PERUGIA - Umbria Jazz 2015 comincia con una carezza, quella di Paolo Conte al tanto pubblico del Santa Giuliana e al promoter Sergio Piazzoli, scomparso un anno fa e che ribattezzò col nome di Arena questo vecchio stadio perugino, portandoci, tra gli altri, Bruce Springsteen e Bob Dylan. Personaggio davvero speciale Piazzoli, capace di stabilire rapporti privilegiati con tanti artisti, dal "fratello" Capossela che quest'anno si è preso in carico l'eredità del suo magico festival sul Trasimeno, a Fossati e De Gregori, che nella prima del suo tour lo ha eletto a "musicista tra i musicisti", per la grande competenza tecnica, fino all'amatissimo Robert Wyatt che oggi presiede la "Fondazione Sergio per la musica", nata dopo la tragica e prematura morte del promoter umbro.
"Solo poche parole - dice il grandissimo vecchio Conte - per ricordare Sergio, la sua straordinaria simpatia, la risata leggendaria. Il nostro cuore stasera è tutto per lui".
Davvero inedita la decisione di dedicare la prima di un festival internazionale non a un artista defunto ma a un organizzatore di concerti. Che a meno di ventiquattro ore dalla sua dipartita condivideva lo stesso ambulatorio di ospedale con il patron di Uj, Carlo Pagnotta, a maledire gli acciacchi della vita e a progettare qualcosa da fare insieme: "È stato immediato il pensiero di dedicargli l'apertura di questa edizione - ammette Pagnotta - e di affidarla al suo amico Paolo Conte".
Il concerto non delude, tutt'altro, gli standard di Conte, che a suo stesso dire hanno solo affettuose reminiscenze jazzistiche, resistono all'usura del tempo, luccicano ancora, e al tempo stesso convivono con gli ultimi gioiellini di "Snob", ultimo album dove l'ironia è ancora più marcata. Fino a quella dedica piena di rimpianto, con un'imprecisa e ancora più irresistibile "giornata al mare" e la struggente verde milonga, dall'inesorabile finale: "Finché Atahualpa, o qualche altro Dio, non ti dica 'descansate niño', che continuo io".
"Solo poche parole - dice il grandissimo vecchio Conte - per ricordare Sergio, la sua straordinaria simpatia, la risata leggendaria. Il nostro cuore stasera è tutto per lui".
Davvero inedita la decisione di dedicare la prima di un festival internazionale non a un artista defunto ma a un organizzatore di concerti. Che a meno di ventiquattro ore dalla sua dipartita condivideva lo stesso ambulatorio di ospedale con il patron di Uj, Carlo Pagnotta, a maledire gli acciacchi della vita e a progettare qualcosa da fare insieme: "È stato immediato il pensiero di dedicargli l'apertura di questa edizione - ammette Pagnotta - e di affidarla al suo amico Paolo Conte".
Il concerto non delude, tutt'altro, gli standard di Conte, che a suo stesso dire hanno solo affettuose reminiscenze jazzistiche, resistono all'usura del tempo, luccicano ancora, e al tempo stesso convivono con gli ultimi gioiellini di "Snob", ultimo album dove l'ironia è ancora più marcata. Fino a quella dedica piena di rimpianto, con un'imprecisa e ancora più irresistibile "giornata al mare" e la struggente verde milonga, dall'inesorabile finale: "Finché Atahualpa, o qualche altro Dio, non ti dica 'descansate niño', che continuo io".