangianti, in cui inevitabilmente ero il guerriero impavido, il buon cavaliere... Da adulto, ho atteso non anni bensì decenni prima di affrontare questa partitura, pur essendo tra le mie opere preferite. Prima ho dovuto approntare uno strumento vocale che fosse perfettamente in grado di sostenerne le asperità. Allestire un'opera è di per sé complicato, ancor più quando si tratta di Turandot, così ricca in termini di musica e di scenari spettacolari. Spero che il pubblico apprezzi questo notevole sforzo, da parte di noi tutti".  

In che campi opera la Bocelli Foundation?
"I progetti che ABF sta portando avanti sono tanti, sia in ambito di sviluppo economico-sociale, in Italia e ad Haiti, sia in ambito di ricerca scientifica-tecnologica. Credo molto nella struttura della fondazione, concepita quale laboratorio vivo, in cui ogni goccia ha un peso nell'azione di ogni giorno e dove anche il più piccolo apporto è valorizzato. Insieme, in quattro anni, ABF ha fatto già grandi cose. Qualche numero: la trasformazione di tre scuole di strada in strutture scolastiche funzionali e sicure, 1.600 bambini accolti quotidianamente con istruzione gratuita e pasti nelle tre scuole di St. Augustin, Notre Dame du Rosaire e St. Philomene (Haiti); oltre 20 milioni di litri di acqua distribuiti nello slum di Citè Soleil (Haiti); trecentosedici famiglie assistite con beni di prima necessità nei campi profughi (Iraq); ottanta senzatetto che ogni  giorno usufruiscono delle docce (Roma); quindici  ricercatori verso la realizzazione del prototipo del device per l'autonomia dei non vedenti".
 
Molti degli artisti che parteciperanno al concerto di Lajatico sono suoi amici.
"I rapporti di collaborazione professionale, quando intensi e prolungati nel tempo, si tramutano facilmente in un sentimento di amicizia. Per me è particolarmente emozionante poter ricevere in un luogo che percepisco come "casa" tanti amici provenienti da ogni parte del mondo, e mostrare loro il fascino, la bellezza di un luogo che amo più di ogni altro. A Lajatico ho parte della mia famiglia, è il mio angolo di pace nelle colline della mia infanzia. Questo paese mi ha visto bambino, magro, irrequieto, poi ragazzo, curioso, sognatore, poi artista, acerbo e innamorato. È un luogo dove ho ancora tanti amici d'infanzia e dove tengo i miei amatissimi cavalli. Appena posso, ci torno sempre con grande piacere".