MONTECATINI TERME - In una tappa dedicata a Gino Bartali era vietato un esito banale, intriso del senso della scontatezza. Tutti attendevano Cavendish, in un intreccio simbolico di ricorrenze: la vittoria 10 al Giro del campione del mondo sul traguardo che aveva visto la quarantaduesima ed ultima di Cipollini. Invece alza la voce l'Italia dello sprint. Vince Roberto Ferrari, segue Francesco Chicchi. Il primo aveva bisogno di una 'ripulita' dopo il fattaccio di Horsens, quando aveva asfaltato proprio Cavendish con una manovra a dir poco impropria. Il secondo, che comunque da prof qualche soddisfazione se l'è tolta, resta legato al trionfo iridato tra gli Under di Zolder nell'anno mondiale di Cipollini. Tra i finali di gara adatti ai velocisti, quello di Montecatini è il più difficile: c'è una curva molto difficile ai 600 metri, poi un'altra ai 350 metri. Sulla seconda, che pure i corridori avevano visto nel precedente passaggio, il fatto decisivo: Modolo finisce per terra, Thomas la sbaglia inducendo all'errore 'Cav'. Prova ad approfittarne Vaitkus, passistone lituano che imposta la volata lunga. Cavendish è troppo dietro per recuperare, non riesce a rilanciare l'azione: Ferrari e Chicchi lo tolgono letteralmente di ruota.
FRANK SCHLECK, CHE SUCCEDE? - Il tutto dopo un dente avvelenato di un paio di km (la salita di Vico) nel circuito finale: pendenze insidiose per i velocisti, ma che Frank Schlek ci comprometta il Giro proprio non te lo aspetti. Il lussemburghese perde 45'', una immensità su un tracciato del genere. Insomma, insidie ad ogni metro, figuriamoci quando arriveranno le montagne. Indubbiamente la sensazione che si evince dopo la tappa più lunga (258 km), è che ormai il termine trasferimento non sia più calzante. Vero, le medie non sono state indimenticabili, ma va anche detto che in un Giro come questo, corso sempre in tensione, c'è per i big lo stress mentale non indifferente nel dover stare sempre concentrati nelle prime 20/30 posizioni, tanto per non correre rischi. Nessuna incertezza invece per 'Purito' Rodriguez, che mantiene la maglia rosa ed aumenta il margine su un rivale. "Ho lavorato tantissimo per le salite lunghe - fa un discorso generale lo spagnolo -. Lo scorso anno ho finito al quinto posto, quest'anno penso di poter fare benissimo, la squadra starà bene e sarà una battaglia con Lampre e Liquigas, che sono assieme all'Astana le squadre più forti".
TEAM SKY, FIATO SPRECATO - Quando va via da copione la fuga di giornata, sono le squadre dei velocisti a lavorare. Cliché rispettato anche nella gestione della gara. Se il giorno prima, con 'Purito' favorito era stata la Katusha a tenere sotto controllo la situazione, stavolta è il Team Sky di Cavendish - a posteriori fiato sprecato - a non dare troppo spazio all'azione di Kaisen (Lotto), Delage (FDJ), Saez (Euskaltel), Denifl (Vacansoleil) e del nostro Boaro (Saxo Bank), che sfrutta le sue qualità di passista contribuendo al tenere vita più a lungo possibile la fuga, della quale egli stesso è l'ultimo solitario interprete. Azione senza oggettive speranze, ma portata avanti con grande classe.
