ROMA - Ormai ci siamo e visto che in questi giorni si moltiplicheranno gli appelli, alla civiltà e al buon senso, non è il caso di ingrossare il coro. E' fin troppo scontato e banale, d'altra parte, augurarsi che questo derby si svolga all'insegna della calma, della sportività, del rispetto che dovrebbe esserci sempre. E non solo in un clima emergenziale. Già, perché tutto quello che è successo nell'ultimo mese - dai vertici alle mille difficoltà per individuare data e orario giusti per questa attesissima finale - basterebbe per farci riflettere, per farci capire che abbiamo già alzato l'asticella delle nostre ansie, delle nostre preoccupazioni, della considerazione che abbiamo di noi stessi. Del nostro concetto di relazione e dei contorni, dei confini, in cui ci muoviamo. L'obiettivo, non l'Utopia, dovrebbe essere semplicemente quello di organizzare la nostra agenda, i nostri Eventi, senza farci scandire le giornate da chi attenta ai sempre più rarefatti momenti di spensieratezza, al nostro vivere comune. O più semplicemente al nostro vivere.
Roma avrà dunque gli occhi addosso. Di chi ha giudicato le mosse di preparazione e, ancora di più, è adesso alla finestra, con curiosità e un pizzico di malcelata diffidenza. Per vedere come la città sarà capace di rispondere. Ecco, come bisognerà rispondere. E' solo a questo che bisogna pensare ora, evitando i facili appelli per cuori ingenui e teneri, prendendoci piuttosto - ognuno nel proprio ruolo - l'impegno a fare la propria parte. Così, è scontato dirlo, l'ordine pubblico dovrà soprattutto essere lì, garante, di una città che non accetta e non accetterà mai la patente di una città difficile. Per uno che sbaglia, e che va isolato, ci sono migliaia di persone e di tifosi che vogliono semplicemente godersi la città e lo stadio. E a queste migliaia di persone, che rappresentano Roma, bisogna pensare. E poi l'impegno, anche questo scontato, di chi è chiamato a raccontare derby e città, perché non si confondano i messaggi e si parli con responsabilità di loro, dei tifosi e a loro.
Senza confondere la passione con la rabbia, il confronto con la contrapposizione, le lacrime di gioia o di delusione con un concetto fradicio di rivalità. I tifosi, i veri tifosi di questa città, sanno distinguere tra un'emozione e un brivido, tra chi racconta la gioia intima che ti regala il calcio e chi si ferma al facile contagio che la delusione può produrre. Questo deve essere l'impegno, a cui devono partecipare - e non c'è motivo per non partecipare - anche i protagonisti. Offrendo l'immagine migliore, anche in campo, in quella cartolina che è l'Olimpico, poco più di cinque chilometri e duemila anni lontano dal Colosseo.
Già, il Colosseo per un giorno lasciamolo ai turisti. Roma è di più, addirittura più della sua stessa e grande storia. Roma è - e deve essere - un impegno, sì un Impegno, a diffondere cultura, anche sportiva.
Roma avrà dunque gli occhi addosso. Di chi ha giudicato le mosse di preparazione e, ancora di più, è adesso alla finestra, con curiosità e un pizzico di malcelata diffidenza. Per vedere come la città sarà capace di rispondere. Ecco, come bisognerà rispondere. E' solo a questo che bisogna pensare ora, evitando i facili appelli per cuori ingenui e teneri, prendendoci piuttosto - ognuno nel proprio ruolo - l'impegno a fare la propria parte. Così, è scontato dirlo, l'ordine pubblico dovrà soprattutto essere lì, garante, di una città che non accetta e non accetterà mai la patente di una città difficile. Per uno che sbaglia, e che va isolato, ci sono migliaia di persone e di tifosi che vogliono semplicemente godersi la città e lo stadio. E a queste migliaia di persone, che rappresentano Roma, bisogna pensare. E poi l'impegno, anche questo scontato, di chi è chiamato a raccontare derby e città, perché non si confondano i messaggi e si parli con responsabilità di loro, dei tifosi e a loro.
Senza confondere la passione con la rabbia, il confronto con la contrapposizione, le lacrime di gioia o di delusione con un concetto fradicio di rivalità. I tifosi, i veri tifosi di questa città, sanno distinguere tra un'emozione e un brivido, tra chi racconta la gioia intima che ti regala il calcio e chi si ferma al facile contagio che la delusione può produrre. Questo deve essere l'impegno, a cui devono partecipare - e non c'è motivo per non partecipare - anche i protagonisti. Offrendo l'immagine migliore, anche in campo, in quella cartolina che è l'Olimpico, poco più di cinque chilometri e duemila anni lontano dal Colosseo.
Già, il Colosseo per un giorno lasciamolo ai turisti. Roma è di più, addirittura più della sua stessa e grande storia. Roma è - e deve essere - un impegno, sì un Impegno, a diffondere cultura, anche sportiva.