Zaino in spalla e computer sotto braccio, al Giro d'Italia partecipa anche lui, "Giovannino". Niente bici però. Solo un pass per le sale stampa e tanti biglietti del treno. Giovanni Battistuzzi ha 27 anni e due grandi sogni: trovare una redazione che lo assuma e seguire da giornalista il Giro. Il secondo lo sta realizzando proprio ora, percorrendo le tappe della corsa rosa a bordo di treni regionali. Quello che vede - e che vive - finisce sul suo blog "Giro in seconda", creato apposta per l'occasione. Una passione, quella per il ciclismo, che Giovannino coltiva sin da bambino. "Ho iniziato a vedere le tappe del Giro nel '94 - racconta - e Pantani mi ha fatto innamorare di questo sport".
Giovannino ha un pass per la sala stampa, procuratogli da un vecchio amico giornalista sportivo. Così segue le conferenze e parla con gli atleti, che un po' lo snobbano. "Mi piacerebbe tornare a parlare del Giro come corsa di popolo, ma anche al di là del ciclismo professionale tutto lustrini come è ridotto oggi, per vedere se esiste ancora quel ciclismo popolare che salvò l'Italia dalla guerra civile grazie a Bartali dopo l'attentato a Togliatti".
L'intenzione però non è quella di "rubare" il lavoro agli inviati veri, ma di raccontare la gara da una prospettiva diversa, più umana. "Vorrei usare la scusa del Giro e del ciclismo per raccontare l'Italia di oggi. Il treno è una formidabile fonte di spunti, almeno quanto le gare ciclistiche di una volta". Il Giro al primo posto quindi, ma non solo. Nel suo blog c'è spazio anche per le storie della gente che incontra sui vagoni di quei regionali lentissimi, che incontra nel cammino tra una stazione e una tappa, da cui cerca ospitalità per ridurre i costi dell'impresa.
Oltre al blog, Giovanni sostiene anche la causa #salvaciclisti, di cui è diventato "rappresentante". "Ho aderito di corsa, perché trovo che la rinascita del ciclismo normale, quotidiano non possa fare che bene anche allo sport nella sua espressione massima".
Giovannino ha un pass per la sala stampa, procuratogli da un vecchio amico giornalista sportivo. Così segue le conferenze e parla con gli atleti, che un po' lo snobbano. "Mi piacerebbe tornare a parlare del Giro come corsa di popolo, ma anche al di là del ciclismo professionale tutto lustrini come è ridotto oggi, per vedere se esiste ancora quel ciclismo popolare che salvò l'Italia dalla guerra civile grazie a Bartali dopo l'attentato a Togliatti".
L'intenzione però non è quella di "rubare" il lavoro agli inviati veri, ma di raccontare la gara da una prospettiva diversa, più umana. "Vorrei usare la scusa del Giro e del ciclismo per raccontare l'Italia di oggi. Il treno è una formidabile fonte di spunti, almeno quanto le gare ciclistiche di una volta". Il Giro al primo posto quindi, ma non solo. Nel suo blog c'è spazio anche per le storie della gente che incontra sui vagoni di quei regionali lentissimi, che incontra nel cammino tra una stazione e una tappa, da cui cerca ospitalità per ridurre i costi dell'impresa.
Oltre al blog, Giovanni sostiene anche la causa #salvaciclisti, di cui è diventato "rappresentante". "Ho aderito di corsa, perché trovo che la rinascita del ciclismo normale, quotidiano non possa fare che bene anche allo sport nella sua espressione massima".