L'ACUTO DI FERRARI - Ripresa la fuga dei cinque, la discesa verso l'arrivo viene interpretata in maniera aggressiva da Selvaggi, Visconti, Gatto, mentre dietro molti velocisti si chiamano fuori (su tutti Goss e Kristoff). Provano a guadagnare secondi anche uomini di classifica come Kreuziger e Scarponi. Tutto inutile però, il Team Sky tiene in pugno la situazione. Poi però la doppia curva, l'incertezza di Cavendish e l'acuto di Ferrari. "E' il giorno più bello della mia vita. Vincere una tappa al Giro d'Italia è grandioso, volevo riscattare le prime tappe, avevo una buona condizione e l'ho sfruttata alla grande". In vincitore torna anche sull'episodio di Horsens: "Ne abbiamo parlato il giorno dopo con Cavendish, mi ha detto che avrei dovuto lasciare la corsa. Poi non ho fatto la volata in Emilia Romagna per fargli capire che quanto successo era stato tutto involontario e che mi sono preparato talmente a puntino per questo Giro che mi sarebbe dispiaciuto troppo lasciare". Ancora una una stilla di veleno nella replica di Cavendish: "Complimenti a Ferrari, ma è fortunato a non essere stato squalificato"
ORDINE D'ARRIVO DELLA ASSISI-MONTECATINI
1. Roberto Ferrari (Ita, Androni) in 6h49'05"
2. Francesco Chicchi (Ita, Omega) s.t.
3. Tomas Vaitkus (Ltu, Orica) s.t.
4. Mark Cavendish (Gbr) s.t.
5. Manuel Belletti (Ita) s.t.
6. Giacomo Nizzolo (Ita) s.t.
7. Daniel Schorn (Aut) s.t.
8. Arnaud Demare (Fra) s.t.
9. Danilo Wyss (Sui) s.t.
10. Geoffrey Soupe (Fra) s.t.
43. Joaquin Rodriguez Oliver (Esp) s.t.
55. Michele Scarponi (Ita) s.t.
56. Roman Kreuziger (Cze) s.t.
68. Domenico Pozzovivo (Ita) s.t.
71. Ivan Basso (Ita) s.t.
95. Frank Schleck (Lux) a 00'45"
CLASSIFICA GENERALE
1. Joaquin Rodriguez Oliver (Esp, Katusha) in 47h16'39"
2. Ryder Hesjedal (Can, Garmin) a 00'17"
3. Paolo Tiralongo (Ita, Astana) a 00'32"
4. Roman Kreuziger (Cze) a 00'52"
5. Benat Intxausti Elorruaga (Esp) s.t.
6. Ivan Basso (Ita) a 00'57"
7. Damiano Caruso (Ita) a 01'02"
8. Dario Cataldo (Ita) a 01'03"
9. Eros Capecchi (Ita) a 01'09"
10. Rigoberto Uran Uran (Col) a 01'10"
11. Michele Scarponi (Ita) a 01'11"
12. Domenico Pozzovivo (Ita) a 01'12"
14. Damiano Cunego (Ita) a 01'37"
21. Giovanni Visconti (Ita) a 02'06"
22. Marco Pinotti (Ita) a 02'09"
23. Frank Schleck (Lux) a 02'11"
FRANK SCHLECK, CHE SUCCEDE? - Il tutto dopo un dente avvelenato di un paio di km (la salita di Vico) nel circuito finale: pendenze insidiose per i velocisti, ma che Frank Schlek ci comprometta il Giro proprio non te lo aspetti. Il lussemburghese perde 45'', una immensità su un tracciato del genere. Insomma, insidie ad ogni metro, figuriamoci quando arriveranno le montagne. Indubbiamente la sensazione che si evince dopo la tappa più lunga (258 km), è che ormai il termine trasferimento non sia più calzante. Vero, le medie non sono state indimenticabili, ma va anche detto che in un Giro come questo, corso sempre in tensione, c'è per i big lo stress mentale non indifferente nel dover stare sempre concentrati nelle prime 20/30 posizioni, tanto per non correre rischi. Nessuna incertezza invece per 'Purito' Rodriguez, che mantiene la maglia rosa ed aumenta il margine su un rivale. "Ho lavorato tantissimo per le salite lunghe - fa un discorso generale lo spagnolo -. Lo scorso anno ho finito al quinto posto, quest'anno penso di poter fare benissimo, la squadra starà bene e sarà una battaglia con Lampre e Liquigas, che sono assieme all'Astana le squadre più forti".
