Teatro del silenzio 2016

L'INTERVISTA

Teatro del Silenzio, la scommessa di Tommassini: "Metto in scena la voglia di cambiamento"

Il coreografo e regista, celebre anche per "X Factor", firma "Le Cirque", lo show dell'11esima edizione dell'evento organizzato da Andrea Bocelli. "Metteremo in campo la nostra voglia di stupire e meravigliare"

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Sono passati più di dieci anni da quando Andrea Bocelli, nel 2006, ha inaugurato il suo Teatro del Silenzio a Lajatico e per l’edizione 2016 il tenore ha deciso di proporre uno show unico dal titolo Le Cirque, con un repertorio lirico composto da alcune tra le più famose arie d’opera. Per dar corpo alla magia della musica, nello scenario straordinario delle colline toscane di Lajatico, dove Bocelli è nato, il tenore ha deciso di coinvolgere Luca Tommassini , “deus ex machina” di X Factor, star visionaria della messa in scena, coreografo, regista, “in una scommessa che ho accettato subito”, dice lui. Bocelli si esibirà in un contesto, quello dei circo, che Tommassini cercherà di interpretare, come sempre, alla sua maniera: “Sono stato chiamato a interpretare la voglia di cambiamento - dice - spesso vengo chiamato quando gli artisti cercano qualcosa di diverso, di spettacolare. In questo caso la scommessa è sia per Bocelli che per me, perché lui cerca il cambiamento e io mi metto per la prima volta alla prova nel mondo dell’Opera”.
Luca Tommassini 
Il tema della serata è quello del circo, tema antichissimo e affascinante da portare nella modernità.
“Sì, mi è stato chiesto di mantenere al centro l’idea del circo, di rendere circense lo spettacolo rispettando la tradizione nostra e più antica. Ho portato quindi le mie idee, ho allargato la scenografia in modo da ampliare il quadro, ho pensato a delle luci che possano sorprendere, sto cercando insomma di mettere a disposizione dello spettacolo le molte esperienze di questi ultimi anni”.

Una parte della squadra di X Factor sarà con lei?
“La costumista, lo scenografo, il direttore della fotografia. Ho un team consolidato con il quale lavoro da tanti anni e che hanno con me un perfetto feeling. Ma ci tengo a dire che a Lajatico non stiamo portando X Factor ma la nostra voglia di stupire, meravigliare. Cerchiamo di mettere in scena uno spettacolo originale, in un teatro complicatissimo, che sostanzialmente non esiste e si accende una volta l’anno. Avremo 24 ore per provarlo, e le prove le possiamo fare solo tardi, quando la luce del giorno se ne va. Ma sarà una magnifica esperienza”.
Tommassini in"versione" X Factor 
Non crede anche lei, sulla base dell’esperienza televisiva e degli show degli ultimi anni, che si stia andando verso una fase nuova in cui si pensa meno agli effetti speciali e più ai contenuti visivi?
“Meno meraviglia e più sostanza, sì, credo che questa sia la strada. Io dico che in questi anni ho imparato di più di quelli che hanno frequentato X Factor come concorrenti. Cento messe in scena, fatte a un ritmo frenetico, settimana dopo settimana, sono state una grande scuola. E ho imparato a togliere invece che a mettere, ad arrivare sul palco con un’idea sola ma centrata. Di solito quando sei, come me, un po’ insicuro, cerchi di esagerare, tendi a essere barocco, le idee si confondono e non arrivano al pubblico. Ho imparato a sottrarre e focalizzarmi sull’anima della performance, ad ascoltare l’artista invece che farmi ascoltare. E sto cercando di applicarla anche al Teatro del Silenzio, badando all’essenzialità, a seguire la maestosità della musica, che è la fonte di tutto”.

Il suo lavoro oggi è più ricco e complesso di un tempo. Quale potrebbe essere la qualifica da scrivere nel suo biglietto da visita, che lavoro fa?
“Claudio Baglioni mi ha suggerito una definizione che mi piace poeticamente: ‘organizzatore di anime’. E’ vero, cerco di organizzare le anime che sono sul palco e quelle che sono davanti, gli artisti e il pubblico, se riesco a far ballare insieme le loro anime ho raggiunto il mio scopo. Per arrivarci faccio appello a tutte le mie esperienze, me le porto dietro, mi faccio trascinare dalle emozioni, dai brividi. E aspetto l’idea, perché la creatività non è matematica, devo aspettare quando arriva e allora mi eccito, divento pazzo e cerco di metterla in scena, perché so che funzionerà”.

Ci sono limiti e difficoltà nella costruzione di questo spettacolo?
“Come in molte altre occasioni, ci sono parecchi limiti, soprattutto perché è evento unico, quindi ha un budget limitato a un pubblico di una sera sola, e ammortizzare i costi è difficile. Ho chiesto grandi sforzi a tutti ma con passione e ingegno stiamo facendo tutto al meglio".

Lavorate anche voi, come Bocelli ha già fatto altre volte, con il progetto SCART che recupera scarti di altri spettacoli per sostenere il recupero e il riuso?
“E’ stimolante, abbiamo a disposizione materiali curiosi e il progetto prende un profilo poetico molto alto. E’ un altro elemento sorprendente di questa serata, come l’elefante di nove metri realizzato da Lodola che sarà il simbolo iconografico dell’edizione di quest’anno”.