FORSE c'è qualcosa nell'aria. O nell'acqua, visto che si parla di nuoto. O più semplicemente, c'è la crescita di un movimento che in quasi dieci anni è passata dalle sei medaglie vinte agli Europei di Rejkjavik nel 2009 ai 74 metalli conquistati alla manifestazione europea di Dublino, in Irlanda. In questo lasso di tempo, tra i nuotatori paralimpici azzurri, c'è sempre stato un punto riferimento: Cecilia Camellini, atleta non vedente classe 1992, che è stata campionessa europea, mondiale e paralimpica.
Con tre medaglie al collo (argento 100m dorso e 400m stile e bronzo 100 m dorso), Cecilia smette con la vasca per mettersi a disposizione della nazionale. Lo farà in veste di psicologa, come ha scritto nelle righe a cui affida il saluto al nuoto paralimpico azzurro.
"Il nuoto paralimpico mi ha offerto una possibilità concreta di condividere con molte persone forti emozioni, dimostrando che il bello della vita sta nel conoscere se stessi e gli altri, cercando il confronto e scoprendo che dietro quelli che noi chiamiamo limiti ci sono grandi risorse". Limiti che tutto il movimento azzurro ha saputo sgretolare al ritmo di bracciate e allenamenti, sempre più intensi.
"Lascio la Nazionale, ma non abbandono lo sport, perché quello è il mio stile di vita. Tutta la passione e l'impegno che ho sempre messo in acqua, ora li metto a disposizione degli altri, nel mio futuro lavoro di psicologa. Uno dei miei obiettivi è sempre stato quello di far conoscere la disabilità, invitando a sperimentare l'apertura alla diversità in un senso più generale, diversità che ci porta fuori dai nostri schemi convenzionali, che può farci paura, ma anche creare nuove strade per crescere".
Un modo speciale, quello di Cecilia, di salutare la squadra, che ha portato a casa un risultato storico che è il frutto di un progetto che ha iniziato a prendere forma proprio nel 2009 e che ha portato le due federazioni di nuoto a sfruttare uno spazio condiviso, quello del polo di Ostia, per dimostrare che nel nuoto italiano, ora, la corsia è una per tutti, e porta dritta ad un nuovo capitolo.
Le medaglie di Dublino 2018:
29 oro
23 argento
22 bronzo
Per altre informazioni su sport e disabilità: OSO - Ogni sport oltre
Con tre medaglie al collo (argento 100m dorso e 400m stile e bronzo 100 m dorso), Cecilia smette con la vasca per mettersi a disposizione della nazionale. Lo farà in veste di psicologa, come ha scritto nelle righe a cui affida il saluto al nuoto paralimpico azzurro.
"Il nuoto paralimpico mi ha offerto una possibilità concreta di condividere con molte persone forti emozioni, dimostrando che il bello della vita sta nel conoscere se stessi e gli altri, cercando il confronto e scoprendo che dietro quelli che noi chiamiamo limiti ci sono grandi risorse". Limiti che tutto il movimento azzurro ha saputo sgretolare al ritmo di bracciate e allenamenti, sempre più intensi.
"Lascio la Nazionale, ma non abbandono lo sport, perché quello è il mio stile di vita. Tutta la passione e l'impegno che ho sempre messo in acqua, ora li metto a disposizione degli altri, nel mio futuro lavoro di psicologa. Uno dei miei obiettivi è sempre stato quello di far conoscere la disabilità, invitando a sperimentare l'apertura alla diversità in un senso più generale, diversità che ci porta fuori dai nostri schemi convenzionali, che può farci paura, ma anche creare nuove strade per crescere".
Un modo speciale, quello di Cecilia, di salutare la squadra, che ha portato a casa un risultato storico che è il frutto di un progetto che ha iniziato a prendere forma proprio nel 2009 e che ha portato le due federazioni di nuoto a sfruttare uno spazio condiviso, quello del polo di Ostia, per dimostrare che nel nuoto italiano, ora, la corsia è una per tutti, e porta dritta ad un nuovo capitolo.
Le medaglie di Dublino 2018:
29 oro
23 argento
22 bronzo
Per altre informazioni su sport e disabilità: OSO - Ogni sport oltre