TEAM SKY, FIATO SPRECATO - Quando va via da copione la fuga di giornata, sono le squadre dei velocisti a lavorare. Cliché rispettato anche nella gestione della gara. Se il giorno prima, con 'Purito' favorito era stata la Katusha a tenere sotto controllo la situazione, stavolta è il Team Sky di Cavendish - a posteriori fiato sprecato - a non dare troppo spazio all'azione di Kaisen (Lotto), Delage (FDJ), Saez (Euskaltel), Denifl (Vacansoleil) e del nostro Boaro (Saxo Bank), che sfrutta le sue qualità di passista contribuendo al tenere vita più a lungo possibile la fuga, della quale egli stesso è l'ultimo solitario interprete. Azione senza oggettive speranze, ma portata avanti con grande classe.
L'ACUTO DI FERRARI - Ripresa la fuga dei cinque, la discesa verso l'arrivo viene interpretata in maniera aggressiva da Selvaggi, Visconti, Gatto, mentre dietro molti velocisti si chiamano fuori (su tutti Goss e Kristoff). Provano a guadagnare secondi anche uomini di classifica come Kreuziger e Scarponi. Tutto inutile però, il Team Sky tiene in pugno la situazione. Poi però la doppia curva, l'incertezza di Cavendish e l'acuto di Ferrari. "E' il giorno più bello della mia vita. Vincere una tappa al Giro d'Italia è grandioso, volevo riscattare le prime tappe, avevo una buona condizione e l'ho sfruttata alla grande". In vincitore torna anche sull'episodio di Horsens: "Ne abbiamo parlato il giorno dopo con Cavendish, mi ha detto che avrei dovuto lasciare la corsa. Poi non ho fatto la volata in Emilia Romagna per fargli capire che quanto successo era stato tutto involontario e che mi sono preparato talmente a puntino per questo Giro che mi sarebbe dispiaciuto troppo lasciare". Ancora una una stilla di veleno nella replica di Cavendish: "Complimenti a Ferrari, ma è fortunato a non essere stato squalificato"
ORDINE D'ARRIVO DELLA ASSISI-MONTECATINI
1. Roberto Ferrari (Ita, Androni) in 6h49'05"
2. Francesco Chicchi (Ita, Omega) s.t.
3. Tomas Vaitkus (Ltu, Orica) s.t.
4. Mark Cavendish (Gbr) s.t.
5. Manuel Belletti (Ita) s.t.
6. Giacomo Nizzolo (Ita) s.t.
7. Daniel Schorn (Aut) s.t.
8. Arnaud Demare (Fra) s.t.
9. Danilo Wyss (Sui) s.t.
10. Geoffrey Soupe (Fra) s.t.
43. Joaquin Rodriguez Oliver (Esp) s.t.
55. Michele Scarponi (Ita) s.t.
56. Roman Kreuziger (Cze) s.t.
68. Domenico Pozzovivo (Ita) s.t.
71. Ivan Basso (Ita) s.t.
95. Frank Schleck (Lux) a 00'45"
CLASSIFICA GENERALE
1. Joaquin Rodriguez Oliver (Esp, Katusha) in 47h16'39"
2. Ryder Hesjedal (Can, Garmin) a 00'17"
3. Paolo Tiralongo (Ita, Astana) a 00'32"
4. Roman Kreuziger (Cze) a 00'52"
5. Benat Intxausti Elorruaga (Esp) s.t.
6. Ivan Basso (Ita) a 00'57"
7. Damiano Caruso (Ita) a 01'02"
8. Dario Cataldo (Ita) a 01'03"
9. Eros Capecchi (Ita) a 01'09"
10. Rigoberto Uran Uran (Col) a 01'10"
11. Michele Scarponi (Ita) a 01'11"
12. Domenico Pozzovivo (Ita) a 01'12"
14. Damiano Cunego (Ita) a 01'37"
21. Giovanni Visconti (Ita) a 02'06"
22. Marco Pinotti (Ita) a 02'09"
23. Frank Schleck (Lux) a 02'11"