Derby Coppa Italia 2013

Derby di Coppa in Spagna, a Madrid è stata un festa

di RICCARDO IORI

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MADRID - Proprio come succederà in Italia domenica prossima, quando Lazio e Roma disputeranno all'Olimpico il derby che deciderà il vincitore della Coppa Italia, anche in Spagna il secondo trofeo nazionale si è deciso tra le due principali squadre della capitale, l'Atletico e il Real Madrid, che si sono affrontate venerdì scorso nel tempio dei blancos, il Santiago Bernabéu. Mentre in campo il duello è stata tutt'altro che pacifico -i colchoneros hanno trionfato dopo 120 minuti con tre espulsi, dodici ammoniti e una rissa sfiorata tra le due panchine- sugli spalti e fuori dallo stadio la convivenza tra le due tifoserie è stata esemplare. Prima dell'incontro, iniziato alle 21 e 30, non si sono registrati incidenti e anche il post di una partita conclusasi ben oltre la mezzanotte è scivolato via senza episodi violenti. Gli unici scontri sono avvenuti tra tifosi dell'Atletico e forze dell'ordine lontano dallo stadio, quasi all'alba, durante i festeggiamenti nella storica Piazza di Nettuno; all'incendio di alcuni cassonetti e al lancio di pietre sono seguiti dodici fermi, tutti rilasciati il giorno successivo.
Questa coda velenosa ha solo parzialmente macchiato un'organizzazione dell'evento che ha sfiorato la perfezione. Molto forte è stato infatti l'impegno delle due società e del Comune di Madrid affinché la finale si trasformasse in uno spot per la candidatura della capitale spagnola come organizzatrice dei Giochi Olimpici del 2020. Il giorno prima del match il presidente del club merengue, Florentino Pérez, e quello dell'Atletico, Enrique Cerezo, si sono riuniti con il sindaco, Ana Botella, e il presidente della Federazione Spagnola di Calcio, Ángel María Villar, per ricordare lo spirito festivo che doveva caratterizzare la finale. Due giorni prima di questo incontro di facciata erano stati discussi i dettagli sostanziali della macchina organizzativa tra i due club, la Polizia, i servizi di emergenza e una delegazione del Governo.

Una volta deciso, a marzo, di giocare nello stadio del Real per motivi tanto logistici come economici -la maggiore capienza rispetto al Calderón assicurava un afflusso maggiore e incassi più cospicui- il dispositivo di sicurezza è stato messo a punto insomma con la collaborazione tra i diversi protagonisti, tanto sportivi quanto istituzionali. Non proprio lo stesso del fuoco incrociato che si è visto in Italia: al tempo in cui Lega e Rai chiedevano di far giocare la sera, le disposizioni dei rappresentanti governativi andavano da tutt'altra parte -"Mai più un derby di notte", ha tuonato l'allora ministro degli Interni Cancellieri dopo la guerriglia urbana della stracittadina di aprile, conclusasi con sei accoltellati e tredici poliziotti all'ospedale-; mentre i sindacati di polizia hanno cercato fino all'ultimo di evitare che la finale si disputasse il giorno delle elezioni, i rispettivi tecnici di Lazio e Roma, Petkovic e Andreazzoli, non hanno risparmiato critiche per l'incertezza protrattasi per settimane su orario e data.

In numeri, il derby di Madrid ha potuto contare sul lavoro di 2600 persone, quasi la metà (1250) della Polizia Nazionale, e il resto distribuito tra i 507 agenti della Polizia Municipale, i 100 vigili urbani, gli operatori sanitari e i responsabili della sicurezza dei rispettivi club. Nei giorni precedenti i mezzi d'informazione hanno consigliato percorsi e fermate di metro differenti per evitare possibili schermaglie. La rivalità un tanto decaffeinata tra i due club, vista l'enorme differenza di blasone (ed economica), ha comunque aiutato il lavoro delle forze dell'ordine. Anche l'esito della partita ha favorito un deflusso graduale e i cordoni organizzati per mantenere blancos e colchoneros separati si sono rivelati superflui. Tale infatti è stata la gioia per un successo contro il rivale cittadino che mancava da quattordici anni e che è valso addirittura un trofeo, che i sostenitori della squadra di Simeone accorsi al Bernabéu sono rimasti sugli spalti a festeggiare fino a un'ora dopo il fischio finale, quando i cugini avevano già abbandonato le gradinate e i dintorni del santuario madridista.